estratto da Bresciaoggi, 19 agosto 2014

 

TREDICI, IL VESCOVO DI TUTTI

Il 19 agosto 1964 morì monsignor Giacinto, vescovo di Brescia da trentuno anni: durante la guerra la sua casa si era aperta a bresciani di ogni ceto

 

 

 

Era la sera del 19 agosto 1964, esattamente cinquant'anni fa, quando il buono e mite monsignor Giacinto Tredici, vescovo di Brescia da trentun anni, dopo una vita spesa per il bene della sua gente, «s'addormentò nel Signore». Accanto a lui, come sempre, c'era monsignor Angelo Pietrobelli, suo segretario e «longa manu» della sua straordinaria carità.
LE CAMPANE della città suonarono a lutto e il Vescovado - «la casa del Vescovo, che durante la guerra fu la sola casa appartenente a tutti, ma proprio a tutti», come scrisse Padre Giulio Bevilacqua - divenne meta incessante di prelati, monsignori, preti, autorità e, soprattutto, di umilissima gente, il popolo che lui aveva beneficato e ricolmato di attenzioni.
Il 22 agosto, dopo le solenni esequie celebrate alla presenza di una grande folla, monsignor Giacinto venne sepolto nella «sua» Cattedrale. Papa Paolo VI trasmettendo il suo cordoglio alla Diocesi («a noi dilettissima», scrisse nel telegramma) definì il vescovo Giacinto «padre amoroso, pastore vigile, modello di elette virtù».
Per padre Bevilacqua «la vita di quel vescovo non fu che dono: dono di sé, dono della sua anima, del suo tempo, del suo spazio…». Per monsignor Luigi Fossati, illuminato storico della Diocesi, «trent'anni di saggio governo e dedizione incondizionata alla Chiesa bresciana in momenti carichi di difficoltà e ricchi di storiche e spesso dolorose vicende fanno di monsignor Tredici una delle più nobili figure nella lunga serie dei vescovi bresciani».
MONSIGNOR Giacinto Tredici (nato a Milano il 23 maggio 1880, ordinato presbitero nel 1902, filosofo e teologo, insegnante in Seminario, parroco all'ombra della Madonnina e poi, chiamato dal cardinale Schuster, Vicario generale della Diocesi fino al momento della sua nomina a vescovo di Brescia), fu vescovo di Brescia per trentun anni (nominato da Papa Pio XI il 23 dicembre 1933, consacrato il 6 gennaio 1934 nel Duomo di Milano, fece il suo ingresso in Diocesi il 3 febbraio 1934) fu da tutti considerato l'uomo della provvidenza, il pastore buono e caritatevole, il prete mite e pensoso, però mai disposto a rinunciare a lottare per il bene della sua gente. Monsignor Giacinto caratterizzò il suo episcopato con tre visite pastorali. Nella prima, durata dal 1934 al 1940, visitò ogni si gola parrocchia viaggiando per mulattiere e strade ancora impraticabili a dorso di mulo; nella seconda, durata dal 1943 al 1950, portò il suo conforto alle popolazioni devastate dalla guerra e dal regime spingendole a farsi carico della ricostruzione materiale e morale; nella terza, durata dal 1954 al 1962, anticipando il vento del Concilio, andò a verificare gli impegni e a spiegare il senso dell'essere parrocchia-comunità.
Durante gli anni bui del fascismo, monsignor Tredici si oppose all'assurdità del regime con la sua autorevolezza e la forza del Vangelo; durante la guerra trasformò l'Episcopio in un centro di aiuto, di cura e di assistenza; dopo l'otto settembre 1943 ampliò la generosità fino al punto di trasformare la sua residenza in un rifugio sicuro per perseguitati e sbandati; poi, fino alla Liberazione, assicurò il collegamento tra famiglie e reduci, con gli internati nei campi di concentramento nazista, con i poveri e i disperati, con la gioventù alla quale gli eventi avevano sottratto qualsiasi speranza, con gli ammalati sparsi nei vari ospedali per i quali aveva attenzioni e premure quotidiane. Alla fine della guerra si adoperò in ogni modo per favorire la rappacificazione tra le persone, per dare il via alla ricostruzione di case, chiese, scuole e fabbriche distrutte dai bombardamenti, per assicurare alla nuova classe dirigente il suo sostegno e la sua benedizione.
«SENZA L'AIUTO del vescovo monsignor Tredici - disse il Sindaco Bruno Boni ricordando la sua opera e il suo impegno ai giovani - non saremmo andati da nessuna parte. Infatti, senza mai apparire e senza mai imporre il suo punto di vista, quel nobile e mite vescovo, seppe indicarci la strada migliore da percorrere e, soprattutto, i modi con cui affrontare il grande tema della ricostruzione di coscienze troppo a lungo offese dalla dittatura, dall'odio e dalla guerra". All'inizio degli anni cinquanta, in occasione dell'inaugurazione del nuovo Ospedale Civile, monsignor Tredici, dopo aver dettato una sublime lezione sulla "carità che diventa pane, speranza e misericordia, definì le linee della buona assistenza ospedaliera: "Considerare il malato fratello e amico, vedere la malattia come una prova da vincere insieme, avere il coraggio di stare dalla parte del sofferente, fare anche l'impossibile perché la luce della speranza non debba mai spegnersi, accompagnare la sofferenza con gesti, cure e, soprattutto, con parole in grado di illuminare la mente e i passi che si debbono compiere. Solo così - aggiunse - daremo un senso compiuto alla nuova struttura di ricovero e cura, all'essere Chiesa, al vivere pienamente la comunità cristiana". Alle suore Ancelle della Carità destinate all'Ospedale, monsignor Tredici impose di "essere sempre testimoni della bontà di Cristo"; ai dirigenti raccomandò di avere "pietà e umanità" verso chiunque; al sindaco Boni, che lo affiancava nella cerimonia inaugurale, chiese di fare tutto il possibile per far crescere la "buona pianta di un volontariato generoso e pronto a caricarsi del peso della sofferenza".
MONSIGNOR Giacinto Tredici introdusse nel quotidiano della Diocesi i "Piccoli Sinodi" (riunioni diocesane e vicariali dedicate ai problemi pastorali emergenti), incentivò la pratica degli esercizi spirituali e dei ritiri per il clero e per i militanti dell'Azione Cattolica, promosse le "missioni cittadine" (nel 1934, nel 1952 e nel 1958), appoggiò incondizionatamente i "congressi" eucaristici (nel 1938, insieme a monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Papa, partecipò all'internazionale ospitato a Budapest) e mariani. Durante il suo episcopato il vescovo Tredici salutò la beatificazione (26 maggio 1940) e poi la canonizzazione (12 giugno 1954) di Maria Crocifissa Di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità; vide concretizzarsi la canonizzazione di Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa (1950) e le beatificazioni di frate Innocenzo da Berzo, di Teresa Eustochio Verzeri e di Maddalena di Canossa; introdusse i processi canonici, anticamera della santità, di padre Piamarta, di madre Cocchetti, delle sorelle Girelli, di Giuseppe Tovini, di don Arcangelo Tadini, di don Bosio e di monsignor Mosè Tovini.
IN TRENTUN ANNI di episcopato monsignor Giacinto firmò ben venticinque lettere pastorali, ognuna legata al suo tempo, tutte protese a far comprendere alla gente la grandezza del Vangelo («sono scritti - annotò il cardinal Montini nella prefazione del volume che le raccoglieva - che non si presentano nella maestà della teoria e della cattedra, ma che si offrono nella semplicità propria della scuola pastorale»), creò una trentina di nuove parrocchie, costruì palazzo San Paolo (dando casa sicura all'Azione Cattolica), collaborò attivamente e proficuamente alla nascita dei nuovi villaggi immaginati e costruiti da padre Marcolini, fondò in Burundi la missione bresciana di Kiremba, inviò i primi missionari «fidei donum», appoggiò opere assistenziali e benefiche, riordinò il collegio Arici e preparò l'avvento dell'Università Cattolica, rafforzò i sindacati di ispirazione cattolica, aiutò le Acli e altre associazioni ispirate dalla dottrina sociale della Chiesa a crescere e a diffondersi, favorì il rilancio delle editrici cattoliche bresciane e, soprattutto, non smise mai di stare accanto e dalla parte della gente.
Oggi, giorno anniversario della sua morte, non sono previste celebrazioni particolari. Invece, si farà solenne memoria del vescovo Tredici durante l'annuale convegno del clero, già programmato nei primi giorni di settembre. In quell'ambito il vescovo Monari presiederà la celebrazione di suffragio e monsignor Gabriele Filippini, rettore del Seminario, detterà la commemorazione.

 

Luciano Costa

 

 

Maurilio Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia 2009, pag. 451, € 20

 

Giacinto Tredici, vescovo di Brescia in anni difficili

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Maurilio Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia 2009, pag. 451, € 20