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Hitler: "Ora ho ancora un incarico
particolare per lei, Wolff, che io, a motivo della sua importanza
mondiale, voglio darle personalmente. Le impongo l'obbligo di non parlare
ad alcuno, prima che io glielo permetta, ad esclusione del comandante
supremo delle SS (Himmlerl) che ho già messo al corrente. Mi ha
capito?".
Wolff: "Agli ordini mio Fuhrer!
Hitler: "Desidero che lei, con le sue truppe, nel quadro delle
reazioni tedesche contro questo inaudito "tradimento Badoglio",
occupi, il più presto possibile, il Vaticano e la Città del Vaticano;
metta al sicuro gli archivi ed i tesori d'arte che hanno un valore unico
al mondo, e trasferisca al Nord papa Pio XII, insieme alla curia "per
sua protezione", affinché egli non possa cadere nelle mani degli
alleati e subire le loro pressioni e l'influenza politica. Secondo gli
sviluppi politici e militari farò sistemare il papa possibilmente in
Germania o nel neutrale Liechtenstein. Quanto tempo le occorre per poter
eseguire questa operazione il più presto possibile?".
Wolff:I (sforzandosi anzitutto di guadagnare tempo):
" Francamente non posso dare una risposta immediata a questa domanda,
mio Fuhrer. Le mie unità delle SS e di polizia, per la maggior parte,
stanno ancora entrando in Italia. Presentemente, mi sto dando da fare per
formare dal nulla truppe di rinforzi, e cioè unità ausiliarie volontarie
dai gruppi etnici alto-altesini, come pure da italiani conservatisi
fascisti; ma nonostante la massima energia, tutto ha bisogno di un certo
tempo. Quale termine mi può accordare per l'adempimento del suo
incarico?".
Hitler: (con una faccia che denota un certo disappunto):
" In questo caso non mi resta che pazientare finché lei non abbia
terminato i preparativi. Non posso, in questo momento, togliere unità
dell'esercito dal fronte meridionale. Poi preferisco fare assegnamento sui
miei nuclei di SS. Quanto tempo pensa che le sarà necessario per la
preparazione del piano?".
Wolff: Mi permetto di farle notare che per l'esecuzione accurata
del suo ordine devo poter disporre di un numero minimo di esperti che
siano padroni non solo della lingua italiana e delle principali lingue
straniere, ma anche del latino e del greco. Altrimenti mi sarà
impossibile mettere al sicuro i documenti contenuti negli archivi
vaticani. Questi specialisti qualificati, purtroppo, mancano attualmente
in Germania e li dovrò quindi cercare, in gran parte, nel gruppo
alto-atesino. Calcolo, perciò, che per questa operazione mi occorreranno
dalle quattro alle sei settimane, forse anche un po' di più ".
Hitler: (impaziente): " Mi sembra troppo! Acceleri i
preparativi assolutamente necessari per quanto è possibile e mi informi
personalmente a quattr'occhi - ogni due settimane circa - sui progressi ed
il punto della situazione. Avrei preferito attaccare e sgomberare il
Vaticano subito".
Il generale tornò da Hitler all'inizio di dicembre
per riferirgli che il piano era pronto. L'incontro con il Fuhrer si
sarebbe svolto alla " Tana del Lupo " (Wolfschanze), il quartier
generale di Hitler nella Prussia Orientale.
Il colloquio con Hitler si sarebbe svolto come segue (sempre secondo la
dichiarazione di Wolff):
Wolff: " Mio Fuhrer, le comunico la
conclusione della mia preparazione per l'esecuzione del suo ordine segreto
contro il Vaticano. Mi è permesso di fare ancora, brevemente, alcune
osservazioni sull'attuale situazione in Italia, prima che lei dia il suo
ordine definitivo? ".
Hitler: " Si, prego".
Wolff: "Il duce è caduto il 25 luglio di quest'anno, senza
che un singolo fascista abbia sacrificato la sua vita in sua difesa;
secondo i miei accertamenti, fatti nel frattempo, nell'Italia centrale e
settentrionale da noi occupata, da allora il 5% o al massimo il 10% della
popolazione è fascista di nome, compresi i loro familiari. Solo una
piccola percentuale di idealisti è oggi ancora disposta a combattere per
il duce. La massa degli italiani, dopo la mancanza di ulteriori
vittorie-lampo tedesche, è estremamente stanca di guerra, in particolare
da quando la guerra d'Africa è stata portata nella madrepatria italiana.
E vero che lo stato d'animo della popolazione italiana non è direttamente
ostile ai tedeschi, ma, in conseguenza dell'ininterrotta crescente
distruzione sul suolo italiano ed anche delle perdite nella popolazione
civile, ci si guarda con risentimento come coloro che in modo sgradito
prolungano la guerra. L'unica autorità rimasta incontestata in Italia è
attualmente quella della Chiesa cattolica, saldamente strutturata che,
indirettamente, attraverso le donne italiane molto devote, esercita
un'influenza che non è da sottovalutarsi, persino sui meriti, fratelli e
figli che non sono favorevolmente disposti verso la Chiesa. Quando ho
saputo questo, - ogni qualvolta se ne offriva l'occasione - per lo più
richieste di grazia dell'alto clero a favore di italiani condannati o
arrestati, ho subito stabilito, con la mia cortesia, dei buoni contatti
con alti dignitari ecclesiastici, anche in Vaticano, e che, infine,
culminarono nella mia proposta: "Io proteggo le vostre istituzioni
ecclesiastiche, la vostra autorità di fronte al popolo italiano ed alle
forze di occupazione, le vostre proprietà e la vostra vita, e voi agite
nel vostro campo per favorire l'obbedienza verso le autorità
tedesche". Mio Fuhrer! Questa politica della mano leggera e della
ragione, nei tre mesi della mia attività, svoltasi finora in Italia,
grazie all'appoggio discreto del clero, ha già dato frutti abbondanti.
Devo ammettere che, senza questa cooperazione della Chiesa, che ha tenuto
tranquille le masse popolari, io non avrei potuto svolgere il mio compito
con successo, poiché le scarse unità delle SS e della polizia messe a
mia disposizione bastano a stento per assicurare i rifornimenti necessari
per il fronte meridionale, impegnato in duri combattimenti, sul lungo
tratto che si snoda per due terzi dell'Italia, davanti ai costanti,
crescenti atti di sabotaggio da parte di numerosi partigiani.
" Come già le ho reso noto in diversi miei rapporti quindicinali, ho
da fare in questo, non soltanto con i 39.000 prigionieri di guerra
jugoslavi, che sono evasi dai campi di prigionia lasciati insorvegliati
dagli italiani e sono andati sulle montagne, ma anche con truppe scelte
regolari di bersaglieri e di alpini del regio esercito italiano, che non
vollero accettare d'essere prigioniere dei tedeschi. A questo si
aggiungono ancora, ovunque, unità partigiane socialiste e comuniste in
gruppi regionali e compatti; complessivamente, al momento attuale, dai
150.000 a 200.000 uomini circa, che io posso tenere a bada soltanto a
fatica.
"Per di più il comandante in capo delle SS del Reich, in conseguenza
della difficile situazione bellica, non può trasferire in Italia, entro
un termine prevedibile, rinforzi delle SS o della polizia e le mie nuove
formazioni improvvisate non sono ancora pronte all'azione; io, sono, è
vero, in base alle forze, in grado di eseguire il suo "ordine
Vaticano" fulmineamente con successo, mio Fuhrer, ma non sono in
grado, dopo di ciò, con le mie forze insufficienti, di costringere
stabilmente alla calma la popolazione italiana che reagirà, sicuramente,
con indignazione contro la nostra mossa, e di garantire al feldmaresciallo
Kesselring i rifornimenti dei quali ha bisogno. Dagli accertamenti
frattanto compiuti, devo, in tal caso, prevedere grossi scioperi e
dimostrazioni di massa, che potrò reprimere con la forza delle armi, ma
che porteranno poi alla paralisi dell'industria bellica e della produzione
in genere per noi tanto importanti, modificando con ciò a nostro sfavore
la situazione generale in Italia. Se lei, invece, rinuncia all'esecuzione
del suo "piano Vaticano", le posso - anche con le sole forze
attualmente a mia disposizione - garantire tranquillità e ordine nei
territori che si trovano alle spalle del nostro esercito in Italia,
purché lei mi permetta di intervenire con forza e decisione là dove è
assolutamente necessario per salvare la nostra faccia e mi conceda in
tutto il resto, tacitamente, il permesso di continuare possibilmente la
mia politica della mano leggera in Italia, che, in fin dei conti, dopo la
reintegrazione del duce, è di nuovo un paese a noi alleato".
Hitler: (il quale inizialmente aveva ascoltato il mio rapporto con
la fronte corrugata e con evidente disapprovazione, poi, invece, con
interesse e con un certo sollievo): "La ringrazio Wolff per il suo
rapporto obiettivo. Questi particolari mi riescono, in gran parte, nuovi e
richiedono perciò un'accurata valutazione del pro e del contro. Che cosa
consiglierebbe lei, come esperto della questione italiana?".
Wolff: "Rinuncerei all'esecuzione del "progetto
Vaticano", nato da una comprensibile irritazione per il tradimento
Badoglio, e sceglierei perciò la seconda, positiva soluzione. A mio
giudizio, un'occupazione del Vaticano e la deportazione del papa,
porterebbero ad una reazione estremamente negativa per noi, da parte sia
dei cattolici tedeschi in patria ed al fronte, come di tutti i cattolici
nel resto del mondo e negli Stati neutrali: reazioni che non sarebbero in
alcun rapporto con il transitorio vantaggio dell'eliminazione del Vaticano
dalla politica e del bottino degli archivi vaticani e dei tesori d'arte.
In ciò si dovrebbe anche tener presente che, presumibilmente, nel futuro,
potremmo, forse, servirci a nostro vantaggio delle autorevoli relazioni
che l'attuale papa ha in tutto il mondo, se noi, contrariamente alle sue
aspettative, non sfruttiamo il suo attuale stato di emergenza, ma
accondiscendiamo, invece, persino ai suoi desideri occasionali e,
possibilmente, gli siamo di aiuto. Mio Fuhrer, la prego con la massima
devozione, mi conceda la fiducia che io risolva positivamente l'attuale
problema vaticano a modo mio. Il risultato mi darà ragione e la libererà
dalle sue preoccupazioni per i rifornimenti e per la tranquillità e la
sicurezza nel teatro di guerra italiana".
Hitler: (sorridente): "Va bene, Wolff, faccia ciò che lei
ritiene opportuno come esperto della questione italiana, ma non dimentichi
che dovrò ritenerla responsabile, qualora lei non potesse realizzare la
sua promessa di "garanzia" ottimistica. Buona fortuna, Wolff!
".
Wolff: "Devotissimo grazie, mio Fuhrer".
Un secondo teste a favore di Wolff si chiama Franz
Spoegler, nel 1943 Oberstuermfuehrer (tenente) delle Waffen SS; costui era
all'epoca ufficiale di collegamento tra Mussolini con la sua
scricchiolante Repubblica di Salò da una parte e l'ambasciatore Rahn e il
generale Wolff dall'altra. Spoegler ha raccontato (cfr. Alto Adige, 2 e 3
giugno 1973) che l'atteggiamento temporeggiatore di Wolff rispetto all'Aktion
Papst aveva suscitato dei sospetti nelle alte sfere naziste e che Himmler
aveva deciso di far spiare Wolff per scoprire se dietro le sue
tergiversazioni si nascondesse del sabotaggio. Fu scelto a tale scopo un
capitano delle SS di nome Weisse che si recò in Italia e individuò in
Spoegler, allora intercettatore telefonico a Verona, quartier generale
nazista in Italia, la persona adatta. Weisse faticò non poco a convincere
che l'uomo da sorvegliare era nientemeno che Wolff, numero uno in Italia;
è proprio in tale contesto che Weisse gli confidò che “il Fuhrer
doveva prendere sotto la sua protezione il Papa e i cardinali”. “Innanzitutto
spiegò Weisse, cui probabilmente Himmler aveva parlato dell'insano
progetto, all'incredulo Spoegler agli occhi del mondo apparirà che Pio
XII ha scelto liberamente la sede provvisoria del Liechtenstein, per
allontanarsi dal teatro della guerra. E poi lei pensa che russi, americani
od inglesi tollererebbero all'interno delle zone da loro controllate
l'esistenza palese ed indisturbata di un covo di cospirazione?”. Qualche
tempo dopo, verso il dicembre 1943 cioè proprio quando Wolff era riuscito
a far recedere Hitler dal suo pazzesco progetto Spoegler ricorda di aver
intercettato una telefonata fra Wolff ed un colonnello delle SS in cui
quest'ultimo disse: “Meno male che quella brutta faccenda di Roma è
rientrata”. Spoegler non comunicò a Berlino il compromettente
colloquio. Wolff e Spoegler si incontrarono dopo la guerra ed il generale
confidò all'ex tenente sudtirolese che sapeva di essere sotto controllo e
che aveva tremato non poco quando l'incauto colonnello si era espresso in
quei termini.
(tratto da http://fbertoldi.free.fr/culturanuova/storia/testi/3.nazi_rapire_Pio_XII.php,
consultato nel 2008, poi rimosso da internet ).
Diversi storici negano l'attendibilità di questa
versione e ritengono che Hitler non abbia mai ordinato il rapimento di Pio
XII.
Giorgio Angelozzi Gariboldi riporta al proposito due interessanti
documenti (op. cit. pag. 220 e 221).
Il primo è un passo di una lettera del 6 giugno
1983 di Eugen Dollmann, rappresentante fiduciario di Himmler in Italia,
indirizzata allo stesso Angelozzi Gariboldi:
"Non ho mai saputo, non ho mai creduto a
questo piano... Il "generale" Wolff non mi ha mai detto nulla al
riguardo... Wolff ha sempre sostenuto la tesi che almeno Himmler aveva
l'intenzione, in certe circostanze, di sequestrare il papa e di
trasportarlo in Germania come ostaggio, insieme con le personalità più
importanti del Vaticano. "
Il secondo è un passo di una lettera del 1 giugno 1983 del dott. Eitel
Moellhausen, stretto collaboratore dell'ambasciatore del Terzo Reich in
Italia (Rahn) dal1943 al 1944, indirizzata sempre allo stesso Angelozzi
Gariboldi:
" E difficile dire se il colloquio fra Wolff e
il Fuhrer abbia avuto luogo e tanto meno stabilire il suo contenuto.
Bisogna tener presente che Wolff oggi (nel 1983, ndr) ha 83 anni e che la
memoria lo può tradire e non bisogna neppure sottostimare il suo
desiderio di passare alla storia come uomo "ragionevole e
disponibile", "malgrado la divisa che indossava".
Personalmente posso testimoniare che nel periodo nel quale ho visto
operare Wolff, l'ho sempre visto propenso a gettare acqua sul fuoco,
desideroso di arrangiare le cose piuttosto che inasprirle... Non posso
essere d'accordo con lei sulla supposizione che Hitler avrebbe affidato
l'operazione in segreto alle SS, senza sentire il parere di nessun'altra
istanza. Hitler non era Gengis Khan: aveva bisogno dei suoi generali della
Wehrmacht, dei suoi ministri, dell'opinione pubblica, dei suoi
ambasciatori. Quindi una faccenda del genere, Hitler non l'avrebbe mai
attuata senza sentire almeno il parere del ministro degli Esteri, del
plenipotenziario del Terzo Reich in Italia (Rahn), del feldmaresciallo
Kesselring, responsabile dell'intero fronte Sud. Oltre che di Wolff,
s'intende... Il punto che mi lascia più perplesso, invece, è un altro e,
precisamente, che non credo che la "deportazione del papa"
potesse essere un problema da discutere tra il Fuhrer ed un suo generale,
foss'anche un fedelissimo SS... Penso che con un po' di buon senso, non si
possa dare a questo "supposto colloquio" un valore eccessivo o
comunque di documentazione storica. Sono sempre stato convinto che un atto
così grave ed una "sciocchezza", come quella di deportare il
papa, il Terzo Reich non l'avrebbe mai commessa, tanto meno in un momento
in cui la guerra era già virtualmente persa."
All' opposto, Andrea Tornielli scrive:
"In una lettera riservatissima inviata nel
settembre 1944 dal federale fascista di Como Paolo Porta al federale
fascista di Milano, Vincenzo Costa, si accenna al piano che poi i tedeschi
non furono in grado di attuare. "In tutta l'Italia non
occupata", scrive Porta, "vennero aumentati i massacri, le
deportazioni, le torture agli israeliti, gli incendi alle sinagoghe, le
profanazioni di cimiteri. Ciò, oltre che rientrare nel normale programma
di distruzione del potere israelita, tendeva a provocare il Papa e la
Chiesa cattolica al fine di farli intervenire direttamente in difesa degli
Ebrei". "Gli elementi germanici dei reparti dell'8° Divisione
di Cavalleria "Florian Geyer" delle SS sarebbero stati vestiti
con uniformi italiane catturate l'8 settembre, armati di armi italiane e
quindi lanciati di notte contro la Città del Vaticano come se fossero dei
partigiani decisi a liberare il Papa, ma nel contempo essi avrebbero
cominciato il massacro del clero. Subito sarebbero intervenuti i reparti
già pronti e portati dal fronte della "Panzerdivision Hermann Goring"
e paracadutisti che avrebbero ammazzato fino all'ultimo le SS camuffate da
italiani; per far perdere le testimonianze poi avrebbero terminato il
massacro. Se poi il Papa si fosse miracolosamente salvato sarebbe stato
deportato in Germania per... salvarlo".
Il piano, sempre secondo il federale Porta, era denominato "Rabat-Fohn",
era stato messo a punto da Himmler ed era stato passato agli ufficiali del
comando di via Tasso per l'attuazione. La fonte di Porta era "un
intimo amico", capo di Stato Maggiore delle SS, con tutta
probabilità il generale Hans Leyers, che aveva un'amante proprio sul lago
di Como." (Tornielli 2001, pag. 304)
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