prof. Luigi Gedda (1902-2000)

profilo di Gedda medico

a cura di Maurilio Lovatti

 

 

 

 

Gedda è comunque qualcuno almeno nella propria professione?
Fino a pochi anni fa, chiunque sarebbe stato seriamente imbarazzato a rispondere a una domanda del genere. Tutti sapevano che Gedda, come un'infinità di medici, è libero docente di Università. Ma tutti avrebbero giurato che non esercitava e soprattutto che non aveva tempo da dedicare agli studi e alle ricerche scientifiche. Quand'ecco, nel 1951, quasi contemporaneamente alla rivelazione del Gedda politico, venire in primo piano quella del Gedda scienziato, autore di un voluminosissimo quanto lussuoso volume presentato dal prof. Cesare Frugoni, dal titolo: Studio dei Gemelli (Orizzonte Medico, Roma 1951, p. 1381)
La prefazione del Frugoni, anche se breve e generica, sembrava piuttosto generosa. Vi si definiva l'opera "saldamente ancorata a tutta la bibliografia mondiale sull'argomento, e materiata della più larga esperienza professionale"; si ammirava nel volume "una miniera di notizie" e si aggiungeva che, in attesa dei progressi della genetica medica, "l'opera del prof. Gedda rappresenta una preziosa anticipazione ed un catalizzatore, in quanto lo studio dei gemelli è certamente un metodo più adeguato per esplorare la genetica umana, che non può giovarsi del metodo sperimentale in uso presso la genetica animale"; infine, che il Gedda "ha bene meritato della scienza con l'opera originale, ponderosa e profonda che ho l'onore di presentare".
Quanto all'autore, egli tracciava brevemente, nell'introduzione la genesi del lavoro:


"Posso dire di aver incontrato lo studio dei gemelli in laboratorio circa dieci anni or sono, quando, nel corso di altre ricerche riguardanti il sistema ossidoriduttivo del glutatione ematico, mi accorsi che i gemelli, coeteris paribus, presentano un sorprendente parallelismo negli spostamenti quantitativi e qualitativi di questo sistema.
Le mie conoscenze scientifiche intorno ai gemelli erano allora piuttosto scarse. Nacque così il progetto di compilare un manuale... il quale, facendo il punto degli studi fin qui svolti, potesse fornire, a chi vuole contribuire a questa ricerca, quell'aggiornamento necessario e sufficiente di cui io stesso ho avvertito il bisogno alcuni anni or sono."

 

Un'abile propaganda portò il costoso volume, entro e fuori i confini d'Italia, sul tavolo di molti medici, ma soprattutto di molti profani i quali potessero favorirne in qualche modo la pubblicità (che, in effetti, non mancò). Ma non andò molto che si sparsero voci assai meno edificanti sull'origine dell'opera. Secondo tali voci, la compilatrice numero uno dello Studio sarebbe stata la dottoressa cecoslovacca Margherita Redeky, che Gedda aveva conosciuto a Roma in occasione d'un congresso di Pax Romana. Costei aveva ottenuto dal Governo di Praga una borsa di studio per Parigi, dove infatti risiedeva, quando i comunisti attuarono il loro colpo di mano in Cecoslovacchia. Costretta ormai a rinunciare alla propria patria, ella pensò di collaborare a qualche comunità di missionari in qualità di medico laico. In questo senso anzi avrebbe interessato Gedda perché l'aiutasse a realizzare il suo ideale. Gedda le propose invece di venire a stabilirsi a Roma ad aiutarlo nelle sue ricerche e sui gemelli, ed ella finì per acconsentire. Ospite dello stesso Gedda e della sorella di lui, si mise subito con eccezionale fervore alla compilazione dell'opera. Tanto fervore sarebbe stato alimentato soprattutto dal fascino, non più solo cerebrale o spirituale ormai, che Gedda esercitava su di lei. Invano però ella sperò che tale suo sentimento trovasse corrispondenza: sicché incominciò a reagire, quasi suo malgrado, con scatti di gelosia, specie nei riguardi d'una nuova segretaria di Gedda, che, a suo favore, aveva quel che a lei mancava: la bellezza. Ben presto le manifestazioni di gelosia, non approdando allo scopo, si sarebbero complicate con piccole pericolose vendette: come confidenze sui vari appartamenti acquistati da Gedda ai Parioli, sulle azioni da lui possedute al CIM, ecc. Per evitare il peggio e non essendo riuscito a convincerla con le buone, Gedda avrebbe ottenuto dalla polizia un "foglio di via obbligatorio" per la Redeky, che sarebbe stata infatti prelevata e accompagnata al confine francese (1950). In Francia l'attendeva il Bureau International dei medici di Lourdes: un incarico certo interessante, ma non per le condizioni d'animo in cui si trovava la dottoressa, la quale s'intestardiva invece a tempestare di richieste l'ambasciata italiana di Parigi per avere il visto di ritorno in Italia. Ma, naturalmente, invano.
A liberarla dal suo, diremo cosi, domicilio coatto, sarebbe stato l'avvocato Vittorino Veronese, non appena venuto a conoscenza della singolarissima vicenda. Messo a parte della cosa l'on. De Gasperi, questi non avrebbe tardato a sapere che l'allontanamento della Redeky era stato realizzato dall'assistente generale degli Uomini Cattolici mons. Fiorenzo Angelini, e dal questore di Roma col tacito appoggio del ministro Scelba; e avrebbe subito ridato libertà di rientro in Italia alla dottoressa. La quale poi sarebbe stata invitata a dare minuta relazione dei suoi rapporti con Gedda e dell'accaduto sia al Veronese che al presidente De Gasperi: non solo, ma avrebbe, anche presentato un'ampia relazione scritta e debitamente controfirmata a mons. Montini. A questo punto pero la Redeky dovette forse sentirsi atterrita al pensiero delle conseguenze che le sue deposizioni avrebbero potuto maturare per Gedda e si sottrasse alla lotta (nonostante che avesse tra l'altro saputo dell'avvenuta pubblicazione dello Studio dei Gemelli senza la minima menzione sulla sua fondamentale collaborazione) partendo come missionaria laica per il Siam.
Vere o no, o solo in parte, queste vicende, le abbiamo riferite più per dare l'idea della singolare atmosfera di voci che circonda Gedda che per nuocere alla sua fama di scienziato. Infatti, riteniamo che si possa difficilmente contestare quello che il giornalista Alberto M. Inglese ha scritto sul Quotidiano del 19 luglio del 1956 La Centrale dei Gemelli) e cioè che "il prof. Gedda è il principale studioso di genetica medica in Italia ed è stato il primo ad utilizzare e a valorizzare il metodo dei gemelli". Secondo i dati forniti allo stesso Inglese dall'Istituto Mendel, Gedda, dopo essersi dato, durante la guerra, ad appassionate ricerche sui gemelli, ottenne dapprima di aprire un "Centro per lo studio dei Gemelli" presso la clinica medica di Roma; poi fondò la Società Italiana Gemelli e ottenne dei turni di colonia estiva per soli gemelli da parte della Pontificia Commissione di Assistenza. A quegli stessi anni risale anche la scoperta della isoglutationemia nei gemelli M.Z. (identici). Dopo la pubblicazione dello Studio dei Gemelli, Gedda fondò la rivista Acta Geneticae Medicae et Gemellologiae (quadrimestrale, con pubblicazione di articoli nella lingua originale) e, con la prof. Gianferrari, la Società Italiana di Genetica Medica allo scopo di introdurre e di valorizzare tale corrente di studi, ancora ignorati dalla medicina ufficiale.
Ma la data più importante della carriera medica di Gedda doveva cadere nel settembre del 1953 quando fu inaugurato a Roma, presso piazza Galeno, su viale Regina Margherita, il suo modernissimo e attrezzatissimo Istituto Mendel, col primo Symposium Internazionale di Genetica Medica, presenti i più noti studiosi della materia, italiani ed esteri.
L'anno seguente, il ministro della Pubblica Istruzione includeva per la prima volta, fra le materie ammesse agli esami per la libera docenza, la genetica umana, chiamando a far parte della commissione esaminatrice la prof. Gianferrari e il prof. Gedda. Mentre, quasi contemporaneamente, le facoltà di Milano e di Palermo istituivano cattedre per l'insegnamento della Genetica.
Ultimo atto di rilievo: nel 1956. per onorare Gregorio Mendel nel 90° anniversario della formulazione delle sue leggi, Gedda ha curato la pubblicazione d'un superbo volume miscellaneo con scritti sulla genetica generale e sulla genetica medica.
Tutti questi sono dati di fatto, ci sembra, che lusingherebbero qualsiasi scienziato. Con essi, tuttavia, non si può ancora suggellare il capitolo su Gedda medico. Sarebbe infatti una notevole lacuna, non tanto il dimenticare ch'egli è, sin dalla fondazione, e ciò dal 1946, il presidente dell'AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani), quanto il non ricordare la parte notevole, anche se non facilmente precisabile, da lui avuta nel proporre e ottenere da Pio XII quei discorsi in materia medica che costituiscono indubbiamente una delle più originali e ragguardevoli prese di posizione del magistero pontificio degli ultimi decenni, e che Gedda opportunamente ha voluto raccogliere in due volumi, nel 1957, per conto della sua associazione. Nella prefazione alla precedente raccolta del 1954, egli scriveva:

 

"Tra i fenomeni spirituali più caratteristici del nostro tempo vi è il ritorno alla fede di larghe e significative correnti della cultura e della scienza. Mentre l'arte è ancora distratta, incomposta, ed il paganesimo, seminato dal materialismo, miete vittime fra il popolo, l'uomo che ha scelto come scopo della sua vita lo studio e la ricerca, sembra accorgersi che le sue scoperte e le sue costruzioni non hanno quel valore assoluto che la scienza ispirata dall'illuminismo vantò durante il XIX secolo, ma conducono a verità che richiedono di essere inquadrate in una visione del reale che valga ad integrarle, armonizzarle, difenderle, riducendo ad unità i problemi che scaturiscono dalle frammentarie verità raggiunte, su1 piano d'una assoluta e definitiva verità. Il travagliato e fecondo periodo dell'analisi chiede, per molti segni, di sboccare in un periodo altrettanto fecondo di sintesi; e quando questo problema s'imposta, anche se la summa vagheggiata parte dallo sperimentale ed è somma di cognizioni induttive, sbocca inevitabilmente in un pensiero filosofico che non tarda a diventare religione; e cioè concezione trascendente del mondo e della vita... Oggi la scienza chiede di credere.
Se ciò è vero e documentabile in molte zone del sapere lo è specialmente in quel settore delle scienze mediche che forse più di ogni altro aveva prevaricato..."

 

Parole, non c'è dubbio, esagerate, specie per quel che affermano sulla scienza che chiede di credere. Se mai v'è stato un tempo in cui la scienza è entrata in rivalità aperta e pericolosissima con la religione, a cui sembra addirittura minacciare di togliere le ultime fondamenta, è proprio il nostro, anche se è vero che proprio questo nostro stesso tempo, specie in occidente, ha ormai dimenticato le ingenue impostazioni antireligiose degli scienziati ottocenteschi. Comunque, la posizione assunta dalla Chiesa cattolica in più di un argomento medico è stata, in questi ultimi anni, aperta, serena ed ottimistica. E se Gedda vi ha influito almeno in parte, ciò costituisce certo un merito al suo attivo.



 

FONTE: Carlo Falconi, Gedda e l'Azione Cattolica, Parenti, Firenze 1958, pag. 248 - 255.

 

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