Intervista di Maurilio Lovatti a Edoardo Gianfagna sul libro Lettera ad un amico della Terra di Mezzo di Franco Manni 

 

 



Maurilio: Che impressioni hai tratto leggendo il libro?

Edoardo:L'impressione dominante è stata quella di un lavoro finalizzato a smantellare ogni tipo di pre-giudizio, ogni luogo comune e ogni schematismo mentale di tipo ideologico (nel senso negativo); la spregiudicatezza dell'autore si accompagna però ad una volontà determinata a esemplificare e riportare al quotidiano le tesi formulate, mettendole alla prova della vita esperita. Inoltre sono stato impressionato dal lavoro di sintesi e di integrazione compiuto anche su idee di altri autori apparentemente lontani, quali Croce, Freud, Tommaso, Wilde e Aristotele…Alla parte de-costruttiva del lavoro, si accompagna naturalmente un pensiero costruttivo, ma non freddo: piuttosto vissuto anche emotivamente, tuttavia non di "pancia"; è un "pensare la stessa vita emotiva".

Maurilio: La seconda parte, quella sul male, ti ha interessato di più?

Edoardo: Direi che è centrale, benché mi sia parsa anche la più difficile da accettare fino in fondo, poiché rimanda ad assunti forti (come, per esempio, che dal male non può venire che il male) che solo apparentemente sono scontati. L'autore ha tuttavia raggiunto il proprio obiettivo, poiché mi sono interrogato su questioni importanti. La materia inoltre è presentata comunque come una materia problematica, benché la chiarezza espositiva non si offuschi mai.

Maurilio: Passiamo alla terza parte, quella sulle virtù contemplative.

Edoardo: Anche in questa sezione credo che il carattere dominante sia la capacità dell'autore di trattare, attualizzandoli ed espandendoli, significati e temi che la tradizione filosofica sembrava avere sviscerato più che a sufficienza. Per interesse personale ricordo per esempio il passaggio in cui Manni fornisce una propria spiegazione del concetto di libertà personale nelle scelte (che non è, per lui, la libertà nell'indifferenza tipica dell'approccio deterministico); bene, ci devo riflettere ancora, ma non escludo che la formulazione dell'autore possa soppiantare o integrare quella definizione di libertà cui ero più affezionato (che è quella di Hume, per intenderci)… 

Maurilio: Hai già letto il Signore degli anelli di Tolkien?

Edoardo: Non conosco Tolkien, se non le recenti riduzioni e trasposizioni cinematografiche.

Maurilio: Proseguiamo col tema dell'amicizia.

Edoardo: E' davvero la parte che più mi ha appassionato, direi quasi commosso. L'individuazione delle quattro fasi, del passaggio dall'una all'altra, le dinamiche psicologiche che le contraddistinguono, non solo hanno un valore paradigmatico reale; ma devo dire che mi sono spessissimo riconosciuto nelle descrizioni della vita emotiva e di relazione che ci vengono presentate. Direi che la lettura di quelle pagine mi ha fatto venire voglia di vivere meglio, di diventare una persona migliore, e un amico migliore…C'è un passo, su un educatore che non sa essere esemplare (e amico) di fronte alle difficoltà di un ragazzo che fatica nelle relazioni con gli altri ("sii più socievole…"), e pertanto come educatore non sa essere egli stesso esempio di amicizia umana e socievolezza, che mi ha scosso…credo che sia un pensiero (e un sentire) alto, su cui ci si deve interrogare. 

Maurilio: Arriviamo all'ultima parte, quella sull'idealismo.

Edoardo: Mi sembra una sezione in cui è ben testimoniata la forza, l'attualità del pensiero di alcuni autori negletti o semi-negletti (come Croce e Aristotele) a fronte delle varie mode filosofiche praticate negli ultimi cinquant'anni. Manni procede a raccordare e a tessere: il risultato è lì da vedere: ricco, complesso ma non confuso, coerente e liberalissimo. Ricordo specialmente l'attacco al dualismo (anima-corpo, materia-spirito…) che tanti danni continua a produrre nella cultura.

Maurilio: Veniamo adesso ad un discorso più generale. Questo è un libro di etica filosofica. Volendo potremmo definirlo un libro di alta divulgazione, perché rifugge le semplificazioni e le banalizzazioni. Ma c'è, secondo te un interesse dei giovani in campo etico? Può interessarli una valutazione filosofica, razionale delle scelte pratiche? Può parlare ai giovani questo libro?

Edoardo: Io ritengo di sì. Prima di tutto in riferimento al fatto che gran parte del dibattito sul linguaggio e la comunicazione nella società di massa (che, confondendo contenuti e forme, ha promosso lo scempio della trash-cultura odierna) ha lasciato un vuoto che i giovani stessi cercano o cercheranno di colmare: tornando a riempire il linguaggio di significati attuali, agiti ed esperibili non solo materialmente ma anche nel vissuto personale e profondo. Inoltre perché l'importanza di alcune questioni etiche non è necessariamente pre-pratica; è anzi spesso già-pratica: leggere di qualche cosa che è vero, che ci tocca, che ci spiega come vanno le cose dentro di noi, nei rapporti tra le persone, che ci rende ragione dei nostri fallimenti e ci aiuta (questo almeno) a non cadere in nuovi errori non è solo preliminare ad un nuovo agire, ma è già un agire (un leggere, un pensarci, un analizzarci…) per noi, nel tempo che abbiamo a disposizione da vivere. Un manuale di etica non è propriamente ciò che può trasmetterci come testo, ma è anche (o soprattutto) un'occasione per un'esistenza più critica (nel senso buono, nel senso di "consapevole", "autonoma", "libera"…) per il lettore.

Maurilio: Quindi per te la divulgazione filosofica non è del tutto inutile per i giovani?

Edoardo: Ovviamente no. Torno però a ripetere che bisognerebbe trovare un'intesa sul concetto di divulgazione. Oggi, per esempio, la tv è invasa da trasmissioni sedicenti divulgative, che invece vendono come scienza atroci banalità occultistiche e pseudoscientifiche…di questo i giovani potrebbero, al limite, anche fare a meno.

Maurilio: Per concludere, mi sai dire una tesi o un'idea del libro che non condividi pienamente?

Edoardo: fatico ad accettare l'idea del male come propagatore di solo male (la menzogna è sempre male? Esistono bugie buone? Se no, perché?). Ma -contestualmente- è la stessa definizione di male data dall'autore che sostiene il suo punto di vista; e lo fa egregiamente.

Maurilio: E la tesi che condividi pienamente?

Edoardo: l'idea (già di Socrate) che nessuno persegue il male in quanto male, ma piuttosto credendo fallacemente che quello sia un bene. Se questa teoria, oggi citata di rado, fosse più diffusa, compresa e tenuta in considerazione sarebbero molto praticate sia la comprensione umana verso chi sbaglia, che la serena fermezza di chi denuncia il suo errore.

 

 

Franco Manni, Lettera ad un amico della Terra di mezzo. Guida personale di etica filosofica sulle tracce di Aristotele, Freud e Croce, passando per J. R. R. Tolkien. Con una nota di Norberto Bobbio. Simonelli editore, Milano 2006, pag. 350, euro15,00.

 

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