Intervista di Maurilio Lovatti a Adriano Bernasconi sul libro Lettera ad un amico della Terra di Mezzo di Franco Manni 

 

 

Maurilio: Che impressioni hai tratto leggendo il libro?
Adriano: Che fosse strano in senso positivo, cioè diverso dal solito. Un libro di etica filosofica, certo, ma non un manuale per specialisti, scritto invece con un linguaggio colloquiale. Una lettera, appunto. Scritta col desiderio di guidare il lettore, di metterlo in guardia dai falsi miti e dai mali che opprimono il nostro tempo; scritta per aiutare a comprendere e meditare su tante tematiche in cui incappiamo tutti i giorni, ma sulle quali - solitamente - non ci fermiamo a riflettere.

Maurilio: La seconda parte, quella sul male, ti è sembrata interessante?
Adriano: Sì, in particolare i capitoli intitolati "temi" e "problemi". Quanti mali affliggono le diverse epoche storiche, e la nostra non fa eccezione, anzi! Solo che il male - con cui tutti abbiamo a che fare - spesso ci confonde, ci offusca la ragione e la vista, arriva perfino ad apparirci "normale" o "buono". Il libro ci mette in guardia da simili confusioni e descrive con cura e metodo le possibili reazioni di fronte al male.

Maurilio: Passiamo alla terza parte, quella sulle virtù contemplative.
Adriano: Di questa parte due sono le cose che mi hanno incuriosito di più: la prima è la discussione sulla libertà ed il libero arbitrio; spesso ci domandiamo infatti se le nostre azioni siano libere o facciano parte di uno schema, di un progetto più ampio. Gli approdi di tali riflessioni sono solitamente due: da un lato verso una concezione del libero arbitrio come di qualcosa di indifferente ed arbitrario, dall'altro verso il determinismo di un destino cieco ed incomprensibile. Questo libro invece ci offre una terza possibilità, ovvero quella della libertà come processo dinamico di imprigionamento e liberazione. L'altra tesi interessante di questa terza parte è quella sulla fantasia: la sua natura, le sue risorse, i suoi eroi, i suoi scenari. Un argomento che non finisce mai di stupirmi.

Maurilio: Hai già letto il Signore degli anelli di Tolkien?
Adriano: Sì, da tempo e più volte. Ho sempre trovato interessanti i vari livelli con cui si può leggere un'opera di questo genere, specie per i temi etici che tratta e per le riflessioni morali a cui un'attenta analisi della storia e dei personaggi può condurre. Anche per questo ho trovato piacevolmente insolita questa Lettera, che mescola l'etica filosofica con Tolkien fin dal suo titolo e che mette a fianco di personaggi letterali classici (come Odisseo), biblici (come re Davide) o medieval-romantici (come Parsifal) un personaggio della Terra di Mezzo come Gandalf Mithrandir.

Maurilio: Proseguiamo col tema dell'amicizia.
Adriano: Uno dei capitoli che ho trovato più stimolanti ed utili è stato quello sui quattro stati di solitudine e compagnia. Ho provato infatti ad analizzare i miei rapporti di amicizia in base alla classificazione fornita dal libro ed ho trovato assai efficace il riscontrare nel testo le stesse caratteristiche che vedevo nella mia vita reale. Per questo ho anche consigliato ed altri miei amici ed amiche di leggere questo passaggio, quando si sono trovati in difficoltà con le loro amicizie o le loro compagnie.

Maurilio: Arriviamo all'ultima parte, quella sull'idealismo.
Adriano: Questa è - secondo me - la parte più complicata del libro, cioè quella non sempre di facile comprensione. Non per questo però meno interessante delle altre. Partendo proprio dal significato della parola, che vuole opporsi al pensiero dualista, quel pensiero che fin dai tempi di Platone permea larga parte della cultura occidentale: bianco o nero, uomo o donna, buono o cattivo, anima e corpo, spirito e materia, ragione e sentimento e così via, confondendo distinzione e separazione di queste categorie e ragionando sempre per opposti antitetici. L'idealismo offerto dal professor Manni - seguendo la tradizione di Aristotele, Hegel e Croce - vuole allontanarsi da questo dualismo platonico ed offrire una visione diversa, che concilia ed unisce parti che invece il dualismo vorrebbe opposte ed inconciliabili.

Maurilio: Veniamo adesso ad un discorso più generale. Questo è un libro di etica filosofica. Volendo potremmo definirlo un libro di alta divulgazione, perché rifugge le semplificazioni e le banalizzazioni. Ma c'è, secondo te un interesse dei giovani in campo etico? Può interessarli una valutazione filosofica, razionale delle scelte pratiche? Può parlare ai giovani questo libro?
Adriano: Certamente può farlo, anche perché i temi trattati dal libro non sono nozioni astratte e lontane dalle loro vite bensì problemi e tematiche molto concreti, sviscerati con un linguaggio semplice e comprensibile, con cui loro - e noi - abbiamo spesso avuto a che fare o sulle quali ci siamo talvolta (spesso?) interrogati. La vera domanda è: lo farà davvero, cioè li interesserà davvero? Questo è più difficile a dirsi. Trovo che uno dei messaggi sotterranei, ossessivi, martellanti del nostro tempo sia proprio l'angoscia del fare e del produrre, il mito dell'energia perpetua e inesauribile: tutto è sbilanciato sull'azione anziché sulla contemplazione, sul "negozio" anziché sull'ozio. Quasi ci si dovesse vergognare di prendersi ogni tanto delle pause di riflessione, quasi che meditazione e ragionamento su morale ed etica fossero cose per pochi addetti ai lavori e non un imperativo per l'intera umanità.

Maurilio: Quindi per te la divulgazione filosofica non è del tutto inutile per i giovani?
Adriano: Assolutamente no. Non lo è per i giovani come non lo è per un adulto o un anziano. Non ci capita mai di imbatterci in casi di clientelismo nella nostra vita? O non ci capita mai di ascoltare persone che mascherano la pochezza dei loro discorsi con un linguaggio astruso e tecnico? Mai avuto a che fare con un amore idealizzato nei confronti di una persona? O con una fede cieca verso un'ideologia? Io credo di sì ed è proprio di temi come questi - che noi tutti tocchiamo con mano nella nostra vita - che parlano opere come questa. Laddove la divulgazione filosofica si aggancia al nostro vissuto quotidiano, essa è motivo di crescita personale e non una lettura sterile ed intellettualistica.

Maurilio: Per concludere, mi sai dire una tesi o un'idea del libro che non condividi, e invece una che condividi pienamente?
Adriano: Diciamo che non ci sono tesi del libro che non condivido interamente, ci sono più che altro alcuni passaggi su cui non sono del tutto d'accordo. Faccio un esempio: nel secondo capitolo sulle virtù attive, quello dedicato alla giustizia, viene fatto un lungo escursus sulle età della vita e viene mostrata la figura di un "giovane ideale". Ora, è chiaro che l'autore voleva fare un'esplicita idealizzazione di come un giovane dovrebbe essere: bello, muscoloso, armonioso, vestito con semplicità, desideroso di allegria e così via. Eppure mi sembra ancora troppo idealizzato questo giovane, con un sapore quasi da eroe romantico. Io non credo invece che esista un'età - né anagrafica né concettuale - migliore delle altre e non mi sono mai sentito vicino all'idea diffusa della giovinezza come età ideale, la "migliore delle età della vita". Ogni età ha i suoi lati buoni ed i suoi lati cattivi, ma non avrei scelto nessuna di esse in particolare per incarnare i massimi valori etici e morali dell'uomo.

Maurilio: E la tesi che condividi pienamente?
Adriano: Anche in questo caso, sono molte le tesi e gli spunti di questo libro che condivido. Farò due esempi. Il primo sempre preso dal capitolo sulla giustizia, quando si dice che una delle mosse più subdole e pericolose contro la democrazia e l'uguaglianza è il pervertimento del concetto di uguaglianza stesso. Quando cioè le persone giuste perdono l'amore verso la giustizia perché vedono che proprio coloro che agitavano movimenti a favore di maggior giustizia volevano in realtà arrogarsi gli stessi privilegi e gli stessi diseguali diritti delle persone al potere. Il secondo esempio è invece preso dal capitolo "temi" della parte dedicata al male: qui si parla dell'idealizzazione e dei grandi mali che derivano da essa, sia che si tratti di idealizzazione della bellezza, dell'amore, dei sentimenti, della religione, delle ideologie. Un male interno (e che quindi può essere molto grave e durare molto a lungo), un male che attraversa tutte le epoche e che è in buona sostanza una falsificazione: nella storia reale, nella vita reale di ciascuno di noi non esistono enti composti di solo bene e privi di imperfezioni. Credere che qualcun altro possa essere tutto bello, tutto felice e tutto beato, senza paure o conflitti interiori, ha come risvolto immediato il sentirsi inferiori ed esclusi da queste felicità, da queste bellezze e di invidiarle. Ed ecco che da un male non può che venire altro male, come ben dimostra un altro passaggio del libro.

 

 

Franco Manni, Lettera ad un amico della Terra di mezzo. Guida personale di etica filosofica sulle tracce di Aristotele, Freud e Croce, passando per J. R. R. Tolkien. Con una nota di Norberto Bobbio. Simonelli editore, Milano 2006, pag. 350, euro15,00.

 

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