Silvia Gallina e Alessia Cavalleri

 

 

Stoicismo

appunti tratti dalle lezioni di filosofia del
 prof. Maurilio Lovatti 
(anno scolastico 2014-15)

 

 

 

Dopo alcuni anni che Epicuro aveva fondato la sua scuola, si sviluppò lo stoicismo. Le due scuole, pur presentando alcune caratteristiche contrastanti,avevano gli stessi obiettivi e la stessa fede materialistica. Si tratta quindi di due filosofie che si muovono sullo stesso piano della negazione della trascendenza. L’iniziatore di tale corrente filosofica fu Zenone di Cizio (città situata nell’isola di Cipro). Egli, trasferitosi ancora giovane ad Atene,intorno al 300 a.C. fondò la sua scuola che prese il nome di stoica perché le lezioni si tenevano in un celebre portico (in greco stoà) dipinto dal celeberrimo Polignoto. Morì suicida, come molti altri maestri che gli successero. Dei suoi numerosi scritti, ci restano solo frammenti. Dopo la sua morte diresse la scuola Cleante di Asso,il cui contributo all’elaborazione del pensiero stoico sembra, però, essere di scarso rilievo. Fondamentale, invece, l’apporto del successore, Crisippo di Soli, considerato il secondo fondatore dello stoicismo. Lo stoicismo ebbe una grandissima diffusione e giunse fino a Roma, influenzando personalità rilevanti come Cicerone, Marco Aurelio e Seneca. Tale movimento, inoltre, arrivò alle propaggini del cristianesimo; furono molti gli stoici che si convertirono successivamente al cristianesimo.

FISICA
Già dall’inizio dell’ età ellenistica, l’etica era stata posta al centro del pensiero filosofico di tutte le scuole sorte in questo periodo. Fisica e logica dunque erano viste come discipline in funzione dell’etica, il loro studio era propedeutico all’apprendimento della filosofia. Su questa stessa idea si fondava anche il pensiero degli stoici.
Affermano che l’immateriale non esiste e che tutto ciò che esiste è di conseguenza corpo, cioè materia. I corpi hanno in sé una dùnamis, non sono qualcosa di passivo, ma sono sottoposti ad un’evoluzione,vi è una forza interiore che fa sì che la natura si evolva. Tale forza è chiamata pneuma, fuoco,lògos, che anima la materia intelligentemente. Quest’ultima,dunque, tende verso qualcosa. Nel mondo si esprime una dùnamis , che fa sì che l’intero universo proceda secondo un destino. E’ appunto il lògos che produce il destino stesso del mondo, che si orienta verso uno scopo positivo. Potremmo dire che siamo tutti dei piccoli ingranaggi che servono al mondo per raggiungere la perfezione.
Sebbene il cosmo sia materiale, è persuaso da un’intima razionalità (lògos), identificata con Dio. Questa intima razionalità è insita al cosmo, fa parte di questo. Credendo che tutta la realtà sia materiale, si afferma quindi che, anche Dio, essendo parte del cosmo, è materiale come quest’ultimo ed è parte della realtà. Dio è in tutto (panteismo). Ne deriva che nessuno di noi è libero: dobbiamo “recitare la nostra parte”, siamo predestinati ad un particolare destino, che non può essere modificato.
A differenza di Epicuro, gli stoici credono che il mondo sia retto da un assoluto determinismo: in linea di principio,conoscendo tutte le cause, si possono prevedere anche gli effetti (idea ripresa dal pensiero democriteo). Essi hanno una visione ciclica del mondo, basata appunto su tale determinismo: circa ogni trentamila anni, il cosmo ,giunto allo scopo finale, si disintegra(palingenesi) perché ,essendo fatto di materia, non può essere eterno. Dopo essersi dissolto, però, si rinnova, esattamente uguale a prima. Si ripetono senza alcuna modificazione gli stessi avvenimenti; ciascun uomo torna a vivere nelle stesse circostanze e con le stesse caratteristiche. Gli stoici parlano inoltre di provvidenza. Il mondo è costituito da un progetto provvidenziale e l’uomo ne fa parte. Egli ha dunque una sua responsabilità etica: collaborare , partecipare attivamente, affinchè la sua azione possa condurre il mondo alla perfezione. La concezione finalistica del mondo e la convinzione secondo cui la natura non crea nulla senza uno scopo, si traducono,presso gli Stoici , nella tesi secondo la quale tutto ciò che esiste è stato prodotto per l’uomo, compreso ciò che a prima vista potrebbe sembrare negativo. Questo estremo antropocentrismo costituisce qualcosa di “originariamente estraneo” al pensiero greco, ma verrà tuttavia accolto con favore dal cristianesimo.
Tutto ciò che accade, accade necessariamente e in maniera razionale. Avviene tutto ciò che di meglio avrebbe potuto succedere. Per questo motivo non si può parlare di libero arbitrio umano. Per capire meglio si potrebbe paragonare l’uomo ad un cagnolino. Il padrone lo tiene al guinzaglio e decide la direzione da prendere. Il cane, per quanto possa ribellarsi, dovrà sempre ubbidire alla volontà del suo padrone. Cosi è per l’uomo. La sensazione di poter scegliere è solo un’illusione.

L’ETICA
Se osserviamo l’ essere vivente, noi constatiamo in generale, che esso è caratterizzato dalla costante tendenza a conservare se medesimo,ad “appropriarsi” il proprio essere e tutto quanto è atto a conservarlo e ad evitare ciò che gli è contrario, a “conciliarsi” con se medesimo e con le cose che sono conformi alla propria essenza. Ciò avviene attraverso due forze: l’istinto e la ragione. L’ istinto guida infallibilmente l’animale a conservarsi, a nutrirsi, a riprodursi e in generale a prendersi cura di sé ai fini della sua sopravvivenza. La ragione e dall’altro lato la forza infallibile che garantisce l’accordo dell’uomo con se stesso e con la natura in generale. In altri termini, potremmo dire che l’uomo è costituito da una duplice natura:quella animale e quella razionale.
Per quanto concerne la natura animale, tutto ciò che è utile alla realizzazione di questa è detto valore e ciò che invece non lo è, è detto disvalore. Di per sé, valore e disvalore , non sono né bene né male, perché essi sono propri della natura razionale dell’uomo e non fanno parte dell’etica o della morale. Un’ esempio di valore è la salute, della quale, come per tutti i valori, esistono diversi gradi. Una persona infatti può essere poco in salute oppure in gran forma. I valori sono ininfluenti per la nostra felicità, ma a parità di condizione è sempre meglio preferire l’utile al non utile. Nel caso vi sia un uomo malato, egli non deve abbattersi e non curarsi, ma deve comunque cercare l’aiuto di un medico,proprio perché optare per il valore è preferibile rispetto che per il disvalore. Nel destino del malato infatti ci potrebbe essere la possibilità di guarire.
Per quanto riguarda la natura razionale, possiamo parlare di bene e di male. Il bene morale è fare ciò che la ragione comanda, vivere secondo natura. Vivere “conformemente a natura” significa dunque vivere realizzando pienamente l’appropriazione o conciliazione del proprio essere e di ciò che lo conserva ed attua, e, in particolare, poiché l’uomo non è semplicemente essere vivente, ma è essere razionale, il vivere secondo natura sarà un vivere “conciliandosi” con il proprio essere razionale, conservandolo e attuandolo pienamente. Rientrano invece nella definizione di male tutte le azioni che distolgono l’uomo dall’ adempimento del proprio dovere morale. Le passioni sono assimilabili ad errori di ragionamento, sono la causa dell’agire irrazionale. Il vero saggio secondo la filosofia stoica è l’apatico, ovvero colui che agisce senza esser mosso da alcuna passione, ma soltanto portando a termine ciò che la ragione gli comanda. le emozioni sono vere e proprie malattie che colpiscono lo stolto, ma di cui il sapiente è immune. La felicità è quell’imperturbabilità, quell’impassibilità, raggiunta da quell’individuo consapevole di aver compiuto soltanto ciò che la ragione gli ha comandato.
L’azione che si prospetta conforme all’ordine razionale è il dovere:l’etica stoica è quindi fondamentalmente un’etica del dovere,e la nozione del dovere, come conformità o convenienza dell’azione umana all’ordine razionale, diventa per la prima volta la nozione fondamentale dell’etica. Potrebbe essere anche definito come l’idea divina della lotta con se stessi. Il logos è un dovere. La virtù, intesa dagli stoici come una disposizione costante ad agire in modo conforme alla ragione e al dovere, consiste nel realizzare sempre ciò che viene dettato dal logos. Essa rappresenta l’unico vero bene e si oppone diametralmente al vizio.


Cosmopolitismo
L’uomo è spinto dalla natura a conservare il proprio essere e ad amare se stesso. E’ la natura che , come impone di amare sé medesimi, così impone di amare chi abbiamo generato e chi ci ha generati;ed è la natura che ci spinge ad unirci agli altri e anche a giovare agli altri. Da essere che vive chiuso nella sua individualità, come voleva Epicuro, l’uomo torna ad essere “animale comunitario”. La nuova formula dimostra che non si tratta di una semplice ripresa del pensiero aristotelico, che definiva l’uomo “animale politico”:l’uomo, più ancora che essere fatto per associarsi in una Polis, è fatto per conciliarsi con tutti gli uomini. Partendo da questa premessa, possiamo dedurre che gli Stoici erano fautori di un ideale fortemente cosmopolitico. La legge che si ispira alla ragione divina è la legge naturale della comunità umana:una legge superiore a quelle riconosciute dai diversi popoli della terra e che quindi non necessita di alcuna correzione. Se è unica la legge che governa l’umanità, una è la comunità umana. L’uomo che si conforma alla legge è cittadino del mondo(cosmopolita) e dirige le azioni secondo il volere della natura conforme al quale tutto il mondo si governa.






 

N. B. Gli appunti sono stati presi durante le lezioni e non sono stati rivisti, ne integrati con le spiegazioni del manuale di filosofia in adozione

 

risorse internet sullo stoicismo

 

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