Giulia Bonardelli e Camilla Caloi

 

 

 

 

Epicureismo

323 a. c. - 31 a. c.

 

appunti tratti dalle lezioni di filosofia del
 prof. Maurilio Lovatti 
(anno scolastico 2014-15)

 

 

 

Con la morte di Alessandro Magno ha inizio l’età Ellenistica, che si differenzia da quella classica per il nuovo assetto dell’area del Mediterraneo. Essa infatti viene divisa in regni, tra i quali il più fiorente è quello d’Egitto, che sotto la dinastia dei Tolomei diventa vertice della cultura mondiale. Qui vivono e sviluppano il loro pensiero alcuni tra i più importanti scienziati dell’antichità. Tra questi compaiono Euclide, il più importante matematico dell’epoca, a cui sono attribuiti gli “Elementi di Euclide”, ovvero elementi di geometria, basati sul metodo logico aristotelico ed in particolare sull’utilizzo di postulati, assiomi e dimostrazione di teoremi, da lui chiamati proposizioni dimostrative. La maggior parte di queste si articolano come catene di sillogismi, alcune però presentano un quarto termine.
Esempio: A è > di B
B è > di C
A è > di C
I termini sono 4: A, B, > di B, > di C.

L'esempio mostra come il sillogismo non sia la forma logica privilegiata per trattare qualsiasi dimostrazione, come ad esempio quelle dei teoremi di Euclide.
Altri importanti personaggi sono Archimede, il più importante fisico, che applicò le sue scoperte ad invenzioni di meccanica; Eratostene, il più importante geografo, che calcolò il diametro della terra in maniera estremamente precisa, e Erofilo di Calcedonia, il più importante biologo, che fece molte scoperte in ambito medico.
La maggior parte delle conoscenze sviluppate in questo periodo saranno però perse durante l’età Medievale, anche a causa della perdita della lingua greca in vaste aree dell'Europa medioevale. L’età Ellenistica terminerà nel 31 a.C., data della battaglia di Azio, con la conquista del Regno da parte dei Romani.

L’Epicureismo prende nome da quello del suo fondatore. Epicuro nasce a Samo nel 341 a.C. , studia le filosofie di Platone e Democrito. Intorno al 306 si trasferisce ad Atene, dove già si stavano diffondendo le sue idee. Qui apre la sua scuola, chiamata il Giardino. Muore ad Atene nel 270 a.C.
Purtroppo, nonostante alcune fonti parlino di un’ampia produzione scritta, ci sono pervenute integralmente solo tre epistole e una serie di massime, trovate nella villa di Ercolano. Gran parte del suo pensiero ci è tramandata da Lucrezio, nel De Rerum Natura.

Durante l’età Ellenistica, l’uomo acquista valore non più solo in quanto cittadino (concezione propria della democrazia), ma come individuo in sé. Per questo motivo l’etica non coincide più con la politica, ma diventa prioritaria agli altri ambiti filosofici, come già teorizzato da Socrate.
Anche nel pensiero epicureo tutte le scienze sono funzionali ad essa, che si basa sulla ricerca della felicità.


Nel pensiero epicureo fisica e metafisica si trovano a coincidere a causa della concezione totalmente materialistica del mondo, ripresa dall’Atomismo democriteo. Egli infatti a differenza di Platone e Aristotele nega il soprasensibile, l’incorporeo, l’immateriale.
Democrito sosteneva che il movimento degli atomi fosse intrinseco ad essi, ma non ne dava una spiegazione. Epicuro, invece, motiva questo movimento, con una caduta dovuta al peso degli atomi, dall’alto verso il basso, dando quindi per scontata l’esistenza di un basso assoluto. La sola caduta verticale porterebbe però gli atomi a non scontrarsi e dunque all’assenza di materia, perciò Epicuro introduce la teoria del Clinamen, ovvero una deviazione del tutto casuale e dunque non prevedibile nella traiettoria di questi. L’assenza di una causa generatrice del clinamen porta Epicuro alla negazione della teoria del determinismo.
Tuttavia, anche questa concezione epicurea risulta lacunosa, per via dei problemi del basso assoluto e della deviazione incausata. Epicuro però non li considera rilevanti, dato che la fisica è unicamente finalizzata all’etica.

In conformità al pensiero Platonico e Aristotelico, anche l’etica epicurea si fonda sulla ricerca della felicità e del bene per l’uomo. A differenza dei suoi precedenti, però, Epicuro sostiene che la felicità coincida con il piacere e che esso non sia altro che assenza di dolore (dolore inteso come sensazione spiacevole dovuta alla mancata realizzazione di un desiderio).
Si può quindi parlare di edonismo, ma di una forma di edonismo razionale, non volta alla massimizzazione dei piaceri, ma alla minimizzazione dei dolori. L’uomo non deve cercare l’immediata realizzazione di ogni desiderio, poiché alcuni di essi potrebbero portarlo nel lungo termine a provare dolore. Si può parlare quindi di una prudente selezione dei desideri, secondo la suddivisione operata da Epicuro:
Desideri naturali e necessari
Desideri naturali e non necessari
Desideri non naturali e non necessari

I primi sono quelli propri della natura umana (fame, sete, sonno..) e indispensabili alla sopravvivenza. Pertanto vanno sempre soddisfatti: infatti per procurarci questi piaceri bastiamo a noi stessi e dunque siamo felici.
Da soddisfare solo occasionalmente sono invece i desideri naturali e non necessari: insiti nella natura dell’uomo ma non indispensabili alla sussistenza (mangiare cibi pregiati, desideri sessuali..) poiché variazioni superflue dei piaceri naturali; se appagati troppo frequentemente, potrebbero portare il rischio di provare dolore in una situazione di impossibilità nel realizzarli. Gli ultimi, invece, sono considerati vani ed effimeri, in quanto non finalizzati all’appagamento della natura umana, ma della società (gloria, fama, onore..).
Per gli Epicurei ,dunque, è saggio colui che seguendo questi precetti raggiunge uno stato di aponia (mancanza di dolore fisico) e di atarassia (assenza di turbamento interiore). Uno stile di vita ascetico e appartato, ovvero lontano dalla vita politica, può favorire quindi il raggiungimento del piacere catastematico.
L’Epicureismo, detto anche filosofia del Giardino, proprio per la sua identificazione con la lontananza dalla vita cittadina, si propone come una medicina al dolore, cosiddetta “quadrifarmaco”, in grado di curare 4 mali o paure:
Della morte
Degli dei
Del mancato raggiungimento del piacere
Di non poter evitare il dolore
La paura della morte è giudicata insensata a partire dall’accettazione della teoria atomistica del mondo, secondo cui, essendo anche l’anima materiale, gli atomi che la compongono si disgregano al disgregarsi del corpo. Pertanto finchè ci è possibile temere la morte, essa non ci appartiene; quando questa sopraggiunge, non possiamo più percepirne il dolore.
Il timore degli dei, invece, si supera rifiutando una concezione provvidenzialistica della divinità: essa infatti è superiore all’uomo al punto da non interessarsene.


Confronto con altre concezioni filosofiche

EPICURO

DEMOCRITO

×         Clinamen

×         Crollo del determinismo

×         Movimento insito negli atomi

×         Determinismo assoluto

 

 

SOCRATE-PLATONE-ARISTOTELE

×         Lontananza dalla vita politica

×         Felicità soggettiva

×         Uomo come cittadino

×         Felicità universale 

 

 

PLATONE-ARISTOTELE

×         Felicità = Piacere

×         Rifiuto di realtà immateriali


×         Fisica = Metafisica

×         Piacere instabile e non sufficiente alla felicità

×         Iperuranio, Demiurgo, Atto puro, Materia prima, Intelletto agente

×         Fisica ≠ Metafisica

 

 

N. B. Gli appunti sono stati presi durante le lezioni e non sono stati rivisti, ne integrati con le spiegazioni del manuale di filosofia in adozione

 

risorse internet sull'epicureismo

 

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