Franco Manni

 

Lettera ad un amico della Terra di Mezzo

Guida personale di etica filosofica sulle tracce di Aristotele, Freud e Croce passando per J.R.R. Tolkien

Con una nota di Norberto Bobbio

 

Simonelli, Milano 2006

Sommario e introduzione

 

 

SOMMARIO

Premessa
"Terra di mezzo" - Tu, mio amico - Argomento della lettera - Metodo - Efficacia

PARTE PRIMA
VIRTÙ ATTIVE

1
Prudenza
Prudenza e spregiudicatezza - Angustia del conformismo - Spregiudicatezza versus spontaneità - Oltre le barriere di età - Oltre le barriere culturali - Oltre le barriere di potere - Orario e calendario - Emozioni e libertà - Interdisciplinarietà - La "politica" della comunicazione - Sommario ed esempi: Socrate, Dante, Rimbaud, Gandalf - Una risorsa della prudenza: la molteplicità - Nelle attività - Nelle relazioni affettive - Nelle immagini di sé - Nello spazio e nel tempo - Nelle realtà interiori - Molteplicità come potenzialità - Esempi: antichi Greci, martiri cristiani, coloni nordamericani, Settecento liberale, i popoli della Terra di Mezzo.

2
Giustizia
Giustizia, fraternità e le età della vita - Bambini - Adulti - Vecchi - Giovani - Motivi perenni di un privilegio - Motivi attuali: la società complessa e il prolungamento della giovinezza anagrafica - Dalla giovinezza anagrafica a quella permanente - Scelta del lavoro - Libertà dagli schemi - Capacità di nuove amicizie - Capacità di imparare - Capacità di coinvolgimento - Capacità di meditazione - La giustizia come modello materiale, modello ideale ed esperienza reale.

3
Forza
Forza come benessere del "corpo" - Coraggio - Intransigenza e decisione - Indignazione morale ed ira - Club ed individualità - Difesa nonviolenta - Forza versus prepotenza - Esempi storici: Leonida, martiri cristiani, Cristoforo Colombo, Mayflower, Illuminismo, Risorgimento, Resistenza, "Mouvement" - Forza come vittoria dell'individualità - L'individuo è necessario al Tutto - È rappresentativo per un gruppo - è significativo per i suoi nemici - È riconosciuto dalle persone buone - Autostima versus narcisismo.

4
Temperanza
La temperanza: rapporto con le cose e la natura - Distinzione tra la scienza e la tecnica e gli interessi avidi - La scienza come liberazione dai miti - La tecnica come liberazione del tempo - Immagini: Einstein, Tolkien, S. J. Gould, Sigmund Freud, Sherlock Holmes, Neil Armstrong - Una modesta e preziosa virtù delle cose: la continuità - Supermercato - Televisione - Casa tecnologica - Musica - Viaggi - Sport - Moda - Le cose sono un bene, ma limitato - Le cose sono un bene limitato, ma un bene.

5
Umorismo
L'umorismo come virtù - L'umorismo testimonia una sicurezza di fondo - È "segno efficace" di comunicazione - Caratteri delle battute umoristiche: sono ricorrenti - Sono figurate - Sono ambivalenti - Sono belle - L'azione umoristica: scopi, ritmo, effetti, atmosfera - Tipologia: l'umorismo ironico e demitizzante - L'umorismo consolatorio e sdrammatizzante - L'umorismo inventivo e arricchente - Esempi: Socrate, B. Croce, O. Wilde, L. Carrol, J. R. R. Tolkien, i "consolatori" - ??ò??? ????ò?, - Umorismo ed umore.
PARTE SECONDA
IL MALE

1
Variazioni
Prospetto della trattazione - Una condotta contraria alla prudenza: l'intellettualismo - "Latinorum" - Esotismo e paradosso - Principio di autorità - Frammentarismo - Matematizzazione - Erudizione narcisistica - Specializzazione narcisistica - Misologia - Una condotta contraria alla giustizia: vecchi versus giovani - Sequestro affettivo e dramma del consenso - Dramma del successo - Esempi di rapporti cattivi tra generazioni: massa eccitata, sessualità disturbata, efficienza e cinismo - Esempi di rapporti buoni: Einstein, il "mouvement", il volontariato - Una condotta contraria alla forza: la sottomissione personale - Patroni e clientes - Un antisottomesso: il creativo - Una condotta contraria alla temperanza: la "laus temporis acti" - Passato vero, passato falso - Una condotta contraria all'umorismo: l'emarginazione psicologica - Criteri di emarginazione - Ambiguità dell'appello alla "socializzazione".

2
Temi
L'idealizzazione - Della bellezza - Della religione - Del sentimento - La confusione - Dal male non viene il bene - Dal bene non viene il male - Eliminando il male bisogna preservare il bene. Esempi - Confusione tra presente e passato - La visione in negativo - Esempi: infanzia, vecchiaia, malattia, solitudine, sradicamento, crisi di un'amicizia, capitalismo - L'ignoranza e il male.

3
Problemi
A volte siamo convinti che esistano le "intenzioni malvagie", a volte non lo siamo - Chi nega l'esistenza delle intenzioni malvagie non è né un indifferentista né un determinista - Intemperanza, incontinenza, continenza, temperanza sono le sole posizioni possibili rispetto al male - In nessuna delle quattro posizioni si trova l'"intenzione malvagia" che, dunque, non esiste - La teoria sull'esistenza delle intenzioni malvagie deriva da una falsa teoria sul bene - Il rapporto tra il male e il dolore - Come identità - Come opposizione - La presunta potenza del male alla felicità - L'illusione che il male abbia potenza origina, anche, da un errore teorico: la credenza che la natura umana non sia unica - L'errore sulla presunta pluralità di natura origina da un altro errore teorico: l'incomprensione della vera essenza della natura umana - Questo errore di incomprensione origina da un misterioso rifiuto.

4
Reazioni
Le reazioni al male - L'ascesi cattiva o apatia - Non esistono azioni "disinteressate" - I desideri non si "spengono" - Lo sfogo o iperpatia - I desideri non si "espellono" - Apatia e iperpatia non sono il male, ma sono reazioni malate al male - L'ascesi buona o lotta o sforzo morale - Alcuni modi dello sforzo morale: la capacità di faticare - Nell'uso del denaro - Nella mobilità - Nella memoria - La lealtà - Come sincerità - Esempi: la vita quotidiana, il coniuge, il genitore, l'intellettuale - Come fedeltà - Alle persone. Esempi: Filemone e Bauci, Abramo e Sara, Giuseppe e Maria, Cloridiano e Medoro, i partigiani, i fuorilegge, Beren e Luthien, Sam Gamgee - Agli ideali. Esempi: Socrate, gli eroi della repubblica romana, i martiri cristiani, Sigmund Freud e Benedetto Croce, gli Stati Uniti d'America, Frodo, Aragorn e Gandalf - Il "distingue frequenter" - La realtà è individuale - Consigli particolari: aspettare e riflettere - Relativizzare il vantaggio immediato - Fuggire la ripetitività - La distinzione libera l'individuo dalle classi - Lo sforzo morale è propriamente una virtù.

PARTE TERZA
VIRTÙ CONTEMPLATIVE

1
Meraviglia e curiosità
Contemplazione - Meraviglia e curiosità - Il costituirsi del pensiero come attività autonoma e filosofia "di primo livello" - De consolatione philosophiae: il pensiero cura solo i mali del pensiero, non tutti i mali - La filosofia è necessaria perché necessario è il collegamento col pensiero degli altri - Platone versus Aristotele - Discussione sull'evangelico "Beati paupers spiritu" - Ciascuno può accedere alla divulgazione filosofica appropriata al suo stile di vita - Consigli per far filosofia: avere un interesse autonomo - Riferirsi ai classici - Cercare il sistema - Confrontare i concetti col vissuto - Criticare i luoghi comuni - Scegliere i problemi importanti - Il tempo - Esiste solo il presente di cui passato e futuro sono modi di esistenza - Il passato è il presente in quanto pensiero - Il futuro è il presente in quanto volontà - I due peccatori contro il presente: il reazionario nostalgico e l'utopista anarchico - Ogni giorno ha la sua pena: cioè ogni tempo ha il suo tempo - La libertà - Non esiste l'indifferenza del "libero arbitrio" - Non esiste l'indifferenza del determinismo - La libertà non è un rapporto indifferente tra due o più oggetti, ma è il coinvolgimento di due o più soggetti in un processo di liberazione - La filosofia "di secondo livello": storiografia e autoanalisi.

2
La natura della fantasia
Fenomeno e fantasia: due dimensioni dell'unica Realtà - Il bene come distinzione tra le due dimensioni e il male come confusione - La parabola del padre confuso - Altri esempi di confusione: il Barbaro Forte - L'Apprendista Stregone - L'Accademia di Scienze Arcane - La "Quest" - La Compagnia - La guerra contro le forze del Male - Le sfide della Morte.

3
Le risorse della fantasia
Le risorse esterne: storia e archeologia - Astronautica - Geografia esotica - Scienze biologiche: paleontologia, zoologia, etologia, ecologia - Tecnologia - Sport - Arte e letteratura - Elogio del libro - Gli impegni subcreativi della fantasia - Trovare compagni fantasiosi - Usare un linguaggio fantasioso. Nella forma: lessico, sintassi e retorica, citazioni, dizione - Negli schemi di contenuto: categorie molteplici, vissuto del soggetto, vissuto dell'interlocutore, coinvolgimento dei terzi - Linguaggio e arte secondo B. Croce.

4
Gli eroi della fantasia
Achille - Odisseo - Davide - Sigfrido - Parsifal - Orlando - Gandalf Mithrandir.

5
Uno scenario della fantasia
L'antica storia dell'Inghilterra - Edward Coke e la nascita del costituzionalismo - Liberalismo politico e liberismo economico - Empirismo filosofico - Sola Britannia stetit - Sport - Home e giardinaggio - Canto - Il retaggio dell'Impero - Letteratura fantasy (e, nominatim, Lewis Carrol, Oscar Wilde, J. R. R. Tolkien) - Gli Stati Uniti d'America - E pluribus unum.

PARTE QUARTA
SOLITUDINE E COMPAGNIA

1
Natura del rapporto interpersonale
Premessa e avvertimento - Il rapporto interpersonale è necessario per l'umanizzazione dell'uomo - Dunque l'amore è una necessità vitale e non è una virtù facoltativa: confutazione dell'"altruismo" - La ricerca del rapporto interpersonale buono libera la volontà della persona dalla volontà dell'invasore - L'amore ama direttamente il bene e solo indirettamente ama il piacere che deriva dal conseguimento del bene - L'esempio del piacere sessuale - Gli altri beni non sono indipendenti dalle persone - La persona è un bene indipendentemente dagli altri beni - L'amore, di per sé, ama il bene e non il possesso del bene - Un rischio attuale: il "capitalismo affettivo" - Il circolo vizioso del capitalismo affettivo - La categoria della quantità non ha significato nel rapporto interpersonale buono - Distinzione tra due dolori possibili in un rapporto: il "lutto" e la "melanconia" - Nella melanconia l'oggetto è perduto, nel lutto è conservato - La distinzione tra lutto e melanconia non è una separazione materiale - Un rapporto interpersonale non può essere sostituito da altre realtà della vita - Né può essere sostituito da altri rapporti interpersonali - Il rapporto interpersonale buono è sempre aperto a un "terzo" - Esiste, però, una gelosia giusta: è la protesta contro chi disconosce l'individualità degli individui - Solitudine e compagnia sono entrambe originarie - Esse si manifestano in un continuo processo di illusione e disillusione.

2
I quattro stadi di solitudine e compagnia
La solitudine si distingue in materiale e spirituale, e così la compagnia: i quattro stati - Il primo stato: compagnia materiale e solitudine spirituale, cioè sentirsi in compagnia senza esserci - Una caratteristica: il nascondimento del mondo interiore - Esempi letterari: re Salomone - Don Giovanni - Blaise Pascal - Dorian Gray - Marylin Monroe - Esempi attuali - Gli atti del primo stato: distrazione, euforia, avidità, illusione - La funzione positiva del primo stato - Superamento e passaggio: le persone buone mi incontrano - Il secondo stato: solitudine sia materiale che spirituale, cioè essere soli e sentire di esserlo - Una caratteristica: mi interesso ai tipi e non agli individui - Esempi letterari: Filottete - Gustav von Aschenback - Il giovane Holden - Esempi attuali - La funzione positiva del secondo stato - Superamento e passaggio: mi accorgo che le persone buone mi hanno incontrato - Il terzo stato: solitudine materiale e compagnia spirituale, cioè essere in compagnia ma non sentircisi - Una caratteristica: il bisogno di riflessione e di calma - Esempi letterari: Odisseo nell'isola di Ogigia - Antonio abate nella Tebaide - Dante Alighieri in esilio - Gli antifascisti e gli antinazisti durante le dittature - Frodo nella Contea - Esempi attuali - Gli atti del terzo stato: lutto, umiltà, calma, desiderio di incontro, pensiero, sicurezza dell'opera - La funzione positiva del terzo stato - Superamento e passaggio: le persone buone che mi hanno incontrato mi mostrano la loro felicità e anche io desidero incontrarle - Il quarto stato: compagnia sia spirituale che materiale, cioè essere e sentirsi in compagnia - Una caratteristica: il riconoscimento che dovere e piacere coincidono - Esempi letterari: Siddharta - Francesco d'Assisi - Benedetto Croce - Gandhi - Aragorn - Esempi attuali - Gli atti del quarto stato: accettazione dell'imperfezione, intuizione dell'individualità degli altri, intuizione della propria individualità, intuizione che il piacere non è il fine dei rapporti interpersonali - La funzione positiva del quarto stato - Superamento e passaggio: protezione dell'autenticità - La presente teoria dei quattro stati come possibile interpretazione di quella aristotelico-tomista di intemperanza, incontinenza, continenza, temperanza - Abbiamo descritto degli "stati empirici" - Ma anche delle "categorie dello spirito".

3
Tipologia del rapporto interpersonale
Utilità di una tipizzazione - I conoscenti - I compagni "fratelli" - Il rischio della spersonalizzazione - I compagni "soci" - Il rischio del settorialismo - Il rapporto con i conoscenti e coi compagni è insufficiente, eppure anch'esso è necessario - Gli amici sono pochi - Il tempo dell'amicizia.

4
L'azione buona
Le azioni "egoistiche" sono cattive: ricerca del piacere esclusivo e avidità - Il paradosso dell'egoista: il disprezzo di sé stesso - Anche le azioni "altruistiche" sono azioni cattive: senso del dovere esclusivo e superbia - Il paradosso dell'altruista: il disprezzo degli altri - L'azione buona tende a un bene comune sia a me che all'altro - Esempi: i coniugi innamorati, l'impresa economica, l'assistenza sociale - L'azione buona tra solitudine e compagnia - L'etica aristotelico-tomista tendeva a far convergere il discorso sulla felicità con quello sulla ragione e con quello sul rapporto interpersonale. Ma nell'Antichità, nel Medioevo e nell'Età Moderna questi tre discorsi sono stati prevalentemente separati. Nell'Età Contemporanea, invece, i tre discorsi tendono ancora a convergere - Questo sviluppo del pensiero contemporaneo potrebbe essere chiamato Idealismo.
PARTE QUINTA
IDEALISMO

1
Superamento del dualismo
Una precisazione terminologica - L'eredità di Platone - Il dualismo confonde ciò che è concettualmente distinto con ciò che è realmente separato - La gerarchia dualistica: esempi - La contraddizione dualistica: convivenza degli errori dello spiritualismo con gli errori del materialismo - Il pensiero antidualista, cioè l'idealismo - L'idealismo concilia la parte vera del materialismo con la parte vera dello spiritualismo - Un'altra precisazione terminologica.

2
Le qualità dello spirito
Lo spirito è "creativo": infatti si moltiplica e non si divide - È sempre nuovo - Lo spirito è "forte": infatti è conservativo - È preciso - È coerente- Lo spirito è "monadico": infatti non è plagiabile - Non è influenzabile - Difficoltà (l'entusiasmo, l'affettività, l'eccitazione, la formazione del carattere) - Discussione delle difficoltà - Lo spirito è "attuale" - Nella vita non esistono fasi perfette e fasi imperfette - Nella natura umana non esistono facoltà superiori e facoltà inferiori - Lo spirito è "libero": non esistono sedi privilegiate della vita - Esempi: Pallade Atena e il Risorto - Auspicio di una continua critica alla sacralità.

3
Le attività dello spirito
Lo spirito comunica direttamente con le persone e non con le cose - Efficacia: la volizione coincide con l'azione - L'azione è distinta dall'accadimento - Intelligenza: intuizione ed empatia - Esemplarità: è orientamento per l'altrui autonomia e non è suggestione - Cura e guarigione. Esempi letterari: Socrate, Gesù, Virgilio e Dante - L'attività di guarigione all'origine della vita - Interventi ordinari e interventi straordinari.

4
Lo spirito malato e lo spirito sano
Tra spirito malato e spirito sano esiste una distinzione concettuale, ma non una separazione reale - Socrate, i santi del cristianesimo, B. Croce, S. Freud hanno insegnato questa dottrina - La confessione dello spirito sano - Considerazioni idealistiche sul bene e sul male - La felicità nella Terra di Mezzo.




GUIDA AI LIBRI ANIMATORI DI QUESTA LETTERA

K. Kereny (a cura di), Gli dei e gli eroi della Grecia - Omero, Odissea - Aristotele, Etica a Nicomaco - Aristotele, Retorica - M. T. Cicerone, Dialogo sulla vecchiaia. Dialogo sull'amicizia - L. A. Seneca, Lettere a Lucilio - Aurelio Agostino, Le confessioni - Tommaso d'Aquino, Secunda pars della Summa Teologica - Dante Alighieri, Inferno e Purgatorio - Francesco Guicciardini, Ricordi - William Shakespheare, Macbeth - M. de Voltaire, Candido ovvero l'ottimismo - Adam Smith, Ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni - Benjamin Franklin, Autobiografia - G. W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio - G. W. F. Hegel, Introduzione alle Lezioni sulla filosofia della storia - A. Manzoni, I promessi sposi - R. Emerson, Storia - A. Manzoni, Storia incompleta della rivoluzione francese - Lewis Carrol, Alice nel Paese delle Meraviglie e Alice attraverso lo specchio - F. Dostoevski, Delitto e castigo - Lev Tolstoj, La morte di Ivan Illic - O. Wilde, Aforismi - B. Croce, Filosofia della pratica - J. Joyce, Ritratto dell'artista da giovane - S. Freud, Lutto e melanconia - S. Freud, Introduzione alla psicanalisi - B. Croce, Teoria e storia della storiografia - B. Croce, Frammenti di etica - J. Dewey, Natura e condotta dell'uomo - Mahatma Gandhi, Un'autobiografia: la storia dei miei esperimenti con la verità - B. Croce, Le due scienze mondane: l'estetica e l'economia - S. Ferenczi, Diario clinico - H. Kelsen, L'amor platonico - K. Popper, La logica della scoperta scientifica - S. Freud, Analisi terminabile e interminabile - S. Freud, Costruzioni nell'analisi - B. Croce, La storia come pensiero e come azione - J. R. R. Tolkien, Sulle fiabe - K. Horney, Nuove vie della psicanalisi - B. Croce, Il carattere della filosofia moderna - Autori vari, Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea - R. Fairbain, Studi psicoanalitici sulla personalità - J. Salinger, Il giovane Holden - W. Golding, Il signore delle mosche - R. Money Kyrle, Il concetto antropologico e psicanalitico di norma - J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli - M. Klein, Invidia e gratitudine - D. Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente - D. Winnicott, Dal luogo delle origini - J. Monod, Il caso e la necessità - H. F. Ellenberg, La scoperta dell'inconscio - F. Uhlmann, L'amico ritrovato - J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion - S. J. Gould, Ontogeny and Philogeny - A. Miller, La persecuzione del bambino - P. Levi, I sommersi e i salvati.

Premessa

Caro amico, iniziando questa mia lettera, che sarà lunga ed articolata in molti contenuti, sento il bisogno di qualche preambolo, per giustificare il fatto stesso di scriverti una lettera. Innanzitutto perché chiamo il nostro paese "Terra di Mezzo"? A proposito di questo nome ci sono varie interpretazioni. Mi interessa rigettare due delle più diffuse.
Qualcuno - e sono sia i romantici "utopistici" sia i romantici "nostalgici" - dice che la terra è di "mezzo" perché situata in posizione intermedia tra un male fatto tutto di male ed un bene fatto tutto di bene. Per gli utopisti il male è il passato - barbaro e oscurantista - e il bene è il futuro, razionale e felice. Per i nostalgici il bene è il passato - nobile, sano ed eroico - e il male è il futuro, artificioso, codardo ed arido. Ma, per entrambi i gruppi, esisterebbero alcune condizioni concrete, cioè momenti storici o organizzazioni sociali o caratteri umani, tutte buone ed altre tutte cattive. E la nostra condizione presente ed imperfetta (o "alienata", come dicono), anelerebbe sempre a una qualche organizzazione; ma poi, sia a causa di una sua intrinseca volgarità sia a causa di sforzi distruttivi di una qualche consorteria di maligni, rimarrebbe sempre nella sua disorganizzazione o "alienazione".
Qualcun altro - e sono coloro che interpretano in maniera mitologica ("platonica") il cristianesimo ed in generale la religione - pensa che esista un Nulla, ovviamente ignoto, ed esista un Essere pieno, anch'esso misterioso ed ignoto, e che la nostra terra sia "di mezzo" perché, spuntata non si sa come dal Nulla, anelerebbe di essere inglobata non si sa come nell'Essere, cosa che le dovrebbe anche riuscire un giorno, ma intanto essi pensano che tutto sia molto brutto e deplorevole, una "valle di lacrime" da guardare con sospetto, disprezzo, e da lasciare senza rimpianti.
Se per la prima posizione la nostra terra è un passaggio tra il bene integrale e il male integrale o viceversa, passaggio comunque più volgare e meno nobile di entrambi i termini; se per la seconda posizione essa è un passaggio conosciuto e necessario, ma deplorevole e corrotto, tra un Nulla e un Essere ugualmente ignoti; a me sembra che per nessuno di loro questo "passaggio" sia una cosa granché buona e che nessuno di loro ami di cuore questa nostra Terra di Mezzo.
Anche secondo me la nostra Terra è "di mezzo", ma spiegherei diversamente tale sua proprietà. Aristotele insegnò che la virtù è un qualcosa "di mezzo" tra due vizi, tra un eccesso e un difetto (per esempio: il coraggio tra temerarietà e viltà, la generosità tra prodigalità ed avarizia).
Questo "mezzo" non va inteso in senso materiale, cioè astratto: è lo stesso Aristotele a dirci che non è come il 6 rispetto al 2 e al 10, ma è come una dieta alimentare: per un atleta il giusto mezzo tra eccesso e difetto sarà certamente diverso che per colui che non fa niente tutto il giorno. Il giusto mezzo si riferisce al soggetto, dunque. D'altra parte, anche se il soggetto può sbagliare, o con l'eccesso o con il difetto, esiste comunque un giusto mezzo, indipendentemente dalle scelte "soggettive" di fatto, dunque esiste "oggettivamente".
Forse anche l'immagine di Aristotele è solo una metafora inadeguata (non ci convince l'astrazione quantitativa insista nell'Idea di eccesso e difetto). Ma, di fatto, questa nostra terra, in cui spendiamo (o ci guadagniamo) l'unica nostra vita, è da noi amata. Perché? Amiamo forse il male e il dolore che sono in essa? No di certo. L'amiamo nonostante il male e il dolore. Forse perché intuiamo che il bene non è un "dato" interamente esterno, che prescinda dalla nostra esperienza del dolore e dalla nostra lotta contro il male. Non esisterebbe il giusto mezzo se non esistessero gli estremi.
Mi rivolgo a te: so che condividi molti dei miei problemi, e che puoi dunque darmi un contributo interessante discutendo le mie tesi e portando le tue esperienze ad integrare le mie. Inoltre suppongo che tu possa essere stato deluso da chi ti ha parlato del "giusto mezzo", ma lo ha fatto in maniera astratta ed intellettualistica. E io desidero e credo di poterne parlare in maniera concreta e chiara.
L'argomento di questa lettera è l'"etica", che definisco "teoria del comportamento umano buono". Su questa definizione, due considerazioni. La prima è che l'etica che ti propongo è "normativa": non si accontenta di raccontare alcuni comportamenti dell'uomo, o in generale o in riferimento ai nostri temi; ma vuole indicare il comportamento umano "buono". Dunque è portatrice di un punto di vista appoggiato sull'esperienza, su ragionamenti e punti di vista di altri autori, ma, anche, qualcosa di mio (naturalmente non è detto che ciò che è mio sia esclusivamente mio e non anche tuo).
La seconda considerazione è che alla parola "buono" corrispondono diversi significati: utile, sano, felice, efficace, nobile, generoso, intelligente, bello, realistico, e così via. Il mio intento è di conservare, nel mio concetto di "buono", questa molteplicità di significati, che considero una ricchezza. Non cercherò dunque di selezionare e di opporre questo a quel significato, ma bensì di mostrare le connessioni tra tutti e di confutare le teorie che propendono unilateralmente o per questo o per quello.
Le forme di argomentazione che uso sono tre: ragionamenti, esempi culturali, esempi attuali. Io vorrei che tu verificassi la coerenza logica dei ragionamenti, controllassi l'esattezza interpretativa degli esempi culturali, confrontassi con la tua esperienza diretta gli esempi attuali. Vorrei, insomma, che tu meditassi con attenzione - o per accertarli o per modificarli o per respingerli - i contenuti che ti propongo. Un aiuto per tale meditazione potrebbe essere la lettura di buoni libri, che hanno nutrito queste stesse pagine, e di cui, alla fine della lettera, ti darò le note essenziali.
Ho ordinato la mia esposizione in uno schema di cinque parti. Nella prima parlo delle virtù "attive", delle modalità, cioè, con cui la persona si apre fiduciosa alla vita, consapevolmente ma con immediatezza, cercando in essa la realtà buona.
Nella seconda parte parlo del male, e cioè dell'impossibilità di essere felici solo con la fiduciosità e l'immediatezza: infatti esiste, come realtà sia esterna che interna, un insieme di ostacoli alla vita.
Nella terza parte parlo delle virtù "contemplative". Queste, come già dissero Aristotele e Tommaso d'Aquino e come ha detto Freud, sono superiori a quelle "attive"; fantasia, riflessione, introspezione, infatti, permettono di riconoscere e di accettare che nella realtà sia esterna sia interna c'è il male, vedendo, però, che esso è proprio male e cioè qualcosa da evitare. L'immediatezza dunque è necessaria, ma non è sufficiente.
Ma neanche le virtù contemplative sono sufficienti. Ecco, allora, che la quarta parte tratta del rapporto interpersonale buono. Per Aristotele, l'amicizia è il principale dei beni di fortuna "connessi alla virtù" ma che non sono virtù e sono bensì necessari alla felicità. Per Tommaso d'Aquino, fede, speranza e carità sono qualcosa di analogo: sono un rapporto tra la persona umana e la persona divina, rapporto che, in quanto tale, non dipende solo dall'una, ma anche - e soprattutto - dall'iniziativa dell'altra. Per Freud il "transfert", e cioè il rapporto buono con un buon oggetto d'amore, è la causa sufficiente dell'introspezione, e l'introspezione a sua volta è la causa sufficiente dell'azione buona.
La quinta parte traccia la concezione della realtà ("cosa è il bene?") che motiva e giustifica l'etica precedente ("come si arriva al bene?"): definire, cioè, il fine dell'etica, che è la felicità.
Quale può essere l'efficacia di questo mio scritto? È un tradizionale problema dell'etica domandarsi se i discorsi sul bene aiutino chi li ascolta a diventare buono. Secondo me, sì. Ma voglio sottolineare che si tratta solo di un aiuto, e di aiuto limitato.
Il discorso etico aiuta ad avere la speranza, e questo è il prezioso inizio di ogni progresso morale. Infatti, se la teoria ti convince e ti appare vera, essa ti rende noto che il bene c'è, esiste; il disperato, invece, ignora o dubita della stessa esistenza del bene.
Inoltre il discorso etico indica, per quanto soprattutto in maniera indiretta, quali sono le vie giuste e praticabili per raggiungere il bene: infatti confuta le teorie erronee e chiarifica le teorie confuse, che sono indicazioni di vie sbagliate e non praticabili.
Per usare un'immagine: il soggetto morale è come un viandante perduto nel deserto e la scienza morale è come il cartello segnaletico di una locanda. Il cartello dà speranza al viandante, perché gli dice che da qualche parte esiste un posto fornito di acqua, cibo e protezione ("il bene esiste"). Il cartello, inoltre, indica in quale parte si trova la locanda, quale percorso bisogna fare, quali risorse bisogna usare durante il cammino ("questa è la via per il bene ed essa è praticabile in questi modi").
Ma il cartello segnaletico non è, in sé stesso, quel desiderio di vita che il viandante può sentire come non sentire; e non è la forza fisica, non è una cavalcatura, non è una riserva d'acqua, tutte cose che il viandante può avere come non avere; né è un compagno che con la sua presenza incoraggi e sostenga in varie forme il viandante, compagno che può esserci come non esserci.
Questa è l'efficacia della teoria morale. E puoi vedere che essa, se non fa tutto, fa bensì qualcosa.

 

 

 

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