Franco Manni

 

 

Storia reale e storia immaginaria nel Signore degli Anelli

 

 

 

   Leggo e rileggo il Signore degli Anelli e mi sento immerso in un mondo diverso da quello dall'esperienza prevalente nella mia giornata. Certo, questo in  qualche modo accade per qualsiasi romanzo che interessi : le vicende sono vissute da altre persone (i personaggi) e loro sono le decisioni, le gioie e i pericoli . In più, nel Signore degli anelli, mi  sembra di immergermi nel Medioevo. Se però leggo dei libri di storia medievale, la mia mente rifiuta questa sensazione : quale che fosse il secolo del Medioevo in cui potessi essere trasportato con la fantasia , esso non sarebbe mai lo scenario del SdA. Questo è molto più ampio del Medioevo, più complesso, più "ideale", e più legato a me e alla mia esperienza, anche se magari non alla mia esperienza quantitativamente prevalente.

 

Un millefoglie storico

   Tolkien voleva parlare del nostro mondo e per farlo ha usato ciò che lui amava in quanto oggetto del suo lavoro : i ricordi di cui l'archeologo e il filologo dispongono del Medioevo,e più precisamente dell'Alto Medioevo1. Tolkien diceva che la vicenda del SdA ha luogo nel Nordovest della Terra di Mezzo - equivalente per latitudine alle coste europee e a quelle settentrionali del Mediterraneo - in un periodo simile a quello in cui avvengono quelle lotte tra i regni romano-barbarici che sfociano nella costituzione del Sacro Romano Impero con capitale Roma. Se Hobbiton e Rivendell sono alla latitudine di Oxford, Minas Tirith è a quella di Firenze. Le Bocche dell'Anduin e la città di Pelargir sono alla latitudine dell'antica Troia2.Però, già il fatto che in questo passo Tolkien citi Troia e Firenze, la prima città importante nell'Età Antica e la seconda nel Rinascimento, ci indica che Tolkien, affascinato dall'Alto Medioevo (studiava il Gotico, l'antico Anglosassone, Beowulf, ecc.),era però in generale affascinato da tutta la Storia.

    Si può avere interesse per la Storia sia per nostalgia verso il passato (e questa motivazione c'era certamente in Tolkien),sia per capire la genesi del presente e dunque capire il presente con quella profondità che il semplice esame dei risultati, privo di quello delle cause, non permette. Anche questa motivazione c'era in Tolkien,e, secondo me, è stata la più importante. Il suo mondo - come vedremo in dettaglio - è come una torta millefoglie che sia stata tagliata così che si veda come è fatta. Il punto di vista con cui il lettore può osservarne gli strati è duplice, a causa di due tecniche letterarie usate da Tolkien : verticale, per un effetto di profondità, orizzontale, per un effetto di complessità.

   Il primo punto di vista è più evidente e ne ha parlato esplicitamente lo stesso Tolkien3,ed è stato rigorosamente dimostrato dal critico Tom Shippey4 (e dunque ad esso accenno solo rapidamente) : al lettore del SdA vengono narrate le vicende - della durata di circa un anno - avvenute alla fine della Terza Era. Ma qua e là, e in realtà assai spesso, vengono proposti squarci della storia passata di tutte e tre le Ere. Questo avviene attraverso racconti, poesie, canti, monumenti, iscrizioni, paesaggi naturali, antichi artefatti. Gli eventi passati non vengono mai narrati con completezza, ma, appunto, attraverso squarci fugaci. Questa tecnica crea l'effetto di profondità che accresce grandemente, nel mondo immaginario descritto, l'apparenza della realtà. Infatti ogni mondo reale ha un suo passato strutturato, che non viene  mai a nessuno presentato in generale e completamente, ma viene indagato in questa o quella sua parte quando un'occasione esterna o un bisogno interno lo impongono. Un motivo importante per cui il  SdA è tanto più coinvolgente del Silmarillion è proprio il fatto che solo per esso possono esistere i piani temporali retrostanti e dunque esserci l'effetto realistico di profondità, mentre per il  Silmarillion no, in quanto esso stesso costituisce tali piani. Ed è anche il motivo principale per cui Tolkien preferì non pubblicare il Silmarillion, come riconosciuto da lui stesso, e dal suo maggior esegeta Shippey5.

   Il secondo punto di vista, più sfuggente, anche se più massicciamente presente nel SdA, che io sappia non è stato indagato esplicitamente dalla critica (anche se diversi spunti compaiono in un articolo di Christina Scull6). È il punto di vista "orizzontale" o sincronico, per il quale diversi strati storici sono compresenti e spazializzati , cioè trasformati in territori della Terra di Mezzo.

   I Tumulilande rappresentano la tarda Età della Pietra e la prima Età del Bronzo(3000 aC)7.

   Numenor, con le sue colossali costruzioni funebri e l'imbalsamazione dei cadaveri è l'antico Egitto. Ma anche l'antico Israele che, al tempo della monarchia (900 aC), passa dal culto aniconico di Jahvè (di Eru sul Meneltarma) a quello idolatrico e l'Israele dell'Esodo con la fuga di Elendil/Mosè con il "resto" dei Fedeli. D'altra parte i sacrifici umani nel tempio che Sauron erge a Melkor richiamano gli usi degli antichi Cartaginesi e degli Aztechi ; mentre la conquista a scopo di rapina e schiavismo ricorda la Roma imperiale nella diversità della sua politica estera rispetto a quella della Roma repubblicana8.

   Arnor rappresenta l'Impero Romano Occidentale nel IV e V secolo con le lotte intestine dei suoi imperatores, ma anche le complicatissime guerre delle tribù barbariche e dei Regni romano-barbarici ,in specifico di quelli anglosassoni e di quello merovingio9.

   Carrieri ed Esterlings rappresentano i popoli nomadi e seminomadi  slavi, magiari, bulgari, peceneghi, mongoli, tartari e turchi nelle loro continue scorrerie dall'Oriente all'Europa Tardoantica e Altomedievale.

   Le stirpi dei Nani con le loro secolari faide sono i Re germanici dal V all'VIII secolo,così come raccontato, per esempio, nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono.

   Gondor è - sono parole di Tolkien - una sorta di orgogliosa, venerabile ma sempre più impotente Bisanzio, che prima arriva a un picco di potere (X secolo) ma poi sfocia in un decadente Medioevo (XI-XV secolo)10. D'altre parte Tolkien scrisse anche che i Numenoreani di Gondor furono orgogliosi, peculiari e arcaici come gli ipertradizionalisti antichi Egizi, cui assomigliano per l'amore per le costruzioni gigantesche e l'interesse per tombe e antenati ; ma nella teologia ricordano gli Ebrei11. In generale per Tolkien la Caduta di Numenor rappresenta la fine dell'Età Antica e l'inizio del Medioevo12.

   I Rohirrim rappresentano gli Anglosassoni dal V all' XI secolo13 e il loro rapporto con Gondor rappresenta quello tra i regni romano-barbarici e Bisanzio14.Ma i Rohirrim rappresentano anche gli "indiani" del Nordamerica, coi loro cavalli, le loro praterie e il loro ingenuo e severo senso dell'onore15.

   Mordor in generale rappresenta il dispotismo degli antichi Imperi Orientali (egizio, caldeo, mesopotamico, persiano),con le loro deportazioni di interi popoli e l'esteso regime schiavistico (ma richiama anche il dispotismo a noi contemporaneo : gli esperimenti "razziali" e il tentativo di introdurre un nuovo paganesimo dei nazisti nel Governatorato del Reich e nei Territori Orientali ; mentre Bocca di Sauron che aspira a insediarsi a Isengard ricorda i governi di Vichy, Bratislava, Budapest).

   L'Isengard di Saruman è come un potente covo di pirati medievali e moderni fino al secolo XVIII : un'Algeri saracena o un'isola caraibica della Filibusta.

   La Città del Lago (nello Hobbit) è come una lake-town europea dell'Età del Bronzo16mescolata con una città lagunare o fluviale, una Venezia o un'Amsterdam mercantili del Tardo Medioevo (XIV-XV secolo).

   Lorien e Rivendell mescolano le corti baronali della Provenza trobadorica del Basso Medioevo (XII-XIII secolo) con le abbazie benedettine e specificamente cluniacensi dell'Alto Medioevo17.

   Gli Uomini delle Montagne fondono le orde Neolitiche con le tribù ottocentesche del Terzo Mondo nei loro primi contatti con gli Europei colonizzatori.

   Non solo, dunque, la Terra di Mezzo è nel suo complesso una mescolanza di periodi storici diversi, ciascuno riferito a una regione geografica, una specie di  sincronizzazione della diacronia (rendere contemporaneo ciò che si presenta solo in successione temporale),ma anche in alcune sue singole regioni c'è ugualmente una mescolanza,come abbiamo appena visto in alcuni esempi.

   L'esempio più evidente è la Contea.Per renderla compatibile con le altre regioni della Terra di Mezzo che saranno visitate dagli hobbit , essa contiene un certo qual medioevo generico (piume sul cappello,archi e frecce,spostamenti o a cavallo o a piedi,esistenza di un Conte,ecc.) o un Ancien Règime generico(famiglia estesa e non nucleare; non c'è l'elettricità; i viaggi sono molto scarsi e la maggior parte della gente nasce,vive,muore nello stesso paese ; l'economia è quasi solamente agricola). Cioè essa contiene quegli elementi generici di "passato" che sono durati per millenni e sono compatibili con quasi tutti i "passati" espressi geograficamente ( e non temporalmente) nelle altre regioni della Terra di Mezzo.

   Però - specificamente - essa contiene (e mescola con gli elementi precedenti) elementi "moderni" e anche "contemporanei"18: si usano le piante americane patata e tabacco (l'"erba pipa" nelle prime stesure del SdA veniva chiamata proprio "tabacco") ; è organizzato uno stabile servizio postale per tutti (e non solo per gli aristocratici) ; esiste un Museo Civico ; non esistono relazioni vassallatiche nè di signoria rurale19; vi sono smial o casette "a schiera" ; Lobelia usa l'ombrello ; è presente,nelle case borghesi,l'orologio da parete20; Sharkey introduce l'ammasso di beni allo stato,l'inquinamento industriale dei fiumi, il proibizionismo di alcol e tabacco, le ciminiere.

   Come scriveva Emilia Lodigiani, la Contea rappresenta la "vita quotidiana"21,la quale non può esistere nè reggersi autonomamente isolata dal più vasto back-ground culturale, politico, militare : gli Hobbit come stirpe derivano dagli Uomini e gli Uomini hanno ricevuto il linguaggio,la scrittura e le scienze dagli Elfi ; specificamente la pace nella Contea esiste solo perchè Elfi e Uomini (gli ultimi sono i Raminghi) hanno contenuto le forze del male. Analogamente, la Contea  simboleggia il presente reale, in cui il lettore si identifica (Lo Hobbit e il SdA sono stati scritti - il "Libro Rosso" -  dal punto di vista degli Hobbit). E il presente non può esistere senza il passato,nè può reggersi senza una conoscenza storica (conoscenza - historia magistra vitae - che viene mediata alla popolazione Hobbit da alcuni suoi membri scelti, soprattutto Bilbo e Frodo).

   Se entriamo nel più intimo cuore lirico della Contea,vediamo un Hobbit ben pasciuto (Bilbo, Frodo prima del viaggio) nella comoda villetta-smial di Bag End,seduto in una comoda poltrona,intento a fumare la pipa,mentre l'orologio a muro e il crepitio del fuoco nel caminetto scandiscono il tempo di attesa per la cottura di pasticcini  e pandispagna destinati al tè delle cinque,mentre fuori il giardiniere si sta occupando di prato e aiuole fiorite. È - questo autentico cuore lirico della Contea - una scena molto infantile e molto celibataria22(a livello psicologico),molto piccolo-borghese(a livello sociale),molto campagnola (a livello territoriale),molto XX secolo (a livello temporale). Rappresenta cioè una condizione di vita estremamente staccata dalla conoscenza dei grandi avvenimenti storici.Noi sappiamo che Bilbo e Frodo hanno "sangue Took",vivono delle avventure importanti e conoscono Elfi e Stregoni, ma questi fatti sono proprio ciò che li rende "diversi",che non li assimila ma al contrario li distingue dalla Contea.

   Sembra dunque che Tolkien parlando degli Hobbit voglia parlare dei suoi lettori (oltre che di una parte di sè stesso)23verso cui sente assieme una commozione simpatetica e un dubbio critico. Parlando degli Elfi,di Aragorn,di Barbalbero e soprattutto di Gandalf24, parla di quella minoranza di persone (oltre che di un'altra parte di sè stesso) che rivestono il necessario ruolo di "apritori di occhi"25,e specificamente apritori di quella "conoscenza storica" essenziale per la difesa e la promozione della "vita quotidiana" (certamente la "conoscenza storica"se è un elemento necessario per quella difesa e quella promozione,non è però un elemento sufficiente : Saruman è esperto studioso della "tradizione degli Anelli" e di molte altre storie, ma tale conoscenza non gli basta per evitare di diventare una grande ingannatore e un grandissimo autoingannatore). 

 

Tutti all'Età del Bronzo !

   Se gli Hobbit rappresentano i lettori del XX secolo, se le regioni della Terra di Mezzo sono un atlante storico e se i personaggi come Gandalf,Elrond e Aragorn sono i docenti di storia, perchè Tolkien più volte ha affermato che gli eventi della sua saga sono eventi della nostra Terra,in particolare dell'Europa,avvenuti però in un lontano passato?26 Tolkien anzi è stato abbastanza dettagliato : il presente suo e dei lettori del SdA (seconda metà del XX secolo) corrisponde alla fine della Sesta Era o all'inizio della Settima, e, poichè ciascuna Era dura circa 2000 anni, tra la fine della  Terza - e cioè gli eventi del SdA - e la pubblicazione del romanzo corrono 6000 anni27.

   Che senso ha,però, costruire prima una Contea simillima a quella in cui vive il Jeeves di Wodehouse, e poi dire che essa esisteva - coi suoi orologi,le sue vedove con l'ombrellino,i suoi prati curati e i suoi tè delle cinque - 6000 anni fa,tra Neolitico ed Età del Bronzo ?

   La risposta che mi sembra più sicura è questa : ciò avviene perchè nè il XX secolo della Contea, nè la Bisanzio di Gondor, nè qualsiasi altro tassello del tableau historique della Terra di Mezzo sono reali ; e sono invece tutti  idealizzati . Nella Contea non ci sono armi, non ci sono omicidi,nè incesti,nè stupri,nè rapine, non ci sono conflitti sociali,non ci sono epidemie,non c'è mortalità infantile,non c'è la fame nè il cancro, tutti sono longevi e le uniche morti descritte (come quella di Otho Sackville Baggins) sono "di vecchiaia". La Bisanzio gondoriana,diversamente da quella reale28,sembra avere un certo qual sistema feudale (come si vede nel principe Imrhail e negli altri Magnati che affluiscono per l'estrema difesa di Minas Tirith), ma non ci sono le continue guerre feudali presenti cronicamente ovunque gli storici abbiano riconosciuto l'esistenza di un sistema feudale,come nell'Europa Occidentale medievale29e nel Giappone dei secoli.XII-XVI.30. E, solo avendo più spazio a disposizione, l'elenco si potrebbe allungare assai.

   È vero che pochi tra i lettori del SdA sono in grado o sono interessati a riconoscere le pesanti diffrazioni tra il medioevo immaginario tolkieniano e quello reale ; ma quasi tutti i lettori tolkieniani,volenti o nolenti,non potrebbero fare a meno di accettare come reale l'Inghilterra rurale della Contea. Ecco allora che respingendo la "modernità"della Contea 6000 anni fa (ed assieme ad essa tutto il "Medioevo"delle regioni circostanti), Tolkien riesce a rendere compatibili due cose : fare identificare il lettore negli elementi novecenteschi della Contea, e non permettere che un confronto insostenibile rovini tale identificazione. 

 

Medioevo per sempre

   D'altra parte,traslocare il tempo della Guerra dell'Anello 6000 anni fa implica far cominciare la Prima Età 12000 anni fa, e questo però avviene - come sa ogni lettore del SdA e del Silmarillion - senza mutare lo status  "medievale" delle civiltà elfiche,umane e nanesche (non consideriamo gli Hobbit della Contea,la cui cronaca conosciuta non risale più in là della fine della Terza Età). In tutte e tre le Età vediamo un unico e sempre uguale standard di civilizzazione, e questo è "medievale".

   Così si pongono due  altri problemi dell'uso tolkieniano della Storia nelle sue opere di fiction.Il primo è che il tempo passa in un certo senso (nascono e si distruggono regni;cambiano i continenti;nascono,agiscono e muoiono le persone), ma in un altro senso sembra non passare (non cambiano le conoscenze scientifiche, tecnologiche, artistiche, letterarie, giuridiche, religiose) : è come se la civiltà fosse immobile, come se vi fossero solo avvenimenti puntuali (battaglie, avventure, decessi, ecc.) ma non vi fossero processi "di lunga durata"31.

   Il secondo problema è che questa "immobilità" avviene all'insegna del "Medioevo" : sia all'inizio della  Prima Età sia alla fine della Terza ci sono smpre gli stessi tipi di armature,l'incastellamento,la monarchia ereditaria,l'assenza di industria. Ma anche l'assenza di una schiavitù diffusa.

   Perchè questa immobilità ? Perchè essa avviene all'insegna del "Medioevo" ? Comincio col rispondere alla seconda domanda.

   Bisogna premettere che il "Medioevo"di cui si parla è tra virgolette per più ragioni : vi sono elementi dell'Età Antica,come a Mordor la deificazione di Sauron e la schiavitù,e come ,in generale,la superlentezza dei cambiamenti (nei 4000 anni dell'Età Antica i cambiamenti culturali e sociali sono stati molto più lenti che nei 1000 anni del Medioevo). Poi vi sono elementi dell'Età Moderna come la presenza di monarchie nazionali più che feudali ; la presenza di eserciti soprattutto appiedati; l'ideologia -notata da T.Shippey richiamandosi all'aforisma di Lord Acton - che il potere corrompe sempre e non è possibile che la persona che ricerca il potere possa mantenersi buona32. Inoltre lo scenario di un'alleanza di molti popoli (i "Popoli Liberi della Terra di Mezzo") che, in nome della libertà e di altri valori che vadano al di là di quelli della mera politica di potenza dello stato, combattano un comune oppressore che intende conquistare e asservire il mendo, è un'idea che non c'è nè nel Medioevo nè nell'Ancien Règime, ma compare solo con le alleanze europee al tempo della Rivoluzione Francese e di Napoleone I Bonaparte. Inoltre,come già accennato, non compare chiaramente il vassallaggio (la parola stessa è usata solo a proposito di Gwaihir e delle sue aquile) nè la servitù della gleba. Non compare - soprattutto - una Chiesa organizzata con le usanze da essa diffuse nella vita popolare.

   Poi si potrebbe dire che Tolkien abbia scelto proprio il Medioevo perchè l'Età Antica aveva concezioni (sacrifici umani; politeismo; giochi gladiatori; deificazione dei regnanti; licenza sessuale ; schiavitù) troppo diverse dalle nostre, e quindi in cui difficilmente i lettori avrebbero potuto identificarsi. D'altra parte,l'Età Moderna non si prestava facilmente all'idealizzazione di ambienti e personaggi alla quale,come si è detto, Tolkien mirava : burocrazia,industrializzazione,società di massa,ecc. avrebbero  ricordato troppo da vicino la realtà effettiva non idealizzata.

 

   Il Medioevo esprime bene - inoltre - l'ideale "germanico"del Beowulf per cui "il cuore sia più saldo e più fermo il proposito, più prode l'animo se la frza vien meno". Questo ideale però Tolkien lo voleva corretto (come esplicitamente dice nel suo Il ritorno di Beorhtnoth, figlio di Beorthelm33) così : il coraggio disperato è un valore morale solo se non è corrotto dal desiderio della gloria,del "buon nome", ma è motivato solo dalla fedeltà di un sottoposto ai suoi superiori34. E questa correzione poteva essere approvata a un livello socialmente diffuso solo in una società cristianizzata come quella medievale, più che in quella tutta pagana dell'Antichità.

   Altri motivi : nel Medioevo affascina la stratificazione delle culture passate (Teodorico che mantiene il Senato romano ; Federico II nella sua reggia a Palermo che mescola elementi anticoromani con quelli bizantini,normanni,arabi e del feudalesimo franco35), stratificazione che c'era anche nell'Antichità ma è da noi - dato lo stato dei documenti - molto meno conosciuta. Nel Medioevo e non nell'Antichità - inoltre - nascono una civiltà e una lingua inglese originali (dalla sintesi dei Celto-britanni,Romani,Anglosassoni.E però,quella medievale, è un'Inghilterra non ancora Riformata - ma "cattolica" - e non ancora "insularizzata"- ma con profondi legami linguistici,culturali e dinastici col continente - diversamente che nell'Età Moderna. Nel Medioevo, infine, Tolkien può usare appropriatamente una serie di lingue di sua invenzione,ricalcate su quelle germaniche e celtiche che tanto amava.36

   Se si legge qualche libro serio di storia medievale37, si fa subito la prevedibile scoperta che i Re medievali erano tutti - certo in misura diversa - sia buoni sia cattivi, e non si riesce a trovare in nessun momento di quei 1000 anni quella contrapposizione polarizzata tra un'alleanza con scopi chiaramente di conquista, asservimento e omicidio, e un'alleanza con scopi di difesa della libertà e della giustizia : alleanze del genere - o nei fatti,o,almeno,nell'ideologia - si vedono solo a partire dalla Rivoluzione Francese e,soprattutto,a partire dalla Seconda Guerra Mondiale.

   Seguendo dunque Tom Shippey,mi sembra che Tolkien volesse anche (non,però,come scopo principale) parlare di quel momento storico che è la metà del XX secolo, coi suoi specifici problemi politici. Ma,come altri scrittori fantastici britannici nello stesso periodo (T.H.White,G.Orwell,C.S.Lewis,W.Golding) non potesse fare ciò usando un modulo letterario realistico. Tutti quanti questi autori non si occuparono direttamente di politica e di problemi sociali,poichè sentirono che al di sotto di questi problemi ce ne sono altri più importanti (per esempio l'indagine sulla natura del Male) che molti autori "realisti"furono tentati di evadere o proprio non vedere38. Tolkien scelse di usare lo schema fantastico del Medioevo, come T.H.White, mentre Orwell scelse il futuro prossimo, Golding l'isola deserta nell'Oceano,Lewis il viaggio interplanetario. 

 

Tanti avvenimenti , un solo mutamento

   Per rispondere alla seconda domanda (perchè Tolkien "immobilizza"la Storia?), cominciamo col notare che il Medioevo - secondo la nostra percezione comune - facilita l'idea di immobilità ; noi fatichiamo a distinguere la varie fasi della storia medievale occidentale (per esempio le fasi del feudalesimo39) : percepiamo molto la differenza tra il XVIII e il XX secolo, quasi per niente quella tra il VII e il IX o l'XI e il XIII, ci sembra che ogni generazione di contadini,monaci e guerrieri medievali sussumesse interamente e senza aggiunte il patrimonio di idee e abitudini dalla generazione precedente. Che questo si debba a qualche caratteristica lentezza "oggettiva" del Medioevo (e ancor più dell'Antichità) in sè, oppure a una nostra ottusità "soggettiva"a discriminare (analoga a quella per cui tutti i cinesi sembrano uguali agli occhi dell'europeo), è un problema complesso che qui non discuterò. Rimane comunque il fatto.

 

   Certamente gli storici medievali non avevano coscienza del mutamento storico : registravano fastelli di avvenimenti, ma non notavano mutamenti : e Tolkien nel Silmarillion e negli squarci retrospettivi del SdA non racconta i secoli e i millenni passati come potrebbe fare uno storico moderno, ma li racconta come potrebbe fare Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum40.

   Fino a un certo punto Tolkien accetta, come presupposto filosofico di questa immobilità, la teoria platonica : per Platone tutta la conoscenza è preesistente alla Storia, è già data all'inizio nell'iperuranio, durante la vita viene ricordata, ma non accresciuta nè modificata ; non esiste il progresso41. Così per Tolkien alcune conoscenze sono innate, "naturali" (date da Iluvatar ?), come quelle riguardanti l'organizzazione famigliare42, e tutte le altre conoscenze (astronomiche, artistiche, militari, linguistiche, ecc.) vengono insegnate dai Valar agli Elfi all'inizio della loro Storia : più agli Eldar e meno ai Moriquendi, ma comunque sin dall'inizio un patrimonio viene trasmesso e poi sostanzialmente conservato senza mutamenti ( certi sviluppi particolari, come l'arte dell'oreficeria in Feanor e in Celembribor, non sono significativi per la sostanza delle abitudini sociali degli Elfi). Gli Uomini, d'altra parte, nelle prime tre Ere si trovano nella stessa situazione, solo che per loro il ruolo giocato dai Valar è svolto dagli Elfi.

   È vero che,con la Quarta Era, gli Uomini si sganciano dalla tutela degli Elfi e degli Istari (e dunque, ultimamente, dei Valar) e sviluppano un "Tempo degli Uomini" che conduce alla nostra storia reale, fino al nostro presente,che non è più "medievale", e quindi presuppone un'"accensione"del mutamento storico. Ma la Quarta Era non viene descritta da Tolkien : egli espunse l'Epilogo del SdA43 e abortì il sequel ambientato dopo la morte di Aragorn44.

   Come giustamente ha notato Tom Shippey45,il dialogo tra Legolas e Gimli a Minas Tirith ha un'importanza rilevante nel SdA : i rappresentanti delle due principali razze non-umane della Terra di Mezzo discutono sulla Storia e sul ruolo degli Uomini in essa : essi vengono descritti come i nuovi protagonisti che soppianteranno i vecchi,avendo come difetto principale l'incostanza e come principale pregio l'intraprendenza46. Si tratta di una profezia dal significato ambiguo : Legolas - contro Gimli che riveste il ruolo del detrattore - mette in risalto le qualità degli Uomini,in base alle quali - profetizza l'Elfo - gli Uomini "sopravviveranno" a Elfi e Nani. Ma questa vitalità è un vero valore ,se è vero ( e non è contraddetto da Legolas) ciò che dice Gimli,e cioè che gli Uomini non sono capaci di portare a termine ciò che iniziano e di conservare le cose buone del passato ?

   Ora, Aragorn Gemma Elfica, pur rivestendo il ruolo di primo Re della Quarta Era - Era degli Uomini - non sembra affatto rispondere alle descrizioni di Legolas e Gimli : certamente non a quella di Gimli,perchè egli è il Costante per eccellenza,colui che è capace di vivere a lungo nell'anonimato,svolgendo un servizio non riconosciuto, ritarda azione politica e matrimonio al fine di portare a compimento,al momento opportuno, la sua missione. Ma certamente neanche a quella di Legolas : egli rifoggia la spada rotta, riunisce il regno diviso, ripianta l'albero avvizzito, ma non semina "semi nuovi", non intraprende nuove iniziative. Egli è un Conservatore della Tradizione,dà inizio alla Quarta Era non perchè ne interpreti il destino caratteristico, ma perchè governa il trapasso ad essa dalla Terza Era. Egli salva la libertà dei Popoli della Terra di Mezzo, ma non usa tale libertà per creare cose nuove.

   Egli è il conservatore di cosa ? Come già dice il suo epiteto (Elessar),egli (allevato a casa di Elrond e suo genero, discendente dei Numenoreani di Elendil,cioè di quelli Fedeli sia agli Elfi di Tol Eressea sia agli Elfi della Terra di Mezzo) è l'Uomo conservatore della Tradizione Elfica.

 

   Ora, Tolkien non ha inteso narrare le vicende del Tempo degli Uomini (IV,V,VI era), mentre ha narrato, anche in maniera molto dettagliata (come testimoniano il Silmarillion, i Racconti incompiuti e i 12 volumi della History of Middle Earth) le tre ere del Tempo degli Elfi. Le tre ere degli Uomini sono quelle della nostra storia reale e dunque esse sono piene - come Tolkien sapeva bene e i suoi lettori almeno vagamente - di mutamenti storici. Invece le tre ere degli Elfi non hanno qualcosa di analogo ai Rinascimenti,ai Risorgimenti, alle Riforme; alla conversione dei popoli al cristianesimo, alla feudalizzazione della società,all'avvento dei Comuni e del potere borghese,alla costituzione degli stati nazionali,alla Rivoluzione liberale in Inghilterra,alla Rivoluzione Democratica negli Stati Uniti, alla Rivoluzione liberal-democratica e in parte anche socialista in Francia ; alle rivoluzioni scientifiche copernicana, galileiana, newtoniana, darwiniana, einsteiniana; all'Illuminismo, al Romanticismo, al Positivismo; alle scoperte di Nuovi Mondi, alla colonizzazione, alla decolonizzazione; alle "rivoluzioni" agraria, industriale, dei trasporti e delle telecomunicazioni e informatica; al boom demografico e all'avvento della società di massa ; alla burocratizzazione, alla costituzione del welfare state e al dispiegarsi della divisione del lavoro in una società complessa.

   Il Tempo degli Elfi è una storia "fredda",piena di avvenimenti ma senza mutamenti. Tranne uno.

   Se dalla Prima alla Terza Era gli Elfi non innovano le proprie conoscenze e la propria organizzazione sociale, però essi - dalla Prima alla Terza Era - vivono un vero ,anche se unico, mutamento storico. Questo mutamento è essenzialmente interiore,anche se ha importanti effetti esterni, e non possiamo chiamarlo nè intellettuale,nè politico,nè sociale : esso è infatti un mutamento morale.  

   Gli Elfi di cui Tolkien racconta la storia non sono i Vanyar e i Teleri di Valinor,ma sono quelli della Terra di Mezzo : i Moriquendi che non hanno voluto lasciarla e i Noldor che vi sono voluti ritornare. Stirpi elfiche che hanno molto amato la Terra di Mezzo - a causa della sua bellezza,e a causa del dominio indipendente dai Valar che avrebbero potuto fondarvi - da volervi rimanere per migliaia di anni,anche se la sapevano abitata da Melkor e dai suoi servitori.

   Ma questi Elfi della Terra di Mezzo,dalla Prima Era alla fine della Terza fanno un grande cambiamento : nella Prima sono fondatori di Regni,costruttori di Città, fabbricatori di Anelli, istruttori di Popoli, generali di grandi Guerre. Alla fine della Terza sono sfuggenti abitatori dei boschi,ridotti nei "monasteri" di Rivendell e di Lorien per ospitare,curare e consigliare,sempre più disaffezionati dalla Terra di Mezzo,in procinto o di partire al di là del Mare o di "sbiadire".

   L'Elfo caratteristico della Prima Era è Feanor,con la sua grande "bravura"ma col suo grandissimo orgoglio (e,pur se in misura minore,tali sono anche Finrod, Thingol, Turgon). L'Elfo caratteristico della Terza Era è Elrond (Mezzelfo che ha scelto il destino dei Priminati): senza alcuna ambizione terrena , "abate" di Rivendell, col cuore già al di là del Mare.

   Gli unici Elfi viventi nella Terra di Mezzo sia nella Prima sia nella Terza Era sono Glorfindel e soprattutto Galadriel. Glorfindel nella Prima Era è l'Eroe Guerriero che cade per difendere quanto resta del popolo della sua patria, Gondolin47. Glorfindel reincarnato48 alla fine della Terza Era è un messaggero e scout per individui di altri popoli, Aragorn e Frodo, alle cui imprese non prenderà parte49.

   Galadriel nella Prima Era è un'orgogliosa principessa dei Noldor che va nella Terra di Mezzo contro il volere dei Valar, non per recuperare i Silmaril come Feanor,ma neanche per moderarne la leadership sul popolo come Fingolfin. Ella nella Terra di Mezzo cerca "un dominio suo"50. Galadriel alla fine della Terza Era è la donna che più non si allontana dal suo sposo Celeborn51,che conserva in segreto l'anello Nenya,che sorveglia i movimenti del Nemico,che ospita e incoraggia la Compagnia dell'Anello,che rifiuta - nella memorabile scena con Frodo - ogni prospettiva di dominio, che va con Elrond e con Gandalf ai Rifugi Oscuri e lascia per sempre la Terra di Mezzo.

   L'immobilità storica - cominciamo a vedere - ha un senso perchè riferita al Tempo degli Elfi.Una storia degli Uomini senza mutamenti culturali e sociali risulterebbe senza senso e porterebbe allo scetticismo teologico e alla disperazione : perchè innumerevoli generazioni di individui nascerebbero e morirebbero, se ciò non servisse in nulla alle generazioni successive,se non facesse procedere in nessun cammino,se non adempisse nessuna missione ? L'Antichità reale ha certamente avuto mutamenti storici,ma la storiografia antica di essi non era cosciente ; per essa la natura umana era immutabile e il tempo era ciclico ; da qui il profondo scetticismo verso gli Dei della tradizione e il penoso senso di disperazione che - come un fiume carsico - riemergono,nonostante le intenzioni,in un Tucidide o in un Tacito.

   Invece gli Elfi di Tolkien vivono migliaia di anni,ed ecco allora che un senso del passare del tempo lo possono trovare nelle loro esperienze individuali : esperienze di persone che,nel corso della propria vita, a fatica e lentamente imparano,lasciano gli errori passati,hanno una maturazione morale.

   Questa dunque mi sembra la risposta alla domanda che sopra mi ero posto (perchè c'è immobilità nella Storia immaginaria narrata da Tolkien?): Tolkien attraverso gli Elfi vuole parlare di un aspetto dell'esperienza umana52. Non l'esperienza collettiva dell'umanità, ciò che propriamente chiamiamo Storia, ma l'esperienza singola dell'individuo,ciò che chiamiamo Vita. Infatti proprio come per gli Elfi nel loro insieme durante le tre ere non vi sono mutamenti culturali e sociali, così accade nella vita di ciascun singolo uomo : il carattere non cambia, perchè non possono cambiare i dati culturali e sociali del mondo che lo ha formato : un uomo del XIII secolo - che sia Dante Alighieri o il più umile servo della gleba - non potrà mai pensare e sentire e agire come un uomo del XVIII o del XX secolo, come sanno bene gli storici delle "mentalità"53.

   Se però il carattere non cambia, la vita di un uomo ha senso perchè cambia la risposta che egli dà al suo carattere.Il libero arbitrio non sta nel cercare di essere un'altra persona e di vivere una realtà esterna/interna diversa da quella che il Destino ha dato ; ma sta nel cercare di comprenderla ("conosci te stesso") e così fare una critica - quali gli aspetti buoni,quali quelli cattivi - e nel comportarsi di conseguenza. E questa è la maturazione morale,che per Tolkien è l'unico mutamento registrato nella Storia degli Elfi, in quanto - ritengo - tale "Storia" non vuol parlare (almeno non in primo luogo) della Storia, ma della Vita.

   Con una tecnica letteraria per nulla "medievale" o "tradizionale" e simile a quella del En attendant Godot di Samuel Beckett, come ha osservato Delle Rupi, Tolkien fa raggiungere a Frodo e Sam, nei pressi di Cirith Ungol, la consapevolezza di essere personaggi fittizi : "i personaggi diventano leggende, i narratori diventano personaggi e gli ascoltatori diventano narratori"54. I tre autori del Libro Rosso dei Confini Occidentali - Bilbo, Frodo, Sam - sono protagonisti delle vicende narrate, consapevoli che le vicende che vivono servono a una narrazione. Servono, cioè, all'ascoltatore/lettore che riceverà un messaggio,un insegnamento che lo aiuterà a capire di essere lui ora l'attore, il continuatore della storia. De te fabula docet : la storia parla della tua vita. 

 

La Storia dal punto di vista dei Valar e la Storia dal punto di vista di Iluvatar

   Eccetto Melkor, gli Ainur erano contenti della prima Musica di Iluvatar,il loro atteggiamento era conservatore : quando Melkor introduce la dissonanza, per gli Ainur la cosa migliore sarebbe eliminarla . Invece Iluvatar la mantiene e la incorpora in una nuova Musica più gloriosa della prima.Gli Ainur ,diventati Valar, nel plasmare Arda vogliono interpretare la prima Musica e,fattolo,aspirano a conservare il risultato. All'avvento dei Primogeniti,lo scopo dei Valar è di portarli via dalla Terra di Mezzo - dove,evidentemente non a caso,li aveva collocati Iluvatar - per farli vivere a Valinor e condividere con loro la contemplazione di una bellezza immutabile.

   Quando i Noldor decidono di tornare nella Terra di Mezzo,ciò avviene raccogliendo la calunnia contro i Valar seminata da Melkor ("i Valar vogliono che restiate a Valinor per dominarvi"), in mezzo ai violenti litigi tra Feanor e i suoi fratellastri, guidati - almeno in parte - da una prospettiva di vendicativa avidità (la riconquista dei Silmarils), e uccidendo l'imparentata stirpe dei Teleri. Vi sono tutti gli elementi del racconto biblico della Caduta di Genesi,3 : il recepimento della calunnia del Serpente-Satana contro Jahvè, l'incomprensione sopravvenuta e le accuse reciproche tra Adamo ed Eva, il desiderio del frutto proibito, l'uccisione di Abele da parte di Caino. I Valar dunque,riuniti a Consiglio e attraverso la Prima Profezia di Mandos, condannano questa emigrazione dei Noldor.

   Però : se è vero che di fatto l'emigrazione dei Noldor è avvenuta in mezzo al peccato, non era possibile in linea di diritto che essa avvenisse senza peccato ? E i Valar,oltre al condannarla a causa di tale peccato, non l'avrebbero forse ugualmente avversata - almeno nei loro cuori - se essa fosse avvenuta senza peccato ?

   Se è dubbia la risposta affermativa alla prima domanda, non lo è - come provano le azioni dei Valar precedenti  ai peccati dei Noldor - la risposta affermativa  alla seconda domanda : per il punto di vista conservatore che i Valar hanno della Storia, la cosa migliore per gli Elfi è di vivere a Valinor la propria vicenda, che, invece, andando nella Terra di Mezzo, sarebbe dai Valar largamente imprevista.

   Ora,se - come ho argomentato nel paragrafo precedente - la Storia immaginaria raccontata da Tolkien è Storia solo impropriamente,perchè è principalmente una metafore della vita individuale, nel paragrafo presente vorrei però suggerire che  il Senso della Vita viene manifestato nel SdA senza seguire integralmente  il punto di vista "conservatore" dei Valar, ma seguendo almeno in parte il punto di vista "creativo" di Iluvatar.

   Il punto di vista dei Valar è quello platonico di "andata"e "ritorno" (mimesi e metessi) : il mondo temporale emana dal mondo eterno, e poi ad esso ritorna. L'emanazione è "copia imperfetta" dell'archetipo perfetto, ed è anche "caduta" infelice - nel ciclo delle reincarnazioni - dallo stato di beatitudine. Il ritorno restaura lo stato primordiale, rispetto al quale il tempo intermedio non porta qualcosa di nuovo o di significativo. Così gli Elfi,dopo gli errori/erramenti nella Terra di Mezzo, ritornano a Valinor : o nelle Aule di Mandos (perchè uccisi), o ad Eldamar (perchè volontariamente imbarcatisi nel Grande Mare).

   Bilbo ne L'Hobbit - il cui sottotitolo è Andata e Ritorno - quando dopo la sua avventura ritorna nella Contea, non è sostanzialmente mutato : Tolkien termina il romanzo scrivendo "e visse felice e contento", sottolineando la ripresa di quella interrotta beatitudine "borghese"e "infantile" nella comoda casa di Bag End, che era stata descritta all'inizio. È vero che ora Bilbo non è più semplicemente benestante ma è diventato proprio facoltoso.E soprattutto è vero che ha potuto evitare di dimenticare la propria "parte Took", ha potuto metterla alla prova e scoprire in sè grandi doti di coraggio,saggezza e generosità. Ma tutto ciò - nel 1937 - è ancora un tema solo abbozzato : anche perchè romanzo dedicato espressamente ai bambini, Lo Hobbit conclude con lo schema platonico e il ritorno a una vita individualistico-infantile di mangiate,scherzi conviviali,fumate e sonnellini.

   Nel SdA - che proprio con mangiate e scherzi conviviali si apre - rimane qualcosa di questo punto di vista : Frodo e Sam non muoiono a Monte Fato ma - salvati dalle Aquile/Deus ex machina - sopravvivono e ritornano nella Contea : essa è stata nel frattempo corrotta e inquinata, ma viene guarita e pulita in breve tempo. Fiori e praticelli tornano a splendere attorno alla casa di Bag End e - almeno per Sam - il ciclo delle giornate pacifiche riprende : egli infatti può dire, nell'ultima riga del romanzo, "sono tornato a casa".

   Ma,accanto a questo punto di vista, ce n'è un altro che, nel SdA, prevale : Frodo non può rimanere nella Contea, certe ferite non possono essere guarite, deve partire per il Mare e la Morte ; anche Sam sa che non può più attendersi di rivedere Galadriel a Lorien o Elrond a Rivendell o Gildor Inglorion nei boschi della Contea o Gandalf a Bag End. Essi sono partiti per sempre. Anche Sam arriverà ai Rifugi Oscuri (come detto in Appendice).

   Come la Terra di Mezzo è la nostra Terra, prima magica, e poi nel presente non più magica, così la vita si sviluppa allontanandosi dall'infanzia,che può essere ricordata ma verso cui non si può - e non si deve - tornare55. Giustamente Fiorenzo Delle Rupi,nel suo saggio sulla "modernità"del SdA, nota che qui, diversamente che ne Lo Hobbit,il ritorno è negato sin dalle prime pagine56. La vita ha un senso, perchè Iluvatar non è vincolato da niente, e continuamente crea un contesto di realtà in cui le nostre avventure esistenziali - che necessariamente includono la conoscenza,il dolore,la morte - non sono semplici vagabondaggi o "errori", ma diventano parti integranti di una futura Musica di imprevista bellezza.

   Certamente questo è un punto di vista cristiano. Mentre per il pensiero greco "la situazione migliore per l'uomo è di non essere nato e, subito dopo, di morire da giovane", per un cristiano, anche se egli sa che un bambino crescendo soffrirà e commetterà molti peccati, non per questo si augura la morte dei bambini affinchè "tornino subito in Cielo con gli angioletti".

   Per il cristianesimo le vicende temporali sono "storia di salvezza"; non esiste il ritorno delle "anime"a un Iperuranio o a un Paradiso Terrestre; la natura umana non è immutabile ma è chiamata a trasformarsi in una sopranatura divina57; il dolore è una porta d'accesso privilegiata a tale trasformazione; la morte non è annullamento ma è compimento, però è morte di tutto l'uomo, anima e corpo e non solamente del corpo come per Platone o per gli Elfi (essendo l'anima immortale e pronta a reincarnarsi); e addirittura il peccato è una "felix culpa"58.

 

Conclusioni

   L'uso abbondante di elementi tratti dalla Storia reale nel SdA non avviene,secondo me, perchè Tolkien volesse parlare principalmente della Storia reale passata o presente.

   Tolkien riprovava l'uso dell'allegoria,nella quale viene istituito un rapporto "uno-a-uno" tra un elemento X significante e un elemento Y significato, rapporto che non lascia libertà nè all'emittente del messaggio nè al ricevente. Ammetteva invece la presenza nella propria opera di un "large symbolism"nel quale i rapporti tra significante e significato sono molteplici, non univoci e non predeterminati59

   Ciò che in tale maniera libera e non univoca è simboleggiato dalla presenza della Storia nell'opera di Tolkien è il senso della vita in alcuni suoi aspetti :

·             apertura verso la complessità e la drammaticità del mondo, apertura di cui un presupposto importante è la conoscenza storica ;

·             immobilità del carattere personale,al di là della molteplicità degli avvenimenti ;

·             possibilità di una maturazione morale come risposta libera all'immobilità del carattere ;

·             accettazione della novità imprevista, del proprio sentiero che confluisce in una vasta Via senza ritorno, accettazione che comprende - pur se solo implicitamente - l'accettazione del ruolo creativo di Iluvatar anche nei riguardi del Male.

 

   L'idealizzazione dei singoli dati storici, la spazializzazione del tempo che rende contemporanei elementi storici precedenti e successivi, l'assimilazione di tutti gli elementi storici a un Medioevo generico, sono tutte tecniche letterarie funzionali  per raggiungere il sopradescritto scopo filosofico del simbolismo storico tolkieniano.

   L'effetto di profondità dato dalla creazione particolareggiata di una Storia immaginaria passata retrostante il piano temporale in cui si svolge l'azione del SdA è una tecnica letteraria funzionale a un altro scopo, questa volta estetico: quello di dare  al romanzo "the intimate consistence of reality",di farne una "subcreation"in cui i lettori possano immaginare di "vivere".

   I diretti riferimenti alla Storia contemporanea (per esempio gli esperimenti totalitari di Sauron ; l'amministrazione burocratica e antiecologica di Saruman nella Contea) certamente sono presenti60  e hanno importanza , ma  - almeno nelle intenzioni di Tolkien – un’importanza secondaria.

 

 

 

 

Note al testo

 

1 Il Medioevo è quel periodo che,per convenzione degli storici occidentali, individua quella parte della storia occidentale che va dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 dC) alla caduta dell'Impero Romano d'Oriente (1453) o alla scoperta dell'America (1492). L'Alto Medioevo è la sua prima parte,dal V secolo alla fine dell'Impero Carolingio (X secolo).

2 JRRT,Letters,Allen&Unwin,London,1981, n.294,p.376.

3 JRRT,Letters,cit,n.247, pp.333-334

4 The Road to Middle Earth,Harper Collins,London,1992,pp272-281

5 JRRT,Letters, cit, n.182, p.237, n.247, pp.333-3334; Shippey,The Road,cit,pp 203-204, 273-274.

6In cui si parla del "feeling that some readers have that Tolkien's writings recover a lost part of actual history". C.Scull, The Influence of Archaeology and History on Tolkien's World, in Scholarship and Fantasy: proceedings of the Tolkien Phaenomenon, Painosalama, Oy, Turku, 1992, p.34

7 Scull, The Influence, cit,p.39.

8 Ibidem,p.41.

9 Ibidem,pp.41-43.

10 JRRT,Letters,cit,n.131,p.157.

11. Ibidem,n.211,p,281

12 Ibidem,n.131,p.154.

13 Shippey,The Road,cit,pp 111-119

14  Georg Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, Einaudi, Torino, 1968, pp.39-125

15 Shippey,The Road, cit, p. 115

16 Scull,cit,p.40.

17 Edmond Pognon,La vita quotidiana nell'Anno Mille, BUR, Milano, 1989, pp.115-132

18 Secondo la convenzione quasi universalmente accettata dagli storici occidentali,l'Età Moderna va dal 1492 al 1789 (Rivoluzione Francese) o al 1815 (Congresso di Vienna) o al 1870 (fine della costituzione degli stati nazionali e inizio dell'imperialismo) o al 1918 (fine della Prima Guerra Mondiale e dell'egemonia europea nel mondo). Conseguentemente l'Età Contemporanea va da una di quelle date ai giorni nostri,cioè al presente vissuto dallo storico e dal suo ascoltatore.

19 Cfr. Marc Bloch,La società feudale, (1939), Einaudi,Torino,1987, pp171-315

20 JRRT,The Return of the Shadow,Harper Collins,London,1993, p.15

21 Invito alla lettura di Tolkien, Mursia, Milano, 1982, p.95

22 Il parallelo per coniugati fu da Tolkien -dopo critiche altrui e ripensamenti propri- espunto dalla redazione definitiva del SdA : cfr. The Epilogue in JRRT,Sauron Defeated, Harper Collins, London,1992,pp.114-135

23 JRRT,Letters,cit,n.213, pp.288-289.

24 Gandalf,più ancora di Elrond e di Aragorn,si presenta come l'esperto ricercatore e l'efficace trasmettitore della conoscenza storica. Ciò in molte parti del romanzo,e soprattutto nei capitoli L'Ombra del passato e Il Consiglio di Elrond.

25 JRRT,SdA,cit,p.375

26 JRRT,Letters,cit,n.211 p.283, n.294 p.376, n.183 p.244.

27 JRRT,Letters,cit,n.211 p.283.L'idea di vivere alla fine della Sesta Età del mondo o all'inizio della Settima non è originale di Tolkien,ma la troviamo già in Beda il Venerabile monaco inglese dell'ottavo secolo, nel suo De temporum Ratione (cfr. Pognon, La vita quotidiana, cit., pp. 71-73..
  
Poichè Tolkien ha periodizzato le fini della Prima,Seconda e Terza Età con eventi grandiosi per la Terra di Mezzo in cui le forze del bene vincono quelle del male (la Guerra dell'Ira e l'espulsione di Melkor ; la guerra di Elendil e Gil-Galaad contro Sauron con Isildur che s'impadronisce dell'Unico; la Guerra dell'Anello e la distruzione di Sauron), è interessante domandarsi quali potrebbero essere gli eventi periodizzanti per la fine delle Età successive. Del tutto speculativamente propongo : la Quarta Età finisce circa nel 2000 aC all'inizio dell'Età del Bronzo, quando la popolazione indoeuropea degli Elamiti sconfigge ed estingue la civiltà semitica dei Sumeri, quando finisce il periodo di anarchia nell'Impero Egizio e inizia il Medio Regno Unificato con capitale Tebe, quando viene scritto il Rigveda, il più antico testo dell'induismo (induismo che è la più antica delle religioni ancora oggi esistenti). 
  
La Quinta Età finisce verso l'Anno Zero inizio dell'Era Volgare : quando Ottaviano Augusto sconfigge Antonio e Cleopatra ad Azio (31 aC) impedendo che l'Oriente prendesse il sopravvento sull'Occidente ; quando s'incarna e nasce la seconda persona del Dio cristiano nell'uomo Gesù di Nazareth (3 aC) ; quando Gesù Cristo è glorificato sulla croce dando inizio alla Redenzione universale (30 dC). 
  
La Sesta Età finisce con la sconfitta del progetto  di Hitler di conquistare il Pianeta e di imporgli l'ideologia e i metodi del Nazismo (1945 dC), o quando avviene la Decolonizzazione e dunque la liberazione dei Popoli del Terzo Mondo dal dominio europeo (1945-1965) ; o quando con la morte di Stalin e con il XX Congresso del PCUS comincia irreversibilmente la detotalitarizzazione dell'URSS e la disgregazione della Terza Internazionale Comunista (1953). Ricordiamoci che la citata lettera di JRRT è del 1958.

28 Peculiarità dell'Impero Bizantino rispetto al Sacro Romano Impero è di non avere avuto il feudalesimo, caratteristica questa che da alcuni storici (come Ostrogorsky, Storia, cit) è stata giudicata un vantaggio per quella civiltà, mentre da altri (come Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, Laterza, Bari, 1995) è stata giudicata uno svantaggio.

29 Cfr.M.Bloch,cit,pp. 333-339, 457-470; Pognon, cit, pp.303-315.

30 Cfr Edwin O. Reischauer, Storia del Giappone, Bompiani, Milano, 1994, pp. 37-67..

31 Esempi di processi  di "lunga durata" : la diffusione del feudalesimo; il passaggio dalla famiglia estesa alla famiglia nucleare; l"industrializzazione; la diffusione del cristianesimo; l'affermarsi del liberalismo; l'affermarsi della democrazia;ecc.

32 Lord Acton (uno storico inglese della fine del secolo scorso) diceva: "Power tends to corrupt, and absolute power corrupts absolutely" (il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente). Tom Shippey (The Road, cit, p.125) discute bene questa idea centrale nel  SdA e fa giustamente notare come essa non sia presente nè nell'Antichità nè nel Medioevo, ma sia specifica della Modernità: sia un Platone sia un Tommaso d'Aquino non l'avrebbero sottoscritta, perchè pensavano che chi cerca il potere, ottenutolo, può poi usarlo male ma anche bene.

33 JRRT,Albero e foglia,Rusconi,Milano,1988, pp.224-225.

34 Non sembra che Tolkien si sia reso conto che esattamente questa posizione fu quella assunta come linea di difesa dagli imputati nazisti del processo di Norimberga.

35 Ebherard Horst, Federico II, Rizzoli, Milano, 1995, pp. 169-215.

36 Cfr.Shippey, Tolkien as a Post-war Writer, in Scholarship and Fantasy, cit., p.217

37M.Bloch, La società feudale, cit; Henri Pirenne, Storia economica e sociale del Medioevo, (1937), Garzanti, Milano, 1967; Johann Huizinga, L'autunno del Medioevo, Sansoni, Firenze, 1966.

38 T.Shippey, Tolkien as a Postwar Writer, cit., pp. 217-236. Shippey osserva come tutti i 5 autori britannici ebbero una diretta esperienza delle tragedie della guerra, e che la Gran Bretagna fu il solo paese occidentale (a parte i "nemici"Austria e Germania) ad essere impegnato in guerra per 10 anni su 31 : dal 1914 al 1918 e dal 1939 al 1945.

39 Cfr.Bloch,La società feudale,cit,pp.171-270,363-375, 442-455, 471-489.

40 Mondadori,Milano,1994

41 Platone, Fedone, Fedro; La repubblica

42 Cfr.JRRT, Laws and Customs among the Eldars, in Morgoth's Ring,Harper Collins,London,1994 ,pp.207-217

43 JRRT, Sauron Defeated, cit., pp.132-133

44 JRRT,The New Shadow nel XII volume della History of Middle Earth à paraitre presso la Harper Collins.

45 The Road,cit,p.199.

46 JRRT, SdA, cit, pp 1046-1047

47 JRRT, Il Silmarillion, Rusconi, Milano, 1978, p.306; Racconti perduti, Rusconi, Milano, 1987,pp. 239-240

48 JRRT, The Return of the Shadow, cit, pp. 214-215.

49 JRRT, SdA, cit, pp.271 e ss.

50 JRRT,Il Silmarillion,cit,p. 97; Racconti incompiuti, Rusconi, Milano, 1981, . pp. 311-317: "Dei figli di Finarfin, sono l'ultima. Ma il mio cuore è ancora pieno di orgoglio. Quale mai torto ha commesso la dorata casa di Finarfin che io debba chiedere il perdono dei Valar o accontentarmi di un'isola in mezzo al Mare, in origine Aman la Beata? Qui sono più potente."

51 Diversamente che nei tempi precedenti. Cfr. JRRT, Racconti Incompiuti, cit, pp. 323-327, 332.

52 JRRT,Letters,cit,.n.153, p. 189: "Elves are certain aspects of Men and their talents and desires".

53 Si definisce "mentalità" quel nucleo di convinzioni che accomunano tutti gli uomini di un certo contesto storico-geografico,indipendentemente dall'istruzione,dalla genialità personale,dal sesso,dalla professione,dalla ricchezza,dall'età.

54 Fiorenzo Delle Rupi ,The Lord of the Rings come romanzo moderno, "Terra di Mezzo" n.1, aprile 1995, pp.37-39. Cfr. JRRT, SdA, cit , p.859.

55 Cfr. F.Delle Rupi, The Lord of the Rings ecc., cit, p.38.

56 Ibidem,pp.30-31.

57 Così avverando - per quanto attraverso un percorso opposto,di umiliazione e non di superbia - la profetica menzogna di Satana ad Adamo ed Eva in Genesi,3 :"eritis sicut Dii". Cfr. p. Louis Ladaria, Antropologia teologica, Pontificia Università Gregoriana, Roma, 1983, p.214.

58 Come,nella liturgia romana, viene cantato nell'Exultet della Veglia Pasquale.

59 JRRT, Foreword alla seconda edizione di The Lord of the Rings; Shippey,The Road, cit, pp. 150-152.

60 Cfr.Shippey,The Road, cit, pp. 152-156.

 

 

 

 

 

 

 

 

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