Franco Manni

 

 

Emanuele Severino: medium e messaggio

 

 

da Quaderni piacentini, seconda serie, n. 12, 1984, pp. 145-165

 

 

Commento di Norberto Bobbio:

molto bello, senza complimenti! /.../ la tua critica a Severino è molto convincente, e condotta con abilità anche dialettica. Pur avendo rapporti amichevoli con Severino, che è umanamente una persona simpatica, non sono mai riuscito a prender sul serio la sua filosofia, perchè a quel livello di astrazione “l'esser non può non essere ecc.” non riesco a trovare un posto per i problemi che mi interessano e che mi stimolano a riflettere su di me, sul mondo che mi circonda, sulla storia di cui anche io sono un minuscolo frammento. Convincente e ben svolta la derivazione da Gentile tramite Bontadini. Passo tutti gli anni qualche giorno in compagnia di Bontadini, qui a Cervinia, dove anche  lui è, come  me, di casa, e una buona parte delle nostre conversazioni è dedicata a Severino, l'allievo prediletto e ancora profondamente amato nonostante l'apostasia. Trovo nel tuo bel saggio molti argomenti che presento, invano, alla critica di Bontadini, il quale critica, anche lui, Severino, ma rimanendo sempre allo stesso livello di astrazione dal quale non mi riesce di farlo discendere. Un bell'esempio di dialogo tra sordi /.../ tra le pagine più azzeccate e gustose del tuo saggio quelle in cui si parla della ripetitività attraverso la variatio, e poi si esaminano alcuni vezzi stilistici con appropriate esemplificazioni, e si conclude parlando di “narcisismo”. (Lettera di Norberto Bobbio a Franco Manni da Cervinia, 17/08/1984)

E in seguito:

Severino è considerato l'unico filosofo italiano di cui valga la pena di parlare /.../ ad ogni modo anche a me il discorso su Severino, sulla sua filosofia, sulla sua persona, non mi interessa un granchè  (Lettera di Norberto Bobbio a Franco Manni da Torino, 30/09/1984)"

 

 

 

 

 

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