Franco Manni

 

 

La fiction di “genere” Fantasy

 

 

 

 

 

 

 

 

Sistematica letteraria


"Fiction"... nome anglosassone che ci permette di includere non solo la letteratura (novelle, romanzi, teatro, poesia), ma anche gli altri media ad essa connessi come il cinema, i fumetti, le illustrazioni e i videogiochi... la "Non-fiction" comprende tutto il resto: (guide, manuali, trattatistica, biografie, storia, saggistica...) e in questo articolo mi riferirò anche ad essa... a quello cioè che negli studi si chiama "letteratura secondaria" o "letteratura critica sull'argomento".
Partiamo da un autentico problema: il Signore degli anelli è il romanzo più letto al mondo in tutta la storia umana, e la letteratura fantastica in generale è quella più letta nel XX secolo e in questo scorcio del XXI. Ma la letteratura fantastica è considerata dai critici letterari e dai professori universitari e liceali, "letteratura di serie B". Perché? gli utenti chiedono alle biblioteche letteratura fantastica ma la critica letteraria (in scuola, università, riviste letterarie, pagine culturali dei giornali) non fornisce alcun sussidio critico.. i "literati" snobbano, e lo snobismo (oltre ad altri danni morali...) produce certamente ignoranza... ecco perchè c'è molto bisogno di una critica competente su questo tipo di letteratura...
Il concetto di "mainstream": significa "corrente principale" della letteratura, ciò che a scuola o sui giornali viene considerata "buona" letteratura o letteratura senz'altro. I vari "mainstream" cambiano durante la storia, ma la mancanza di cultura impedisce di accorgersene e nell'ignoranza si crede che quello che è "mainstream" ora lo sia stato sempre e lo sarà sempre, e così si spegne il senso critico. Per lo meno alcuni critici amglosassoni hanno capito che quello attuale è, come tutti, transitorio e discutibile e difettivo; lo hanno chiamato "Modernismo", formatosi dagli Anni Venti agli Anni Sessanta del XX secolo, di tipo "realistico"e"borghese", schiacciato nei problemi psicologici del "privato" (famiglia, adulteri, nevrosi), cinico verso molti valori morali della tradizione, ateistico, sessualizzato, volutamente relativista e pessimista.
Da tale ideologia i romanzi fantastici - che hanno invece la pretesa di parlare del bene e del male dei popoli e del mondo - vengono fatti oggetto di una accusa specifica : quella di non essere realistici, di parlare di "cose che non esistono". A questa accusa si può rispondere : tutta la letteratura di fiction inventa persone e situazioni che non esistono e allora tutta dovrà essere condannata poiché non è storia, non è biografia. Il Critico "mainstream", ostile al fantastico, dunque ha un suo primo ed esplicito argomento: la letteratura fantastica non è seria proprio perché... è fantastica! Ma a questo argomento facilmente si può rispondere col notare come questo sia un pregiudizio peculiare del XX secolo, che , se applicato con rigore logico, dovrebbe far disprezzare l'Odissea e la Divina Commedia e il Macbeth. È questo, dunque, un pregiudizio che mostra solamente una sensibilità estetica ristretta, ridotta a pochi e contingenti tasti del gusto.
Il Critico Ostile ha un secondo ed esplicito argomento: stiamo parlando di un "genere", il fantasy (o heroic fantasy o sword and sorcery) e - per es. - in esso un Tolkien o un Lewis vengono assimilati alla pletorica massa degli scrittori dello stesso genere come Terry Brooks, Tanith Lee, Orson Scott Card, Katherine Kurtz, Cristian Paolini, Stan Nicholls, Poul Anderson, Margaret Weis e Tracy Hickman, Marion Zimmer Bradley, Gary Gygax, Robert Jordan e tantissimi altri, scrittori poveri di cultura, spesso non originali nell'ispirazione, stereotipi nell'invenzione, prevedibili nell'intreccio, mediocri nello stile. Contro questo secondo argomento io vorrei ricordare l'obiezione di principio già avanzata cento anni fa da Benedetto Croce : il concetto di "genere letterario" - utile nella pratica degli editori, dei librai e dei bibliotecari - costituisce un errore in sede di critica letteraria perché, attraverso un raggruppamento accidentale, materiale ed estrinseco di opere diversissime tra di loro per ispirazione ideale, nasconde il valore del "fatto espressivo individuale". Con tale errore si potrebbe derubricare l'Odissea da capolavoro di Omero a "poema epico antico sui viaggi" come Le Argonautiche di Apollonio Rodio, o derubricare la Divina Commedia da capolavoro di Dante Alighieri a "medievale viaggio allegorico nell'al di là" come il Libro delle Tre Scritture di Bonvesin da la Riva, o derubricare I Promessi Sposi da capolavoro di Alessandro Manzoni a "romanzo storico sul Seicento" come Le avventure di Angelica di non ricordo quale scrittore seriale degli Anni Sessanta.
E qui arriviamo al terzo e meno esplicito (perchè più imbarazzante!) argomento del Critico Ostile : l'arte dovrebbe essere un prodotto per pochi, poiché può essere compresa ed apprezzata solo da poche persone di "sensibilità superiore". Ecco perché, a chi sostiene questa concezione, la letteratura fantastica non piace. In T. S. Eliot o in James Joyce le allusioni o citazioni di altre opere letterarie devono essere riconosciute dal lettore che, presumendosi essere dotato di "cultura superiore", dovrebbe essere consapevole delle loro fonti: altrimenti il lettore perderebbe il loro significato, significato (e "preziosità") che risiede nel contrasto tra il loro contesto originario (quello della fonte letteraria passata, per esempio Omero o Dante) e quello moderno proprio dell'autore e del lettore. Anche in Tolkien, Lewis, King, Dick, Morris, Le Guin, White abbondano le citazioni e allusioni ad altre opere letterarie del passato (dalla Bibbia, all'Antichità greco-romana, all'Alto e Basso Medioevo). Ma nei romanzi di questi autori fantastici non importa che la fonte delle citazioni sia riconosciuta dal lettore: questi può apprezzare le citazioni (cioè ritenere veri e interessanti i loro significati) senza riconoscerle come tali, le apprezza per il loro contenuto indipendentemente dalla conoscenza della fonte, poiché egli apprende verità morali o intuizioni estetiche da esse e non perché si compiaccia di sapere già da dove provengono e dunque si senta colto e superiore al profanum vulgus.

Definizione di "fantastico"


Definizione logico-concettuale: in un senso molto generico la "letteratura" è tutto ciò che si scrive : quando uno scrittore di cose economiche scrive un saggio sulla inflazione degli Anni Settanta dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, fa riferimento a scritti di altri economisti parlando di essi come della "letteratura sull'argomento". Ma la "letteratura in senso proprio" (romanzi, racconti, poemi, drammi, commedie) è fiction cioè invenzione della fantasia umana, diversamente dalla non fiction cioè dalla saggistica . Però la "letteratura fantastica" all'interno della "letteratura di fiction" ha delle caratteristiche sue : parla di territori (la Terra di Mezzo, Melnibonè, Fantàsia), e di creature ( Orchi, Draghi, Stregoni, Elfi), e di azioni (incantesimi, resurrezioni, passaggi dimensionali) che non sono fisicamente esistenti o esistiti nel nostro Mondo (pur conservando tutta la verosimiglianza - il "realismo"! - psicologica, morale, religiosa, politica, scientifica).
Definizione di Tolkien: la teoria da lui esposta in On the Fairy Stories: il fantastico procura Ristoro (dal peso e affaticamenti che i luoghi comuni delle convenzioni sociali portano ogni p giorno alla persona e la logorano), Evasione (da quegli angusti e imprigionanti luoghi comuni, da quei mezzi e meschini ideali, dal cinismo dato per scontato) , Consolazione chiamata anche eucatastrofe (la speranza di una pienezza che dia senso vero e profondo alla vita , ai mali fatti e subiti, ai dolori senza perchè, al caos senza direzione delle nostre vite).
Definizione di Tom Shippey : la teoria da lui esposta in Tolkien, autore del secolo: il fantasy e la fantascienza del XX secolo cominciano dopo la prima Guerra Mondiale; per il fantasy il suo autore principale è Robert Howard con la sua saga di Conan il Cimbro. Non è un caso che questo accada dopo la Grande Guerra. Infatti il fantasy e anche la fantascienza hanno qualcosa di caratteristico: attraverso la metafore (magia, reami remoti, astronavi, guerre galattiche) vogliono dare una descrizione degli avvenimenti "politici" cioè riguardanti la Storia del Mondo e non (non in primo luogo) le vicende private dei singoli : esempio di Tolkien ne Il signore degli Anelli, di Michael Ende in La storia infinita, di Lewis in Cronache di Narnia, di J. Rowling in Harry Potter, di Moorcock in Elric di Melniboné, di George Martin in Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Le storie fantastiche sono definite "letteratura d'evasione" dalla critica "Modernista". E' così? Questa accusa è paradossalmente falsa, poiché molti autori di tipo fantastico della seconda metà del XX secolo (George Orwell, Tolkien, Clive S. Lewis, William Golding, Kurt Vonnegut, Ursula Le Guin, Terence Hambury White, Philip Dick, Isaac Asimov) trattano ampiamente - attraverso la modalità metaforica propria del genere fantastico - argomenti pubblici e politici del mondo contemporaneo, mentre gli autori del canone modernista e presunto mainstream (quelli del romanzo "realistico borghese" come per esempio James Joyce, Henry James, Marcel Proust, Virginia Woolf) trattano di vicende private di individui, coppie, famiglie. Nel contesto di un secolo come il XX in cui le vite degli individui sono state attraversate dagli eventi politici come mai prima in qualsiasi altro momento della storia del mondo, possiamo chiederci - in ogni caso togliendo all'espressione qualsiasi connotazione peggiorativa - chi siano in realtà gli "scrittori d'evasione". Si prospetta dunque una soluzione molto paradossale e molto controcorrente a questo non secondario problema. Si può affermare abbastanza nettamente : scrittori come quelli del circolo di Bloomsbury, raccolto attorno a Virginia Woolf e G.E. Moore, non danno ragione di importanti problemi specifici del XX secolo quali i regimi totalitari, i genocidi, le guerre mondiali. Sono dunque scrittori di questo tipo - semmai! lo dico per paradosso! - a poter essere chiamati "di evasione".

Definizione del sottogenere Fantasy


Nel contesto degli altri generi di fiction ( come quella sentimentale, quella psicologica, quella sociale, quella comica, quella poliziesca, quella di avventure esotiche, quella storica), collochiamo come genere a sé la letteratura fantastica. All'interno di questo genere di "letteratura di fiction" che abbiamo chiamato "letteratura fantastica" troviamo tre sottogeneri : Fantascienza, Horror e Fantasy. Quest'ultimo come caratteristiche ha : Magia e riferimenti al Medioevo, e ha la sua origine nel recupero che gli autori Romantici del XIX secolo fecero del Medioevo, prima disprezzato da Rinascimentali e Illuministi. Il mito del Romanticismo ebbe questi elementi, che possiamo trovare esemplificati in Tolkien: a) l'amore per il proprio luogo (heimat, patria, home) - come nella Contea degli Hobbit - e le virtù ordinarie della gente comune (contro il cosmopolitismo e le virtù aristocratiche dei vari neoclassicismi); b) Il mito cristiano che ingloba la parte "buona" del paganesimo; c) L'amore romantico: la bellezza è sempre legata al sentimento e agli affetti e non è slegata da esso come invece accade nei vari Neoclassicismi.
Abbiamo ricavato tale definizione del "Fantasy" non da deduzioni astratte o da un "sentito dire" ma dai seguenti esempi concreti :
1. i precursori: a) antichi: la Odissea, le Argonautiche, e tutto il resto della mitologia greca raccolta da Karol Kereny; b) medievali: le saghe vichinghe, Beowulf, Edda, i romanzi di Chretien de Troyes, i poemi cavallereschi estensi, le fiabe folkloriche raccolte dai Fratelli Grimm...
1. i primi esempi : i marchen tedeschi di Tieck, Novalis, Hoffmann, i romances inglesi di William Morris, E. R. Eddison, Robert Howard...
2. il Fondatore: John R. R. Tolkien
3. la produzione di massa prodotta fino ad oggi: essa ha prodotto i due sotto-sottogeneri distinti in Meditations on Middle-earth da Terri Windlings ( e cioè:
a) le vicende del ragazzo/a che deve crescere e trovare una sua vocazione partendo da situazioni famigliari difficili, e
b) l'epica battaglia per salvare il Mondo da un Oscuro Potere

entrambi questi due sotto-sotto-generi nella saga di Harry Potter sono fusi con maestria. In questa produzione "di massa" successiva a Tolkien e cioè al 1955 abbiamo numerosissimi esempi di qualità minore (omissis!) o maggiore (saghe di C. S. Lewis, M. Moorcock, U. Le Guin, T.H. White, P. Pullmann, G. Martin, J. Rowling).

Sociologia Culturale

 

La letteratura di fiction di genere fantastico è oggi la più letta nel mondo. Perché? Faccio delle ipotesi: a) La modalità letteraria fantastica ha avuto tanto successo nell'ultimo cinquantennio perché oggi le persone sono maggiormente educate a leggere un testo in via metaforica, si sono cioè dirozzate rispetto alla abitudine primaria ed antica che è quella di leggere un testo "alla lettera". Un lettore tolkieniano non si aspetta di veder cavalcare uno Spettro dell'Anello tra gli alberi di una foresta, ma capisce bene cosa possa significare il diventare "spettro" cioè depersonalizzato schiavo di una tossicodipendenza ("addiction", come si dice in inglese). b) Oggi il lettore è (dopo gli Anni Settanta ed Ottanta) maggiormente impegnato (engagée, committed) e dunque meno interessato a romanzi completamente disimpegnati come Gita al faro della Woolf o Camera con vista di Forster. Non è l'evasione dal Mondo che le metafore della letteratura fantastica si propongono, ma spesso, al contrario, l'impegno a capire la storia del Mondo e i loro autori spesso furono veterani dei combattimenti delle due Guerre Mondiali, (Tolkien, Lewis, Orwell, Golding, White), e trattano argomenti di profonda rilevanza pubblica nel loro secolo quali: il "male totale", la mancanza di fede in una rivelazione religiosa, il relativismo culturale emergente dalla interazione tra i vari popoli del pianeta. c) Il "realismo" del Modernismo spesso poggiava sulla descrizione di personaggi alto borghesi (Marcel Proust, Thomas Mann) o di intellettuali (James Joyce, Cesare Pavese), cioè pertinenti a due aristocrazie; mentre la letteratura fantastica ha come personaggio-tipo l'uomo del popolo... e la democratizzazione fino ad oggi crescente del benessere economico, dei viaggi e della cultura porta il baricentro su tale tipo umano. d) La diffusione maggiore della cultura e della informazione porta con sé una consapevolezza assai maggiore (rispetto a quella di qualsiasi passato!) dei "mali assoluti" sia passati (olocausto, armi termonucleari) sia presenti (altri recenti genocidi, catastrofi ecologiche, schiavitù). e) La sempre crescente "affluenza" della "società affluente": le comunicazioni interpersonali sia dirette (lavoro, scuola, amicizie, utenze di servizi pubbliche e private) sia mediatiche (stampa, televisione, internet) sono sempre più numerose, frequenti e pervasive... ecco che il contatto col vissuto delle altre persone è più che soddisfatto da tale affluenza, e nella fiction non si cercano altri esempi/casi/episodi di tale vissuto, ma piuttosto l'identificazione in un Eroe, cioè di un Modello o Archetipo per il Sé. La letteratura fantastica - invece ed infatti - più che alla conoscenza cronachistica e pratica del mondo, richiama l'attenzione del lettore verso i modelli ideali e morali di identificazione per il proprio Sè.
Perchè quel sotto-genere del Fantastico che è il Fantasy ha avuto un successo editoriale/commerciale così forte negli ultimi dieci anni? Parallelamente - infatti - osserviamo l'arretramento della Fantascienza che aveva avuto il "suo" periodo tra Anni Trenta e Anni Ottanta. Un'ipotesi storiografica: la caduta del mito scientizzante ed internazionalista del marxismo (nella URSS prima e a cascata poi dovunque, anche nella nostra provincialissima Italia) Ora il materialismo scientizzante è criticato (giustamente secondo me!) ovunque... e l'internazionalismo - allora socialista (e ascendente al cosmopolitismo dell'Illuminismo) - vive oggi una esperienza complessa, comunque assai mutata: esso ora ("globalizzazione") tende a inserire e valorizzare tutti i singoli apporti nazionali particolari ("etnici") che l'internazionalismo marxista di origina illuminista spregiava, dimenticava e praticamente cercava di distruggere... Ma, quando si parla di "radici" nazionali, signori, ecco il Medio Evo! E, dunque, ecco il Fantasy!
MA: osserviamo in Tolkien - che è il paradigma per la vasta maggioranza del Fantasy - che ciò che sembra essere un mondo MedioEvale è invece un mondo moderno, anzi un Mondo Contemporaneo . L'Eroe tolkieniano è antiascetico (nel ME invece domina l'ascetismo), pacifista (invece nel ME domina l'etica cavalleresca del mestiere delle armi), internazionalista (invece nel ME nascono gli stati nazionali e la loro competizione), cristiano anonimo (invece nel ME c'è lo strepito del dio antropomorfico), umile ed ordinario (invece nel ME domina l'ideale aristocratico), in lotta contro il potere (invece nel ME rivaleggiano teocrazia e cesaropapismo alla ricerca del potere assoluto), volto all'amicizia (invece nel ME la religione predica un individualismo morale ed escatologico) , tollerante e capace di accettare il diverso (invece nel ME l'etica popolare è moralistica e manichea.
Cerchiamo, se è possibile, di individuare una
Tipologia dei lettori del Fantasy:
- Sesso: la mia ventennale esperienza (partecipando a convention del settore, a Club di giochi di ruolo, a newsgroup con internet, leggendo saggistica cartacea e blog sul web, essendo direttore e collaboratore di riviste del settore, essendo oratore a conferenze sull'argomento e spettatore al cinema di film di questo genere) mi attesta che non c'è una significativa differenza nell'utenza in base a questa variabile.
- Età: qui invece devo fare dei distinguo. Alla convention del Cinquantenario de Il signore degli anelli a Birmingham nel 2005 tra gli 800 partecipanti provenienti da tutto il mondo la stragrande maggioranza dei partecipanti era dai 20 ai 60 anni, cioè non bambini né ragazzi, ma bisogna osservare che la situazione logistica (il viaggio internazionale) lo imponeva... Nei newsgroup a tema da me frequentati la grande maggioranza era dai 20 ai 30. Tra i lettori delle mie riviste in corrispondenza con me la maggioranza era tra i 25 e i 40, ma bisogna osservare che le mie riviste riguardano lo studio del Fantasy. Tra i partecipanti ai tre convegni internazionali su Tolkien da me organizzati a Brescia (sull'onda del successo dei tre film di Peter Jackson nel 2002, 2003, 2004) la maggioranza tra i 15 e i 30. Tra gli spettatori di film fantasy al cinema, la maggioranza è tra i 10 e i 25. Circostanze diverse, dunque, e anche oggetti diversi (fiction, saggistica sulla fiction). Quello che a me risulta dopo 22 anni di attiva partecipazione ai "fandom" ("fans' kingdoms") di Tolkien, Starwars, Harry Potter, etc. è che Tolkien aveva ragione quando scriveva (On the Fairy Stories) che la letteratura fantastica non è affatto specifica per i bambini (come del resto i vecchi appassionati di Fantascienza sanno benissimo!): semmai l'utenza può esser spostata sulla fascia più giovanile delle età della vita a causa di due "provvisorietà" : a) quella individuale: gli adulti pensano che la letteratura fantastica sia più adatta ai bambini e allora gliela propongono di preferenza, b) il declino del modulo critico Modernista (di mainstream realistico) ha i suoi tempi nel declinare, e quindi solo da pochi anni sono divenuti adulti quei bambini che - nel mutato clima culturale - non sono stati più distolti dai pregiudizi "di canone critico" di genitori, fratelli maggiori, amici, insegnanti, intellettuali, pregiudizi che - quando ero bambino io negli Anni Sessanta - invece distoglievano da e inducevano a dismettere tali letture dopo la preadolescenza. Due provvisorietà, dunque, entrambe causate non da una sorta di "natura" della infanzia o della adolescenza, ma da un canone critico-letterario di stampo squisitamente culturale e storico!
- Veramente interessante (e promettente!) è - invece - un diverso aspetto particolare su questo tema della variabile "età": la "intergenerazionalità" dei lettori. Mentre a conferenze su Joyce partecipano solo o quasi persone sopra i 35 anni, e di questa stessa età sono gli spettatori al cinema di film tratti da romanzi della Woolf o di Pasolini, invece tra gli spettatori dei film tratti da Tolkien e tra gli utenti di biblioteca di romanzi di Asimov o Tolkien o Stephen King (per citare i "Re" dei sotto-generi del fantastico) ci sono in proporzioni circa uguali i preadolescenti, i giovani e gli adulti! Vedere poi di persona questo fatto alle convention da me organizzate a Brescia su Tolkien e a quelle organizzate dalla Associazione Yavin4 a Cesenatico su Starwars e Harry Potter, e soprattutto alla fiera del fumetto di Lucca, è stata per me una esperienza rara ( e coinvolgente) di intergenerazionalità spontanea (e non "cammellata") attorno a contenuti di fiction anche di alto spessore culturale! Come spiegare questo fatto, così fortemente positivo, che permette una vera affiliazione di esperienze e idee e sapere cumulativo tra una generazione e un'altra (e non così spesso solo estrinseca, formale, obbligata, caduca come purtroppo avviene per la letteratura e la cinematografia "mainstream" proposte a scuola, all'università, sulle pagine culturali dei giornali)? Dato il disprezzo snobistico per questa fiction da parte di intellettuali professori e critici di canone ancora in gran prevalenza Modernista, non esiste purtroppo una discussione scientifica attorno a questo fenomeno culturale occidentale così interessante e nuovo....
- Un abbozzo di ipotesi che propongo è che dobbiamo guardare ancora e ancora alle trasformazioni avvenute nella Civiltà Occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando cioè è stato sconfitto il nazifascismo, e dopo il 1989 quando, essendo imploso il comunismo del Patto di Varsavia in Oriente, i partiti comunisti occidentali si sono dissolti e con essi ha cominciato a dissolversi la ideologia marxista-leninista (e giacobina!) delle "avanguardie illuminate", e hanno cominciato a crescere e diffondersi - invece - e prevalere quegli ideali - già nel 1948 scritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo dell'ONU - i quali, oltre ad aumentare la libertà, hanno aumentato l'uguaglianza sia giuridica sia economica sia di istruzione. Invece il mainstream Modernista era prevalso in una società di gran lunga più diseguale... questa maggiore eguaglianza riverbera allora anche sulla fiction: sia sui Personaggi sia sui Temi. Come vedremo poi parlando di essi, nella letteratura fantastica non ci sono più Personaggi elitari (altoborghesi o intellettuali) né ci sono Temi esoterici (riguardanti idiosincrasie psicologiche e morali di eccentrici tipi umani), ma sia temi sia Personaggi sia Temi attingono ai valori fondamentali e comuni, dunque condivisibili - in quanto fondamentali e comuni! - dalle varie età della vita...
- Istruzione: non mi risulta una prevalenza di istruiti né di non istruiti. Anche qui, come per la variabile dell'età, la variabile istruzione non è significativa per individuare gli utenti della fiction di genere fantastico (mentre lo è certamente in un senso per la letteratura mainstream Modernista di utenza istruita, o nell'altro senso per la letteratura "harmony" di utenza non istruita!)
- Psicologia individuale: se sesso, età e istruzione non sono criteri di individuazione di questa utenza, lo è però un altro, assai più difficile da analizzare, che chiamerò "variabile di psicologia individuale". Risulta infatti manifesto sia a me sia a voi che vi sono lettori e spettatori:
- a) che prediligono anche quasi esclusivamente fiction di tipo fantastico;
- b) altri che la tollerano;
- c) altri che non riescono a sopportarla e - diversamente dal primo gruppo - aggiungono la frase mentale o verbale: "ma come fai/fate a amare questa roba?". Ipotizzo che al gruppo a) appartengano persone che in un modo o nell'altro siano "orfani" (non necessariamente in modo materiale), persone cioè che sentono sia la mancanza sia il desiderio di una figura paterna, per i motivi più diversi percepita come assente; al gruppo c) appartengano persone che idealizzino una figura paterna presente (e anche invadente!) e scontino di conseguenza il vincolo dei vari Superio dipendenti da tale figura; al gruppo b) appartengano persone non traumatizzate in questo ambito della vita né in un senso né nell'altro. Non ho chiari il perchè e il percome dei nessi tra tali tipologie psicologiche e la varia disponibilità a consumare fiction di genere fantastico; questo punto non mi risulta infatti essere stato trattato dalla scholarship anche di massimo livello su questi argomenti, né io ho avuto tempo e modo per rifletterci (quando invece la classificazione in quei tre gruppi mi risulta - almeno con approssimazione - dalla mia esperienza)....bisognerebbe rifletterci su...seguire la pista di un tipo psicologico che cerca un modulo comunicativo nell'allegoria e nella metafora.... e di un tipo psicologico che apprezzi i seguenti contenuti...

Mondi subcreativi

 

Il Fantasy, soprattutto dopo Tolkien, si contraddistingue per la invenzione di scenari (territori, Reami, Continenti passati presenti o futuri, Pianeti, Altre Dimensioni) alternativi a quelli a noi consueti, ed essi:
- dettagliano caratteristiche alternative a quella della nostra realtà primaria: geografiche in primis e cronologiche, ma anche botaniche, faunistiche, astronomiche, linguistiche, giuridiche, politiche e storiche. Tanto più sono dettagliati e coerenti tanto più sono credibili. Tolkien primeggia sia per la sua alta cultura (linguistica e non solo), sia per l'effetto di "tridimensionalità" storica dato dalle migliaia di pagine inedite (in vita, ma poi edite postume, quelle del Silmarillion, Racconti incompiuti e History of Middle-earth, per intenderci) ) scritte sulle Ere che precedono la azione narrata nel Signore degli Anelli. Ma Pulmann nella trilogia Queste oscure materie ci ha dato un bell'esempio di Universo Multiplanare che, di livello in livello, arriva perfino a quello Metafisico; Lucas in Starwars la famosa interetnica "Galassia lontana lontana"; Howard in Conan il Cimbro il mitologico ed avventuroso Continente Iperboreo; George Martin nelle sue Cronache del ghiaccio e del fuoco una più sofisticata compresenza di un continente medievale "storico" (i "Sette Regni") separato dal Mare da un Continente antico "mitologico", e dalla Barriera da Terre senza tempo "soprannaturali"; Micael Ende in La storia infinita il fiabesco Reame di Fantàsia; Ursula Le Guin nella saga di Earthsea l'omonimo Arcipelago, dai molti Reami e, anche qui, confinante coi piani più alieni dei Draghi, degli Dei Sotterranei, dei Morti; in Harry Potter la Rowling quella sua originale ambientazione Moderno/Medievale in cui binari, strade, regioni dei Babbani e dei Maghi si intersecano e sovrappongono spesso sottilmente e a volte platealmente. Consiglierei chi fosse interessato ad approfondire questa particolare tecnica narrativa del fantasy, di scorrere i siti web dedicati al mondo inventato da Martin ed immergersi nella enorme mole di dettagli genealogico-dinastici delle sue Casate Aristocratiche.

Personaggi
- Essi , al di là delle caratteristiche individualizzanti date dall'artista (tanto più inconfondibili tanto più grande ed originale è la sua arte) sono però anche degli Archetipi, cioè dei Modelli o Tipi di caratteri morali e psicologici ideali
- come esempi concreti di Personaggi del Fantasy rimando gli interessati al mio saggio su Gandalf citato in bibliografia….. e, per Anakin Skywalker, alla approfondita analisi di Adriano Bernasconi inclusa in Living Force Anthology .

Temi

 

- Terri Windlings nel suo scritto che cito in bibliografia ha distinto due sotto-generi del Fantasy: a) l'Epica (influenzato dalla Seconda Guerra Mondiale) , b) il Romanzo Famigliare delle classi povere... in entrambi i casi ci si allontana dall'elitismo del Modernismo del XX secolo ...così come dalla "indagine scientifica" del Naturalismo del XIX... perchè l'esperienza è vista dal di dentro, dalla parte di chi - popolo o non popolo in senso sociologico - ha vissuto le esperienze comuni di base, quelle che affratellano, dal di dentro...
- il tema della Tradizione alla quale l'Eroe deve collegarsi per la salvezza propria e del mondo: tema interessante per i lettori di oggi, dopo che i radicalismi marxista, esistenzialista, beat, hippy, sessantottino avevano cercato di creare discontinuità e damnatio memoriae ed oblio delle Tradizioni.
- il tema della Giovinezza e della Formazione: nel primo romanzo della saga di Earthsea il ragazzo Ged/Sparviero nella Scuola di Magia di Roke; Luke Skywalker nella Vecchia Trilogia di Lucas e Anakin Skywalker nella Nuova, entrambi apprendisti (ma con cuore diverso) di Obi-wan-kenobi; i giovani hobbit Merry, Pipino e Sam che dalle Terre Selvagge in poi e fino a Mordor e a Fangorn e Minas Tirith, devono per forza compiere un percorso di maturazione, impossibile da intraprendere nella Contea; tutto il viaggio del ragazzino Bastiano - orfano di madre - nel Reame di Fantàsia. Su questo tema della "formazione del ragazzo" George Martin ha poco da dire; e - invece - più di tutti ha da dire la Rowling, nella sua magistrale ed insuperata descrizione della crescita anagrafica, psicologica, intellettuale e morale di alcuni ragazzini inglesi partendo dagli 11 anni per arrivare ai 18. E con un effetto di intenso coinvolgimento, perchè la maturazione dei personaggi segue quella dei lettori durante la vicenda editoriale della saga. Per approfondire questo argomento rimando al mio scritto sulla saga della Rowling incluso in Living Force Anthology e ad un altro mio sul tema della giovinezza in Tolkien citato in bibliografia
- Il tema del Potere come incarnazione del Male Assoluto: per esempio i Silmarilli e l'Unico Anello in Tolkien: "Power corrupts, and Absolute Power corrupts absolutely" (Lord John Emerych Acton). Tom Shippey spesso ( per esempio in Tolkien autore del secolo) sottolinea come questo tema sia di stretta attualità per tutti coloro che hanno vissuto e sono eredi delle grandi tragedie del XX secolo: i Regimi Totalitari e i Genocidi.
- Tolkien scriveva in Sulle Fiabe che un tema fondamentale nella letteratura fantastica è quello della Morte e della Fuga da essa: il mondo elfico parla del desiderio di immortalità e così il viaggio verso Valinor, il mondo umano parla della chance ("dono di Iluvatar", la Morte) di entrare in contatto col Nuovo, col Totalmente Altro. Il mondo elfico parla dell'Immanenza, quello umano della Trascendenza. Per approfondire questo tema rimando al mio scritto Elogio della Finitezza citato in bibliografia.
- Un altro tema molto diffuso nel fantasy (che prende come schema narrativo quello paradigmatico del Decline and Fall of the Roman Empire di Gibbon): Decadenza politica e culturale, ma una Maturazione morale dei popoli e degli individui eroici chiamati a salvare il mondo. Rimando su questo tema delle "direzioni inverse" di Decadenza e Maturazione al mio scritto Storia reale e storia immaginaria incluso nel libro Mitopiesi.
ü Il dislocamento del quadro religioso: o con sfrenati ed eccentrici politeismi come nella saga di Robert Howard Conan il Cimmero, in cui il quadro filosofico è del tutto manicheo (la Religione non è associata alla Morale), o - altra soluzione - col "silenzio di Dio" di cui sono modello sia Il Signore degli Anelli di Tolkien sia Harry Potter della Rowling (non ci sono religioni, né templi, né preti, né liturgie, né preghiere): vediamo qui il silenzio del Dio antropomorfo, e vediamo invece presente il Dio del "cristianesimo anonimo" attraverso la Provvidenza secolarizzata.
- Il tema dell'intreccio "casuale" e complicatissimo ma, alla fine, misteriosamente "provvidenziale" è diffuso in molte opere fantasy ( Earthsea della Le Guin, Starwars di Lucas, Queste oscure materie di Pullmann, La storia infinita di M. Ende, Narnia di Lewis e tante altre)
- il tema dell'Orfano: Ged in Earthsea, Anakin in Starwars, Frodo in Signore degli Anelli, Harry Potter nella saga omonima, i cinque figli di Eddard Stark in Cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin, i tre fratellini in Lemony Snickets: una serie di sfortunati eventi, o quasi orfani come Lyra in Queste oscure materie, Bastiano in La storia infinita, i 4 fratellini in Cronache di Narnia... tutti personaggi della fiction fantasy dei nostri tempi che rimandano alle Cenerentole e Hansel e Gretel e Bianchenevi e Pollicini delle fiabe folkloriche. Questo tema slega l'Eroe (e il lettore in lui identificato) dalle consuetudini e convenzioni di cultura e società e pone l'individuo di fronte alle decisive scelte morali del sé. Per un approfondimento su questo tema rimando al mio scritto sulla saga di Harry Potter incluso in Living Force Anthology e all'illuminante saggio di Terri Windlings (leggibile anche online all'indirizzo web http://www.endore.it/Arretrati/9/Articoli/SuTolkienELeFiabe.pdf)
- Un tema è quello della "apparenza che inganna": il ragazzo (l'uomo) naviga nella vita e fino alla fine della navigazione deve vigilare per non farsi confondere dalle Sirene, dai Fuochi di Sant'Elmo, dai velieri "amici", dalle calme piatte, dalle brezze promettenti, dalle isole ospitali, dagli scogli vicini, dai porti sicuri, dai litorali lontani e dalle mappe del tesoro. Fuor di metafora, da piccoli come da grandi dobbiamo lottare per liberarci di quelle ideologie, schemi mentali, luoghi comuni, pregiudizi che ci fanno apparire cose, fatti e persone diversamente da come sono. Personaggi che incarnano bene questo tema sono quelli della saga di Harry Potter, per esempio Severus Pyton (ma non solo!).
- La "Magia": significa conoscenza, scienza. Quegli incantesimi che il ragazzo memorizza e "lancia" sono gli stessi dei professori, degli adulti, l'allievo può superare il maestro perché il maestro gli ha dato qualcosa che non è suo proprio, non è un distintivo di status o di ruolo, ma è universale, come universale è la verità. Quando nella battaglia finale a Hogwarts (nella saga di Harry Potter) combattono gli individui di tutte le generazioni questo diventa particolarmente evidente. Ma che tipo di conoscenza è la magia? Essa è una conoscenza diversa da quella religiosa, come notava il grande antropologo primonovecentesco James Frazer in The Golden Bough: la magia è una conoscenza volta alla azione, e dunque al potere sulla natura e sulle altre persone; essa serve a fare sì che la persona diventi principio causale nel mondo. Invece la religione è una conoscenza solo teoretica, volta a contemplare la necessaria Origine e il necessario Destino, essa serve a far sì che la persona riconosca da quale principio causale deriva e verso quale meta finale tende. La magia è "attiva", la religione è "passiva" (a meno che sia trasformata in maniera superstiziosa in un "attivo" compiere riti o altro per ingraziarsi la divinità). La magia dunque assomiglia piuttosto ad alcune scienze naturali applicate alla tecnologia (per esempio la termodinamica e la biochimica, e non invece per esempio la astronomia o la paleontologia), conoscenze che si acquisiscono per agire sul mondo esterno. Per una approfondita definizione di "magia" rimando al colto e chiaro saggio di Simone Bonechi leggibile anche online all'indirizzo web http://www.endore.it/Arretrati/6/Articoli/DefinizioneMagia.pdf


Messaggi etici

ü L'Antiascetismo : cioè il messaggio contrario all'ascetismo di tipo platonico: corpo e corporeità non sono qualcosa di negativo, né bisogna idealizzare la "anima" (gli aspetti cosiddetti "spirituali" nel senso di intellettualistici, superegoici, rinunciatari, autocolpevolizzanti ed impauriti dalle emozioni e dalle relazioni). Questo messaggio etico (tipico della Modernità rispetto ad Antichità e Medio Evo) lo troviamo sia in personaggi come gli Hobbit tolkieniani sia - anche se con declinazioni differenti - nel Conan howardiano o nei ragazzi rowlingiani.
ü il Coraggio fisico, psicologico, intellettuale proposto a lettori immersi in contesti odierni in cui troppo spesso avviene un nascondimento gregario e falsamente idilliaco di questa virtù morale fondamentale. Il mondo "borghese" (meglio "piccolo-borghese") cui ormai tutti si sono adeguati - e cioè anche quelle classi che fino al boom economico degli Anni Sessanta erano chiamate proletariato e sottoproletariato - ha dimenticato la virtù del Coraggio. E lo hanno fatto giustificando tale oblio con ideologie pseudo-morali tipo quella del pacifismo, della privacy, del dialogo, etc.... ma su questo Nietzche già (con la sua polemica verso la morale degli schiavi, e verso il "risentimento sacerdotale") aveva scritto da tempo osservazioni acute. Ecco allora che Tolkien a gli altri autori del fantasy si ispirano al Medio Evo, non certo per idealizzare le oppressioni feudali o le superstizioni folkloriche di quei tempi, ma per valorizzare la virtù Guerriere della Aristocrazia europea di allora... semmai integrando questa valorizzazione e cioè incarnandola nei nostri tempi: gli Hobbit (non tutti, ma solo Bilbo, Frodo, Sam etc., cioè quelli che si fanno "aprire gli occhi" da Gandalf e partono, escono dalla Contea!) in compagnia dei Grandi (Aragorn, Boromir, Theoden, Faramir etc.) imparano eroismo e virtù guerriere, ma le declinano a loro modo, cioè al modo dei nostri tempi, con l'umorismo, la non prepotenza, la non ambizione, il desiderio di pace (non di pacifismo!).
- il Dovere compiuto dal "guerriero riluttante", proposto a lettori immersi in contesti odierni di ripetitiva ed unilaterale e arrogante rivendicazione di diritti. Il Guerriero cioè non è un bullo inquieto che ama menare le mani e far prepotenze e risse e violenze e si compiaccia del sangue e delle sfide temerarie alla vita propria ed altrui... no! Egli ama amicizia, lavoro, famiglia, natura, cultura e quiete ... e - però - quando vede che una Ombra Oscura serpeggia e si infiltra e comincia a colpire ora uno ora l'altro, non fa lo struzzo, non si mette a parlare del sesso degli angeli e del "poltically correct", ma consapevole del suo Dovere, si alza, si arma, parte e si erge e combattere! Qui vediamo certo una differenza tra il fantasy di derivazione tolkieniana e quello di derivazione howardiana: infatti il guerriero è "riluttante" solo nel primo ma non nel secondo... ricordiamo Mel Gibson come in questa linea ci presenta le prime belle scene di Braveheart!... e anche - per fare un secondo link verso altri tipi di fiction - i personaggi degli ultimi film di Clint Eastwood e specialmente Gran Torino!
- La Accettazione della Diversità interetnica, interrazziale (e addirittura interspecie!) come valore morale: in Tolkien, Rowling, Lewis e tanti altri … pensiamo alla Compagna dell'Anello e alle sue varie razze (Uomini, Elfi, Nani, Hobbit) e alla amicizia che nasce tra Legolas e Gimli, e a quella di Merry e Pipino con l'Ent Barbalbero... pensiamo agli Elfi Domestici , ai Maghi, ai Babbani, ai Mezzosangue, ai Giganti e Mezzogiganti in Harry Potter... pensiamo agli Orsi Guerrieri e alle Streghe della saga Queste oscure materie di Pullmann... Bel messaggio etico, e così urgente per noi Italiani! Che siamo come bloccati tra due vizi opposti: a) da una parte il mito di "sinistra" che il Terzo Mondo è "sfigato" ma "buono" e noi "bianchi occidentali" siamo cattivi capitalisti colonialisti imperialisti (dimenticandosi così la barbarie di certi usi matrimoniali di quei popoli o del loro atroce trattamento della infanzia o delle loro classi dirigenti marce e corrotte che usano gli aiuti economici occidentali per comprare armi da usare nelle loro folli guerre intestine) , e b) dall'altra, il mito "leghista" di destra che arabi, indù, slavi e albanesi sono tutti feccia... ah, quanto più avanti di noi è la società degli Stati Uniti d'America, che oramai da molto tempo ci propone nella sua politica, nei suoi sport, nei suoi film e telefilm, nella sua cultura varie "compagne dell'anello" interetniche: è la Persona (e non la Razza!) a potere esser buona o cattiva, coraggiosa o vile, intelligente o stupida e la "compagnia" si forma tra i singoli "buoni", cioè tra le singole persone, indipendentemente dalla loro razza o religione! Come dice il motto degli USA: "E Pluribus, Unum".
- il ruolo fondante e vitale e l'avventura dell'Amicizia: molti esempi nelle opere di Tolkien, di Lucas nella esalogia di Starwars, di Lewis nella saga di Narnia, di Ende nella Storia Infinita coi rapporti tra Bastiano ed Atreiu (complessi, conflittuali e non certo idilliaci!). E nell'opera della Rowling: pensiamo soprattutto all'ultimo romanzo della saga e al vagabondare dei tre amici Harry, Ron ed Hermione, e alle riflessioni su di sé che spesso fa Harry : "prescelto" o non prescelto, senza gli amici egli non potrebbe far nulla e neanche sopravvivere! E la scrittrice come epigrafe all'ultimo romanzo I doni della morte, pone un passo di William Penn: "Questo è il conforto degli amici: che, pur se si possono dire morti, la loro amicizia e compagnia sono, nel miglior senso, sempre presenti, poiché immortali". E in Tolkien importante è il confronto tra lo "antico" Turin (eroe del Silmarillion) e il "moderno" Frodo (eroe del Signore degli Anelli): la famiglia elettiva (non "naturale"!) di Frodo (Bilbo-padre, Sam-madre, Merry e Pipino-fratelli), assieme agli Amici Grandi (Gandalf, Aragorn, gli Elfi) che fungono da maestri, diventa essenziale per ciò che Frodo fa. Mentre Turin agisce nonostante la presenza e il consiglio degli amici, Frodo è un hobbit orfano senza particolari intelligenza o coraggio o forza, il quale senza i suoi amici non riuscirebbe a fare niente di ciò che via via invece riesce a fare. Questo fino alla paradossale trasformazione di Gollum nell'ultimo amico di Frodo e in quello determinante per la riuscita finale dell'impresa: in una lettera lo stesso Tolkien nota che Gollum, per quanto inciampi e dunque involontariamente distrugga l'Anello, lo avrebbe distrutto anche se non fosse inciampato, e l'avrebbe fatto per amicizia verso Frodo. Invece, la grande impresa di Turin, l'uccisione del drago Glaurung, è compiuta da solo, a nulla servendogli Dorlas e Hunthor, i due compagni che avevano osato seguirlo almeno fino a un certo punto. Ma se pure le due imprese - quella dell'Uomo Solo Turin e quella dell'Hobbit della Compagnia Frodo - hanno entrambe un successo esterno, i loro esiti per la felicità o l'infelicità dei protagonisti sono molto diversi!
- connessi a questo tema dell'amicizia sono quelli della Fedeltà e della Lealtà. Nella saga di Starwars: la lealtà di Han Solo agli amici quando torna col Millennium Falcum per attaccare la Morte Nera, e la lealtà di Luke verso suo padre Anakin quando l'Imperatore Palpatine gli chiede di ucciderlo (mentre Anakin era stato sleale nella situazione analoga con il Conte Duku). E la lealtà di Obi-wan verso Anakin (e la slealtà di Anakin verso di lui). E la fedeltà di Yoda alla Forza, fedeltà che va addirittura a criticare i Jedi stessi, quando Yoda (in Episodio Tre) condanna il desiderio del potere - pur se "a fin di bene" - di mastro Windu. Nella Storia infinita di Ende: la lealtà di Atreiu per Bastiano (e la slealtà di Bastiano verso Atreiu, di cui alla fine si pente). Nella saga di Earthsea di Ursula le Guin: la fedeltà reciproca tra Ged/Sparviero e Arha/Tenar, che comincia sin dalla giovinezza e continua fino alla vecchiaia, molto realistica senza svirgolamenti eccitato-romantici, e molto elastica e adattabile alle diverse problematiche e fasi delle loro esistenze umane. E - nel Signore degli Anelli - la fedeltà di Aragorn sia alla sua missione regale dovuta alla sua stirpe sia alla promessa fatta ad Arwen dovuta al loro incontro individuale, lui è il "fedele", paziente e tenace e speranzoso, per eccellenza! e nella eucatasrofe tolkieniana viene premiato della sua fedeltà a 80 anni suonati col Regno e col Matrimonio! E nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin la lealtà della Famiglia Stark: di Eddard verso il Re, di Robb verso gli Alleati, di Jon Snow verso la Guardia della Barriera. E in Harry Potter, la lunga fedeltà di Severus Piton alla memoria di Lily e la sua lealtà profonda - nonostante le contrarie apparenze - verso Silente e Hogwarts. Ah!, quanto avremmo bisogno di questi due valori, noi in questa nostra Italia di oggi! Della fedeltà agli ideali in questi nostri terribili trasformismi in cui si è prima democristiani e poi extraparlamentari di lotta continua e poi comunisti e poi socialisti craxiani e poi forza-italioti e poi chissà cosa , senza mai autocritiche, senza mai pentimenti, senza mai vergogna. E come avremmo bisogno della fedeltà alle amicizie della nostra vita, quando invece di esse ci dimentichiamo e ci perdiamo la memoria di loro ( e - assieme - la memoria delle parti di noi stessi!), molli, confusi, dimentichi, spaesati vagoliamo in un vuoto senza direzione, con quei continui cambiamenti senza continuità col nostro passato e con le persone decisive di esso e che, magari, invece, ci hanno "salvato la vita", e noi non ce ne accorgiamo, non ci pensiamo! E la lealtà: noi così pronti a un deteriore romanticismo tipo fiction o reality show della Tv, quando coi nostri piciccì e picicciù sentimentaloidi dichiariamo grande amicizia ed amore, ma poi non appena compare una terza e nuova persona svalorizziamo ed umiliamo e tradiamo amico ed amica.
- la sapienza Storica: maghi o guerrieri in un modo o nell'altro (attraverso mentori, scuole di scienze arcane, viaggi, esplorazioni, ritrovamento di artefatti perduti, interrogazioni di antichi Saggi o Mostri o Profezie o Oracoli o Divinità, compulsazione di antichi e unici documenti scritti, etc.), per compiere la propria Quest, devono recuperare una conoscenza di un passato obliato, rimosso, deformato, ambiguo, complicato, doloroso, glorioso... da questo tipo di fiction che è il fantasy riceviamo dunque una grande esortazione alla conoscenza del passato proposta a lettori immersi in contesti odierni di memoria breve e rimozione mediatica della moda precedente e poi di quella successiva... pensiamo - per contrasto - al nostro caso italiano e alla deformazione e cancellazione del nostro passato totalitario fascista e delle vili nostre imprese (al di là del falso mito "Italiani brava gente") in Etiopia, in Jugoslavia, in Grecia, in Libia, nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Civile, nell'asservimento al nazismo prima e poi alla Unione Sovietica (questo da parte di una grande parte del nostro popolo) poi... e - riguardo a passati più recenti - alla dimenticanza della stagione di "mani pulite", da parte dei "guerrieri" padani che - prima! - erano fieramente avversi a Mafie e Camorre "terrone" e all'imperialismo finanziario e mediatico del "berluskaizer", e poi - quegli stessi! - hanno sabotato le commissioni e le legislazioni antimafia e son diventati i fedelissimi alleati di Voi Sapete Chi...! ah, di quanta Memoria Storica avremmo bisogno come quella squadernata da Gandalf nel capitolo L'ombra del passato, o quella di Obi Wan con la sua educazione di Luke in A New Hope o quella di Silente con le sue eredità che lascia ai tre ragazzi in I doni della morte!

Conclusioni


A tante persone oggi piacciono i romanzi e i film fantasy? Tante persone sono da essi coinvolte? E tante adottano e seguono i messaggi esistenziali da essi proposti? Sì! E di questo bisognerebbe, secondo me, rallegrarsi e non essere in alcun modo "intimiditi" dai Critici Ostili "mainstream" di cui ho parlato e che ho criticato nella prima parte di questo mio saggio. E piuttosto dovremmo seguire l'antico motto fatto da tre parole latine sugli scopi che deve avere un'opera d'arte: Delectare (far provare piacere), Movere (muovere sentimenti ed affetti), Docere (insegnare idee ed ideali). Come, del resto, noi Italiani possiamo trovare in una grande opera della nostra eredità nazionale, I promessi sposi di Alessandro Manzoni!

Bibliografia
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Ø Franco Manni, Gandalf, in Aa. Vv., Introduzione a Tolkien, Simonelli Editore, Milano, 2002
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Ø Franco Manni, Elogio della Finitezza, in Aa. Vv (a cura di Claudio Testi), La Falce Spezzata. Morte e Immortalità in Tolkien, Marietti 1820 Editore, Genova, 2009.
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Ø Franco Manni, La saga di Harry Potter, in Aa. Vv., Living Force Anthology, Yavin4 Edizioni, Reggio Emilia, 2009
Ø Simone Bonechi, Per una definizione di "Magia" in Tolkien, "Endòre" numero 6, estate 2003
Ø Franco Manni, The Complexity of Tolkien's Attitude Towards the Second World War, in Tolkien 2005.The Ring Goes Ever On. Proceedings, The Tolkien Society, Coventry, 2008 ( anche online su "Endòre" numero 8, sul sito www.endore.it )
Ø Franco Manni, L'Esalogia di Star Wars, in Aa. Vv., Living Force Anthology, Yavin4 Edizioni, Reggio Emilia, 2009
Ø Franco Manni, La saga di Harry Potter, in Aa. Vv., Living Force Anthology, Yavin4 Edizioni, Reggio Emilia, 2009
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Ø Franco Manni, Lettera ad un amico della Terra di Mezzo. Guida personale di etica filosofica, Simonelli Editore, Milano, 1996
Ø Clive S. Lewis, I quattro amori: affetto, amicizia, eros, carità, TEA, Milano, 1993
Ø Alessandro Manzoni, Lettera sul Romanticismo al marchese Cesare D'Azeglio, 1823

 

 

 

 

 

 

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