Bresciaoggi

Venerdì 27 marzo 2009, pag. 7

 

 

Voti, maturità a rischio per 1 su 3

 

I docenti: «Così si rischia di scegliere il 6 politico»

Sono allibiti, i professori delle superiori bresciane. E prevedono che la scuola avrà tutto da perdere da una "norma capestro" che arriva a fine anno o quasi.
"Ci mettono nella condizione di fare carte false o bocciare mezza scuola - dice Maurilio Lovatti, storia e filosofia al Copernico -. O non ammettiamo uno che ha 4 in matematica e 8 nelle altre materie, o il quattro lo portiamo a 6. In entrambi i casi è una bella ingiustizia". Centra il problema. Ha fatto due conti e nello scientifico di via Duca degli Abruzzi in passato "circa il 40 per cento degli studenti è stato ammesso alla maturità almeno con una insufficienza". Adesso bisognerà vedere. "È facile che il consiglio di classe passi un cinque a sei, ma anche un tre o un quattro in un contesto buono non dovrebbe escludere dall'esame". E pensare che "prima della riforma della maturità il limite era la media del cinque". DAL GAMBARA, Claudio Bianchi, docente e vicepreside, non si capacita dei tempi. "Facciamo pure finta che si parta da tutti sei - dice -, ma queste cose si dicono ad inizio d'anno". Meglio ancora, "avrebbero potuto aspettare che partisse la riforma dei licei, perchè adesso diventa davvero difficile". Bianchi teme che alcuni colleghi diano il "sei politico". E sarebbe una sconfitta. L'ennesima novità dell'ultima ora "rischia di crearci difficoltà con le famiglie e di far saltare il meccanismo della valutazione - aggiunge Bianchi -, il che è ancora più grave oggi, che le scuole non hanno un centesimo per organizzare i corsi di recupero e sono costrette a ricorrere al fondo d'istituto". Se il Dpr confermasse, dunque, "sarebbe una stangata spaventosa, ma la logica del ministero sembra essere più si stanga e più va bene, tant'è che anche per il cinque in condotta le cose sono molto peggiorate". E la questione dei tempi lascia interdetto pure Francesco Spagnoli, docente all'Itis Castelli. "Se gli studenti devono raggiungere la sufficienza in tutte le materie, devono cambiare modo di rapportarsi allo studio - dice -, perciò dovevano saperlo prima". Perplessa è pure Rossella Perusco del Lunardi. "Un criterio strano e difficile da capire, giacchè nello stesso esame puoi essere promosso anche se sbagli una prova". Tanto strano, che "conviene aspettare il Dpr, prima di pronunciarsi", dice Perusco con prudenza. La speranza muore sempre per ultima. 

MI.VA.

 

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