Maurilio Lovatti
 Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI
 Morcelliana, Brescia 2019, pag. 274, € 25

 

 

Rivista Storica del Socialismo, anno IV, n. 2, ottobre 2019, pp. 208-210

RECENSIONE

La ricerca di autonomia delle ACLI, la conseguente “scelta socialista” e i difficili rapporti con le gerarchie cattoliche che ne derivarono furono un episodio non minore (anche se oggi appare lontano, non solo nel tempo) delle vicende politico-sociali degli anni ’60-70, nelle quali il problema dell’unità politica dei cattolici rivestiva un ruolo centrale. Lovatti lo ricostruisce con cura, basandosi anche su fonti di archivio inedite. Fondate da Achille Grandi nel giugno 1944 con l’appoggio decisivo dell’allora sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Montini, per essere la componente cristiana del sindacato unitario, dopo la scissione sindacale del luglio 1948 e con la nascita della CISL iniziarono a rafforzare le proprie finalità sociali, educative ed assistenziali, raggiungendo alla fine degli anni ’50 oltre settecentomila iscritti, decisivi per eleggere, alle elezioni politiche del 1958, 26 deputati nelle file della DC.
L’ascesa al soglio pontificio di Giovanni XXIII, il nuovo clima conciliare e il primo centro-sinistra fanno da sfondo alla lunga presidenza di Livio Labor (1961-1969), caratterizzata da uno straordinario attivismo e dalla capacità di cogliere i fermenti presenti nella società italiana e nella stessa Chiesa, a partire dalle aperture nei confronti dell’autonomia e della responsabilità dei laici cristiani. Con Labor si rafforzò l’influenza politica delle ACLI e l’appoggio al centro-sinistra, anche se l’entusiasmo iniziale si trasformò rapidamente in delusione, mentre cresceva la sfiducia nella DC, sempre meno capace di attuare con coerenza una politica autenticamente riformista.
Le lotte operaie e studentesche della seconda metà degli anni ’60 lo convinsero vieppiù della necessità di promuovere la creazione di una nuova forza politica «capace di esprimere realmente le esigenze di cambiamento che provenivano dal movimento dei lavoratori» (p. 103). L’8 marzo 1969 fondò quindi, con altri dirigenti aclisti e della CISL ed esponenti della corrente democristiana di Forze nuove e della sinistra socialista, l’Associazione di cultura politica (ACPOL). Precedentemente aveva annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi alla presidenza delle ACLI, contestualmente alla proposta del superamento del tradizionale collateralismo e dell’affermazione del principio del voto libero degli aclisti. L’XI congresso nazionale, che si tenne a Torino nel giugno 1969, vide quindi l’elezione del successore designato dallo stesso Labor, il giovane Emilio Gabaglio, e l’approvazione a larghissima maggioranza della mozione finale. Di fronte a questa svolta emersero con sempre maggiore durezza le perplessità della gerarchia ecclesiastica e della Commissione episcopale italiana, che si accrebbero dopo il consiglio nazionale delle ACLI svoltosi a Vallombrosa dal 27 al 30 agosto 1970 sul tema Movimento operaio, capitalismo, democrazia in cui,
al termine dei lavori, Gabaglio riaffermò la critica del capitalismo, di fronte al quale una scelta socialista e di classe doveva considerarsi compatibile con la coscienza cristiana. L’ “ipotesi socialista” portava inevitabilmente alla fine dell’unità politica dei cattolici, un passo decisamente troppo azzardato, dal punto di vista sia politico sia pastorale, per lo stesso Paolo VI. Dopo una serie di colloqui tra la delegazioni delle ACLI e i vertici della CEI (analizzati con cura dall’autore) si giunse così, il 19 giugno 1971, alla “deplorazione” da parte di Paolo VI, che implicò, oltre al ritiro degli assistenti ecclesiastici e alla cancellazione del contributo economico annuale, anche una spaccatura all’interno delle stesse ACLI (con la scissione del Movimento cristiano lavoratori), sanata solo dopo alcuni anni, attraverso il ripensamento della linea di Gabaglio portato avanti dai suoi successori (Marino Carboni e Domenico Rosati) con il ridimensionamento prima e l’accantonamento poi dell’“ipotesi socialista”, fatta salva la fine del collateralismo con la DC, e la valorizzazione della dimensione educativa e formativa.


Giovanni Scirocco

Maurilio Lovatti
 Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI
 Morcelliana, Brescia 2019, pag. 274, € 25

 

 

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