Maurilio Lovatti
 Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI
 Morcelliana, Brescia 2019, pag. 274, € 25

 

 

 

L'Osservatore Romano, 13 aprile 2019, pag. 5

Un avamposto
in territorio ostile

Giovanni XXIII, Paolo VI e le Acli in un libro di Maurilio Lovatti

 

di Ezio Bolis

 

 

 

«Se le Acli cessassero di esistere, alla classe lavoratrice italiana mancherebbe qualcosa, perché le Acli sono entrate nel vivo del mondo del lavoro italiano, tanto da esserne indissolubili». Così Giovanni Battista Montini, il 21 dicembre 1954, appena eletto arcivescovo di Milano, si rivolgeva alla presidenza centrale delle Acli.

Per molti versi, la storia delle Acli tracciata nel denso saggio di Maurilio Lovatti (Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI, Brescia, Morcelliana, 2019, pagine 274, euro 25) si interseca continuamente con quella del «Papa dei lavoratori», come verrà chiamato Paolo VI. Egli fu tra i primi sostenitori dell’Associazione Cristiana dei Lavoratori Italiani fondata nel 1944 da Achille Grandi: vi vedeva una specie di avamposto in territorio ostile, capace di testimoniare la visione cristiana dell’uomo nel mondo del lavoro.
Sulla base di fonti inedite provenienti da archivi nazionali e privati, il volume dipana minuziosamente i fili del rapporto tra fede e politica, chiarisce il ruolo e le responsabilità dei laici nella Chiesa italiana e mostra l’evoluzione del pensiero sociale cattolico in un arco di tempo che va dalla preparazione del concilio Vaticano II alla sua recezione e applicazione. Anni ricchi di riflessioni e di entusiasmo, ma anche convulsi e problematici.
Una prima pista di indagine riguarda la situazione sociale e politica dell’Italia dal 1958 al 1978, periodo tra i più promettenti e travagliati dell’Italia repubblicana: dal boom economico alla contestazione e al terrorismo. Saldamente ancorata ai valori tradizionali del matrimonio e della famiglia, la società italiana passa velocemente a una cultura molto più “liquida” e secolarizzata. Sotto il profilo politico, la Democrazia Cristiana, il partito di maggioranza che governa dal secondo dopoguerra, lentamente e non senza resistenze, inizia a tessere alleanze con le forze della sinistra moderata. Se fino agli anni Cinquanta le ACLI offrono un convinto sostegno alla “balena bianca” degasperiana e dorotea, esercitando una funzione di stimolo esterno, più tardi subentra una certa delusione che si traduce nella presa di distanza da una DC accusata di poco coraggio nel sostenere le riforme sociali.
Guidate dal presidente Penazzato, nei primi anni Sessanta le Acli spingono per un piano di sviluppo economico attento alle fasce sociali più deboli, anche con il sostegno delle forze socialiste. Linea non condivisa né dal presidente dei vescovi italiani, Giuseppe Siri, né da Luigi Gedda, presidente dell’Azione cattolica. La sintonia si ritrova a metà degli anni Settanta, con il passaggio della segreteria democristiana da Fanfani a Zaccagnini e la “strategia delle larghe intese” sostenuta da Moro, che mira a un coinvolgimento del Partito Comunista nella compagine di governo, pur rifiutando l’ideologia materialistica e immanentista, inconciliabile con i principi di ispirazione cristiana. L’ipotesi del “compromesso storico” tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista viene però bruscamente interrotta dall’assassinio di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse.
Altrettanto stimolante è la prospettiva che rilegge la storia delle Acli in rapporto a quella della Chiesa italiana, che in un ventennio vede avvicendarsi sulla cattedra di San Pietro ben cinque pontefici: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. È la Chiesa che prepara e celebra il concilio Vaticano II, ne incoraggia una capillare recezione, cercando di vincere le resistenze e di frenare gli eccessi. Il magistero sociale di Papa Roncalli suscita grande euforia nelle ACLI, specialmente l’enciclica Mater et magistra del 1961, assai critica verso il liberismo economico, e la Pacem in terris del 1963. Gli ambienti aclisti, inizialmente piuttosto tiepidi verso i lavori del Concilio, ritenuti forse troppo concentrati su questioni strettamente liturgiche o intraecclesiali, grazie all’opera del presidente Livio Labor, si appassionano alle tematiche conciliari, specialmente quelle che riguardano l’autonomia e la responsabilità del laicato e il suo impegno in politica e nell’azione sociale. Lo stesso Labor scrive: «Il Concilio non è stato per noi, come forse per altri, un terremoto: nella casa del Concilio ci siamo trovati subito a nostro agio» (pagina 89).
Con l’enciclica Populorum progressio del 1967, Paolo VI spalanca nuovi orizzonti all’azione degli aclisti, proponendo un’idea di sviluppo delle società umane che non si riduca a semplice crescita economica e stimolandoli a cogliere gli aspetti globali e internazionali della questione sociale. Nella Octogesima adveniens del 1971 Papa Montini, pur ribadendo la condanna dell’ideologia marxista, accetta il principio del pluralismo delle opzioni politiche dei cristiani, tema molto sentito dalle ACLI, che la Conferenza episcopale italiana farà proprio solo nel 1975, con il documento base per il convegno ecclesiale Evangelizzazione e promozione umana. Il convegno, celebrato a Roma nel 1976, segna un riavvicinamento tra posizioni che erano giunte alla soglia della rottura in occasione del referendum del 1974, per l’abrogazione della legge sul divorzio. In quella occasione, alcuni esponenti di spicco delle ACLI si erano schierati dalla parte del “no”, contravvenendo alle indicazioni del magistero. Pur dichiarandosi contrari al divorzio, essi ritenevano sbagliata l’imposizione ai non credenti di una legge basata su argomenti desunti dalla fede.
Utilizzando in modo rigoroso le fonti, con un linguaggio asciutto, che non indulge alla retorica, lo studio di Lovatti mette in luce come le vivaci discussioni dentro le ACLI siano lo specchio dell’intera comunità cristiana che, sollecitata dallo spirito conciliare, si interroga su come ripensare il rapporto con un mondo in rapida trasformazione, come essere fermento evangelico in una società che sta perdendo i riferimenti spirituali, come testimoniare la passione per l’uomo senza svendere la fede in Dio, come lottare contro le ingiustizie economiche e sociali senza assumere criteri di lettura e metodi incompatibili con la prospettiva cristiana.

 

Maurilio Lovatti
 Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI
 Morcelliana, Brescia 2019, pag. 274, € 25

 

 

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