Maurilio Lovatti
 Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI
 Morcelliana, Brescia 2019, pag. 274, € 25

 

 

 

Il Cantiere, aprile 2019, pagg. 18-19

Presentazione dell'ultimo libro di Maurilio Lovatti

di Carlo Garofalo

Con piacere scrivo la recensione dell’ultima fatica storico-letteraria del caro amico Maurilio Lovatti, dal titolo molto impegnativo: Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI, libro edito dalla casa editrice Morcelliana, volume pubblicato in collaborazione con le ACLI Nazionali e con la precisa e accurata prefazione di Roberto Rossini, presidente nazionale delle ACLI.
Il libro percorre un periodo di storia italiana con riferimento soprattutto alle vicende delle ACLI dal 1958 al 1978.
Questi vent’anni, come ricorderanno coloro che li hanno vissuti, hanno visto avvenimenti storici indimenticabili: la morte di Pio XII, l’elezione di Giovanni XXIII (28 ottobre 1958), il Papa di “transizione” che nel suo breve pontificato (1958-1963) riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa Universale, l’elezione di Paolo VI che con saggezza continuò la via tracciata dal suo predecessore.
Sono gli anni in cui si cominciò a passare dalla “Guerra Fredda” alla coesistenza pacifica, proposta da Kruscev e auspicata da Giovanni XXIII; gli anni della presidenza di Kennedy, la crisi di Cuba e l’assassinio del presidente americano. Venne eretto (1961) il muro di Berlino da parte della Germania orientale per impedire la fuga verso l’occidente, erano i terribili anni della guerra del Vietnam (per citare solo alcuni degli avvenimenti più importanti).
Intanto in Italia si assisteva tra il 1958 e il 1963 a un “boom economico” e a un fortissimo sviluppo industriale. Questo tumultuoso sviluppo rese più urgenti le riforme sociali (case, scuole, assistenza). Una parte della DC aprì il dialogo con i socialisti sul programma riformatore. Le forze conservatrici si opposero e nel luglio 1960 andò al governo Tambroni (DC) appoggiato dal MSI. Ma ciò provocò grandi proteste popolari; il governo ricorse alla polizia, causando vari morti, ma fu costretto a dimettersi. Poco dopo Amintore Fanfani e Aldo Moro diedero vita con i socialisti a governi di centro-sinistra. In Italia, fra il 1968 e il 1969, come in molti paesi occidentali, esplose la contestazione al sistema capitalista. Chi non ricorda le manifestazioni studentesche e gli scioperi operai di quei mesi? La contestazione sessantottesca criticava l’autorità, il capitalismo, la democrazia parlamentare, contrapponendo l’esigenza di una rivoluzione sociale, di una democrazia dal basso di tipo assembleare.
Lovatti, nel suo libro curato con la vera pazienza di un ricercatore e con l’impegno che gli è congeniale e che ha dimostrato nei suoi precedenti libri, percorre questi turbolenti vent’anni di storia italiana visti però nella prospettiva delle ACLI e del suo rapporto con la gerarchia ecclesiastica. Le ACLI, fondate nel 1944 da Achille Grandi, nel 1958 potevano contare sulla ragguardevole cifra di 650.000 iscritti; su 104 consiglieri provinciali, 156 consiglieri comunali in città capoluogo, 5.582 negli altri Comuni con ben 613 fra sindaci e assessori. Inoltre, poteva contare su 26 deputati nella lista della DC. Un vero esercito che si affiancava alla gerarchia ecclesiastica con la quale era in stretto contatto e che supportava ogni circolo, fino alla presidenza nazionale, di assistenti spirituali capaci di guidare le coscienze degli iscritti.
L’amico Lovatti percorre, attraverso citazioni e attente analisi dei documenti dell’epoca (fonti inedite, archivi personali e nazionale delle ACLI), questo periodo dandoci un quadro perfetto dell’evoluzione delle ACLI e del loro rapporto con la gerarchia ecclesiastica: dal perfetto sincretismo, fino all’allontanamento e distacco culminante nella “Deplorazione” improvvisa e pesante di Paolo VI nel 1971, essendo presidente Gabaglio. La storia delle ACLI è ricostruita infatti attraverso le presidenze che si sono succedute dal 1958 al 1978 nelle persone di Dino Penazzato (1954-1960) e Ugo Piazzi (1960-1961), presidenti negli anni precedenti il Concilio Vaticano II. Seguono gli anni dell’ottimismo sotto la presidenza Labor (1962-1969) in cui viene aperto il Concilio e papa Giovanni XXIII pubblica l’enciclica Pacem in Terris accolta molto bene dalle ACLI perché in essa vi era una conferma della loro visione dell’azione sociale. L’elezione di Paolo VI (1963) fu un momento di grade gioia perché il papa era considerato ( e lo era stato di fatto) una sorta di “Padre Fondatore” delle ACLI.
Sotto la presidenza Gabaglio (1969-1972) le ACLI manifestarono “l’ipotesi socialista” che portò alla rottura con la CEI culminante nel giugno 1971 con la “Deplorazione” di Paolo VI, ritenuto da tutti “il Papa delle Acli”. La conseguenza immediata fu il ritiro degli assistenti spirituali dall’associazione.
La storia delle ACLI prosegue poi attraverso l’analisi della presidenza Carboni fino al congresso di Firenze (1975). Furono anni caratterizzati da tentativi di distensione e normalizzazione con la CEI. Non furono tuttavia anni facili in quanto nel 1974 fu proposto il referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio, che come è noto, fu confermata.
La storia delle ACLI nel ventennio 1958-1978 termina con la presidenza Rosati (1977-1988). Sono gli anni del compromesso storico e della lotta al terrorismo. Un momento importante è il convegno della CEI che si apre a Roma alla fine dell’ottobre 1976 al quale partecipano vescovi, chierici, laici e tra questi, uomini importanti delle ACLI. A prevalere è la convinzione, sostenuta dallo stesso Paolo VI, che la chiesa, di fronte alla grande eterogeneità delle situazione storiche e sociali non debba proporre soluzioni univoche e predefinite, ma sia legittimo che alcuni cristiani preferiscano agire all’interno di movimenti politici diversi, non ispirati ai valori evangelici, ma non in contrasto con questi, con il proposito di animarli e orientarli con la loro testimonianza cristiana.
Alle ore nove di giovedì 16 marzo 1978, come tristemente tutti ricordiamo, le Brigate Rosse sequestrano Aldo Moro. Il gruppo dirigente delle ACLI manifesta immediatamente la propria disponibilità a contribuire nelle forme concretamente possibili per liberare lo statista democristiano. Rosati riconosce tuttavia che le ACLI, come gran parte dell’opinione pubblica italiana, avevano inizialmente sottovalutato la minaccia terroristica.
La storia delle ACLI analizzata dal Lovatti termina con il XIV Congresso Nazionale tenutosi a Bologna nel giugno del 1978 dove si conferma l’atteggiamento unitario delle ACLI e dal punto di vista politico la loro disponibilità a confrontarsi con il PCI affinché prevalga la linea dell’unificazione nel consenso di fondo ai valori della democrazia e della Costituzione. Di lì a poco Paolo VI morirà.
Il testo, complessivamente di facile lettura, è appassionante e coinvolgente, soprattutto se si è vissuto in quegli anni.
Dobbiamo ringraziare l’amico Lovatti per questa sua ricerca appassionata e precisa, minuziosamente documentata e utile per una maggiore comprensione della nostra storia più recente

Carlo Garofalo


 

 

Il Cantiere, aprile 2019, pagg. 18-19

 

 

Maurilio Lovatti
 Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI
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