GIORNALE DI BRESCIA

Venerdì 19 marzo 2004, pag. 31

 

 

L’EVENTO


UN BRESCIANO A OXFORD RELATORE ALLA CELEBRAZIONE UFFICIALE

Un professore bresciano di filosofia, Maurilio Lovatti, è stato invitato tra i relatori al St Anne’s College di Oxford nella «Conferenza per il terzo centenario della morte di John Locke» (1632-1704; ritratto qui a fianco nella foto), l’autore del «Saggio sull’intelletto umano», 1690, che gettò le basi dell’empirismo. Il docente bresciano parteciperà alla prestigiosa conferenza internazionale promossa dalla British Society for the History of Philosophy, dal 2 al 4 aprile, con una relazione dal titolo «Idee generali e conoscibilità dell’essenza: interpretazioni della teoria lockiana della conoscenza». Lovatti insegna filosofia e storia al Liceo scientifico Copernico di Brescia e collabora con l'Università Cattolica di Brescia, come cultore della materia in filosofia morale e storia della filosofia. Qui gli abbiamo chiesto di parlarci dell’attualità di Locke.

 

 

JOHN LOCKE

 

L’attualità del filosofo maestro di tolleranza

 

 

A Maurilio Lovatti, bresciano invitato a tenere una relazione a Oxford alla Conferenza internazionale per il terzo centenario della morte di John Locke, chiediamo quali contenuti del pensiero del filosofo inglese dell'empirismo, a tre secoli dalla morte, sono ancora attuali. E, ovviamente, che cosa dirà a Oxford, alla riunione della Società britannica della Storia della filosofia.


"Almeno tre ambiti del pensiero di Locke sono ancora attuali e importanti. In primo luogo Locke può essere considerato il padre della concezione liberal-costituzionale dello Stato. Egli ha formulato e difeso con forza la concezione della libertà come diritto fondamentale e inalienabile dell'uomo: la ragione stessa comprende che la libertà d'opinione, di stampa, di parola, il diritto alla vita e alla proprietà sono diritti che appartengono alla natura umana e che quindi lo Stato deve garantire. Uno Stato è giusto solo se vi è separazione ed equilibrio tra i poteri dello Stato stesso: la dottrina della separazione dei poteri, che poi sarà compiutamente formulata da Montesquieu nel '700, è stata proposta e difesa da Locke ed è ancora oggi di grande attualità."


Locke è noto anche come il padre - col coetaneo Spinoza - della moderna concezione di tolleranza. Parrebbe urgente, nel mondo attuale, un po' di tolleranza.


"È proprio il secondo ambito d'attualità di Locke. Anche se storicamente nel '600 il problema della tolleranza era relativo prevalentemente alla libertà religiosa e alla distinzione delle sfere di competenza tra Stato e chiese, le riflessioni del filosofo inglese sulla tolleranza sono ancora interessanti, anche per le ragioni della limitazione del potere dello Stato nei confronti dei diritti dei cittadini: lo Stato non può "imporre" alla persona se non quanto è strettamente necessario per la tutela del bene comune."


Anche il suo empirismo è attuale?


"Dal punto di vista strettamente filosofico, Locke è l'iniziatore della corrente dell'empirismo, che si fonda sulla tesi che tutta la conoscenza deriva dell'esperienza e che confuta ogni dottrina, platonica, neoplatonica o cartesiana, che affermi che l'uomo ha una conoscenza innata di alcune idee. Nonostante la vivace polemica contro l'innatismo, Locke si avvarrà di numerose acquisizioni tratte dal pensiero di Cartesio; anche la stessa nozione di idea come contenuto mentale, che include quindi anche ricordi e immagini sensibili, è cartesiana, così come è cartesiana la centralità delle tematiche gnoseologiche, deputate a svolgere un ruolo fondante per l'intera filosofia."


Su quali dottrine di Locke vi sono significative differenze interpretative tra gli studiosi?


"Le differenze interpretative tra i più autorevoli studiosi di Locke vertono principalmente sulla dottrina della conoscenza esposta nel Saggio sull'intelletto umano del 1690 che, insieme ai due Trattati sul Governo, è l'opera più nota del filosofo inglese. Il Saggio è un'opera molto ampia e complessa, alla quale Locke ha lavorato per quasi vent'anni, dal 1671, e che inevitabilmente risente dell'evoluzione del suo pensiero in quegli anni turbolenti, nei quali prima occupa posizioni di grande potere come segretario di Lord Shaftesbury (leader e fondatore del partito whig, e premier dal 1672 al 1675) e poi di grande difficoltà, con la fuga in Olanda nel 1683 per sfuggire alle persecuzioni del re Carlo II. Gli studiosi, nel compiere una sintesi organica della dottrina della conoscenza di Locke, giungono a conclusioni abbastanza differenziate, attribuendo maggiore importanza ad alcune tesi del Saggio a scapito di altre. Ad esempio, molti autorevoli studiosi tendono ad accentuare le analogie tra il pensiero di Locke e le dottrine convezionalistiche della conoscenza che erano molto diffuse nella filosofia del '600, basti pensare a Hobbes, Mersenne o Gassendi, o addirittura a concezioni strumentaliste della scienza, come quella successivamente formulata da Berkeley - che pure fondava in gran parte il suo empirismo su tesi tratte da Locke - nel De Motu del 1721, mentre altri studiosi, a mio avviso più correttamente, considerano fondamentalmente Locke un realista, nonostante le sue ben note divergenze dalla gnoseologia degli Scolastici."


Locke rompe l'orizzonte cartesiano della scienza: la matematica, la dimostrazione non sono più il modello unico e privilegiato del sapere.


"Con Locke l'esperimento ritrova il ruolo essenziale che Cartesio gli aveva negato. Per lui, grande ammiratore di Newton, la spiegazione meccanica costituisce sempre il modello ideale di una spiegazione scientifica, ma essa di fatto non è sempre possibile, - questa era anche la convinzione di Boyle - e quindi la conoscenza della natura assume un valore solo probabile, essendo raggiunta con procedimento induttivo, a differenza della matematica e dell'etica che sono scienze pienamente dimostrative. Non a caso ricerche e metodo di Boyle influenzano profondamente la concezione lockiana della scienza, specie la dottrina della conoscenza delle sostanze."


Il tema su cui le divergenze sono più forti, tra studiosi d'oggi, rimane l'interpretazione della dottrina dell'astrazione.


"Attualmente gli studiosi più autorevoli, tra cui John Yolton e Michael Ayers, che sarà uno dei relatori al convegno di Oxford per il terzo centenario della morte di Locke, considerano Locke un nominalista, come effettivamente sono nominalisti i grandi filosofi empiristi come Berkeley e Hume."


Lei condivide questa interpretazione?


"Assolutamente no, e a Oxford lo dirò chiaramente, anche se sono consapevole di sostenere una tesi molto minoritaria. Il nominalismo era sorto nel medioevo, in contrapposizione al realismo degli scolastici sulla questione degli universali. I nominalisti ritengono che la mente umana non possa pensare concetti universali, che tutti i nostri contenuti mentali siano individuali (come ad esempio percezioni visive o tattili, ricordi, immagini) e di conseguenza di universale ci sono soltanto i nomi. Diversi passi del secondo libro del Saggio, presi isolatamente, potrebbero avvallare un'interpretazione nominalistica, poiché gli esempi di idee presentati da Locke sono tutti relativi a immagini mentali. Viceversa la dottrina del linguaggio proposta nel terzo libro del Saggio e l'analisi dell'essenza delle idee complesse di sostanza forniscono valide ragioni per sostenere la tesi del concettualismo di Locke."


Cosa cercherà di dimostrare?


"Che, se per Locke le idee astratte sono il tramite che unisce i nomi generali (comuni) con le cose particolari (conosciute per mezzo di idee), è evidente che il tramite non può identificarsi con uno dei due elementi di cui costituisce il collegamento: l'idea astratta non può essere un'idea particolare usata come fosse generale. In altri termini per Locke ciò che determina l'universalità dell'idea astratta non è solo una relazione con più idee particolari, come in Berkeley o in Hume, ma è qualcosa di costitutivo e caratteristico dell'idea stessa: per le idee complesse, è l'essenza nominale che le contraddistingue. Non penso che vi sia qualche palese contraddizione tra gli esempi di astrazione riportati nel libro II e l'ampia teoria del linguaggio svolta nel III libro. Vi è semplicemente una differenza di approccio."


La sua è una posizione del tutto isolata?


"No. Alcuni argomenti a favore di questa tesi si possono trovare negli scritti di R. Aaron, che risalgono agli anni 50, oggi quasi dimenticati. Ho scoperto recentemente che una giovane studiosa, Sally Ferguson dell'Università di Pensacola in Florida, sostiene idee simili, anche se successivamente al mio primo articolo su Locke del 1995, nel quale difendevo l'interpretazione concettualista."


Per concludere, può dirci qualcosa sulla nozione di Locke di identità personale?


"Locke sostanzialmente fa dipendere l'identità personale dall'autocoscienza e dalla consapevolezza della memoria delle esperienze passate. Apparentemente nulla di originale; ma a mio giudizio l'argomentazione nel Saggio (II libro) risulta così complicata e ricca di distinzioni perché Locke è guidato da una duplice preoccupazione: da un lato confutare il dualismo antropologico cartesiano, dall'altro difendere la concezione cristiana dell'immortalità dell'anima. Le sue argomentazioni sull'identità personale hanno influenzato profondamente Hume (e anche Kant) e proprio la critica di Hume all'identità dell'io, che per il filosofo scozzese non può essere dimostrata incontrovertibilmente, costituisce il riferimento principale di molte dispute tra i filosofi analitici contemporanei sul tema dell'identità personale. Vedete com'è attuale, il pensiero di Locke."

 re. c.

 

 

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