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Battaglie Sociali, periodico delle ACLI bresciane, giugno 2025, pag. 10-11
Le tre fedeltà sono il DNA delle ACLI Lavoratori, chiesa, democrazia: per una rilettura Maurilio Lovatti
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Fedeltà ai lavoratori "che ci è facile, che è naturale, perché siamo lavoratori", disse Penazzato. Infatti essendo le ACLI un'associazione di lavoratori, esse intendono in primo luogo operare per difendere gli interessi economici e sociali dei lavoratori, valorizzando tutte le organizzazioni e le associazioni che tendono a tale fine, in particolare in ambito sindacale, sociale e assistenziale; e poiché i lavoratori possono contribuire col proprio lavoro al progresso della società se sono in grado di svolgere con competenza e professionalità le mansioni a loro attribuite, le ACLI valorizzano e curano, direttamente o indirettamente, la formazione professionale e culturale dei lavoratori. La fedeltà alla Chiesa è "dolce e forte e accompagna tutta la nostra vita; è la fedeltà gioiosa che libera e promuove, che rende potente anche la pochezza e sicuro il cammino di là da ogni incertezza" affermò il Presidente. Le ACLI, come organizzazione di lavoratori cristiani, ispirano la loro azione al messaggio evangelico e al magistero della Chiesa, conformando ad essi la propria proposta educativa e il proprio impegno sociale; consapevoli che, nell'attuare l'insegnamento sociale della Chiesa, i laici cristiani contribuiscono consapevolmente, tenendo conto del contesto storico e dell'analisi delle dinamiche economiche, culturali e sociali, all'individuazione delle scelte concrete temporalmente situate, non limitandosi ad eseguire passivamente le indicazioni della gerarchia. Fedeltà alla democrazia: la democrazia è riconosciuta come requisito fondamentale della società politica. Non vi è società giusta se non vi è democrazia ed eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E' da notare che nel magistero della Chiesa la democrazia e il diritto dei cittadini di partecipare attivamente alle scelte della comunità politica sono fatti derivare direttamente dal valore e dalla dignità della persona solo a partire dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII (1963). Si tenga presente che negli anni Cinquanta alcuni regimi del tempo, né democratici, né liberali, come la Spagna franchista, erano considerati Stati cattolici da importanti ed autorevoli settori del mondo cattolico e dell'episcopato. Si comprende dunque il valore di questa tesi aclista, direttamente ispirata al personalismo cristiano di Maritain e Mounier, che anticipa di oltre una decina d'anni gli orientamenti conciliari. Inoltre la democrazia è affermata come metodo per le decisioni interne alle strutture del movimento aclista, dalle strutture di base, come il circolo e il nucleo aziendale, fino agli organismi provinciali e nazionali. Le ACLI costituivano allora l'unica organizzazione cattolica riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa che eleggeva i suoi dirigenti e decideva i propri programmi d'attività con un metodo esclusivamente democratico, mentre i dirigenti dell'Azione Cattolica e di altre associazioni di laici riconosciute dalla Chiesa erano invece nominati dalla gerarchia. Le tre finalità sono dunque una sorta di DNA delle ACLI, operanti fin dalle origini. E' doveroso però chiedersi, a settanta anni di distanza dal maggio del 1955, come le tre finalità abbiamo acquisito oggi nuovi significati e nuove valenze in funzione dell'evoluzione della società e della cultura in questi decenni. La fedeltà ai lavoratori deve attuarsi tenendo conto dell'invecchiamento della società, delle nuove forme di lavoro non dipendente che sono sorte, della precarietà di molti tipi di lavoro, della mobilità internazionale, ecc. Si sono di fatto estinti i nuclei delle ACLI nelle grandi fabbriche, mentre si sono sviluppati nuovi servizi per i lavoratori, che coinvolgono molti più lavoratori e pensionati rispetto al passato. La fedeltà
alla Chiesa, pur rimanendo una costante nella vita e nell'attività
delle ACLI, è stata aggiornata e rinnovata in seguito al Concilio
Vaticano II. Le ACLI aderiscono consapevolmente alle concezioni
ecclesiali e pastorali definite dal Concilio e si impegno a contribuire
alla piena attuazione delle scelte conciliari. Nella loro azione sociale
continuano ad ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa ma, in linea
con gli orientamenti conciliari e con la lettera apostolica Octogesima
adveniens di Paolo VI (1971), ritengono che le scelte per
operare le necessarie trasformazioni sociali, politiche ed economiche
debbano essere individuate e compiute dalle comunità cristiane, "in
comunione con i vescovi e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e
con tutti gli uomini di buona volontà". In conformità
all'insegnamento di Paolo VI, le ACLI ritengono l'impegno politico
e sociale come una delle forme più alte di carità e di conseguenza
considerano il perseguimento della giustizia sociale come finalità
prioritaria della loro azione. La fedeltà ai principi del magistero della
Chiesa impegna le ACLI a diffondere e cercare di attuare quei valori
delineati come prioritari negli ultimi decenni, e sopratutto con
l'insegnamento di Papa Francesco, come la pace e la
salvaguardia del creato, valori che oggi assumono una nuova e più
rilevante centralità. |
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Battaglie Sociali, giugno 2025, pag. 10-11
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