Battaglie Sociali, periodico delle ACLI bresciane, giugno 2025, pag. 10-11

 

Le tre fedeltà sono il DNA delle ACLI

Lavoratori, chiesa, democrazia: per una rilettura

Maurilio Lovatti

 


Il 1 maggio 1955 è una data storica, per le ACLI e per la Chiesa. In occasione del loro decennale, le ACLI offrirono a Pio XII l'occasione di proclamare in piazza San Pietro che la festa del lavoro è anche una festa cristiana. Nel suo discorso agli aclisti, il Pontefice respinse "l'atroce calunnia" di chi accusa la Chiesa di essere alleata col capitalismo contro i lavoratori. In quell'occasione, il presidente nazionale Dino Penazzato (1913-62; presidente ACLI dal 1954 al 1960) proclamò le tre fedeltà delle ACLI: ai lavoratori, alla democrazia e alla Chiesa.

Fedeltà ai lavoratori "che ci è facile, che è naturale, perché siamo lavoratori", disse Penazzato. Infatti essendo le ACLI un'associazione di lavoratori, esse intendono in primo luogo operare per difendere gli interessi economici e sociali dei lavoratori, valorizzando tutte le organizzazioni e le associazioni che tendono a tale fine, in particolare in ambito sindacale, sociale e assistenziale; e poiché i lavoratori possono contribuire col proprio lavoro al progresso della società se sono in grado di svolgere con competenza e professionalità le mansioni a loro attribuite, le ACLI valorizzano e curano, direttamente o indirettamente, la formazione professionale e culturale dei lavoratori.

La fedeltà alla Chiesa è "dolce e forte e accompagna tutta la nostra vita; è la fedeltà gioiosa che libera e promuove, che rende potente anche la pochezza e sicuro il cammino di là da ogni incertezza" affermò il Presidente. Le ACLI, come organizzazione di lavoratori cristiani, ispirano la loro azione al messaggio evangelico e al magistero della Chiesa, conformando ad essi la propria proposta educativa e il proprio impegno sociale; consapevoli che, nell'attuare l'insegnamento sociale della Chiesa, i laici cristiani contribuiscono consapevolmente, tenendo conto del contesto storico e dell'analisi delle dinamiche economiche, culturali e sociali, all'individuazione delle scelte concrete temporalmente situate, non limitandosi ad eseguire passivamente le indicazioni della gerarchia.

Fedeltà alla democrazia: la democrazia è riconosciuta come requisito fondamentale della società politica. Non vi è società giusta se non vi è democrazia ed eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E' da notare che nel magistero della Chiesa la democrazia e il diritto dei cittadini di partecipare attivamente alle scelte della comunità politica sono fatti derivare direttamente dal valore e dalla dignità della persona solo a partire dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII (1963). Si tenga presente che negli anni Cinquanta alcuni regimi del tempo, né democratici, né liberali, come la Spagna franchista, erano considerati Stati cattolici da importanti ed autorevoli settori del mondo cattolico e dell'episcopato. Si comprende dunque il valore di questa tesi aclista, direttamente ispirata al personalismo cristiano di Maritain e Mounier, che anticipa di oltre una decina d'anni gli orientamenti conciliari. Inoltre la democrazia è affermata come metodo per le decisioni interne alle strutture del movimento aclista, dalle strutture di base, come il circolo e il nucleo aziendale, fino agli organismi provinciali e nazionali. Le ACLI costituivano allora l'unica organizzazione cattolica riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa che eleggeva i suoi dirigenti e decideva i propri programmi d'attività con un metodo esclusivamente democratico, mentre i dirigenti dell'Azione Cattolica e di altre associazioni di laici riconosciute dalla Chiesa erano invece nominati dalla gerarchia.

Le tre finalità sono dunque una sorta di DNA delle ACLI, operanti fin dalle origini. E' doveroso però chiedersi, a settanta anni di distanza dal maggio del 1955, come le tre finalità abbiamo acquisito oggi nuovi significati e nuove valenze in funzione dell'evoluzione della società e della cultura in questi decenni.

La fedeltà ai lavoratori deve attuarsi tenendo conto dell'invecchiamento della società, delle nuove forme di lavoro non dipendente che sono sorte, della precarietà di molti tipi di lavoro, della mobilità internazionale, ecc. Si sono di fatto estinti i nuclei delle ACLI nelle grandi fabbriche, mentre si sono sviluppati nuovi servizi per i lavoratori, che coinvolgono molti più lavoratori e pensionati rispetto al passato.

La fedeltà alla Chiesa, pur rimanendo una costante nella vita e nell'attività delle ACLI, è stata aggiornata e rinnovata in seguito al Concilio Vaticano II. Le ACLI aderiscono consapevolmente alle concezioni ecclesiali e pastorali definite dal Concilio e si impegno a contribuire alla piena attuazione delle scelte conciliari. Nella loro azione sociale continuano ad ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa ma, in linea con gli orientamenti conciliari e con la lettera apostolica Octogesima adveniens di Paolo VI (1971), ritengono che le scelte per operare le necessarie trasformazioni sociali, politiche ed economiche debbano essere individuate e compiute dalle comunità cristiane, "in comunione con i vescovi e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà". In conformità all'insegnamento di Paolo VI, le ACLI ritengono l'impegno politico e sociale come una delle forme più alte di carità e di conseguenza considerano il perseguimento della giustizia sociale come finalità prioritaria della loro azione. La fedeltà ai principi del magistero della Chiesa impegna le ACLI a diffondere e cercare di attuare quei valori delineati come prioritari negli ultimi decenni, e sopratutto con l'insegnamento di Papa Francesco, come la pace e la salvaguardia del creato, valori che oggi assumono una nuova e più rilevante centralità.

La fedeltà alla democrazia è verosimilmente quella che ha necessitato di una maggiore rielaborazione. Fin dagli anni Ottanta le ACLI hanno messo al centro della loro azione la società civile, intesa come insieme di associazioni culturali, ricreative, sportive, assistenziali, di volontariato e promozione sociale, di vicinato e così via. Pertanto le ACLI sono impegnate a difenderne l'autonomia rispetto alle istituzioni e al sistema dei partiti politici e ritengono che sia dovere dello Stato incentivare e sostenere l'associazionismo e in particolare il cosiddetto Terzo Settore (cioè l’insieme degli enti privati che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività di interesse generale).
Le ACLI favoriscono e sostengono le iniziative emergenti dalla società civile per riformare la politica, valorizzano e appoggiano ogni iniziativa che possa ampliare le possibilità di partecipazione dei cittadini e delle loro libere associazioni alla gestione della cosa pubblica. Nel nuovo millennio l'esigenza di ampliare la partecipazione è divenuta ancor più indispensabile per difendere e rafforzare la democrazia e contrastare le derive populiste. Si è compreso che la democrazia non è necessariamente una conquista irreversibile, ma va difesa e rafforzata quotidianamente con l'impegno sociale e la partecipazione.

 

Battaglie Sociali, giugno 2025, pag. 10-11

 

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